«Il fiume Indo è una bomba ad orologeria che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento, facendo crescere il deficit delle risorse idriche nella regione e causando irreparabili cambiamenti climatici», ha spiegato il direttore dell’Istituto delle risorse idriche dell’Onu di Hamilton (Canada) Vladimir Smakhtin.

Il conflitto per le risorse idriche nel subcontinente indiano, come sottolinea Smakhtin, si è inasprito negli ultimi anni. Alcuni mesi fa l’India aveva annunciato la sospensione dell’attività della Commissione bilaterale permanente sul fiume Indo che regolava lo sfruttamento delle acque del fiume tra India e Pakistan dal 1960.

Nel quadro di questo accordo l’India ha ottenuto il diritto di sfruttamento delle acque dei tre affluenti orientali dell’Indo, mentre il Pakistan quelle dei due affluenti occidentali.

Questo accordo serve a scongiurare il rischio che Nuova Delhi possa privare il Pakistan dello sfruttamento delle acque degli affluenti dell’Indo che scorrono sul territorio indiano, nel caso in cui fosse scoppiato un conflitto tra i due paesi.

A settembre di quest’anno il governo indiano per la prima volta ha manifestato l’intenzione di revisionare tale accordo o di recedere da esso.Islamabad, dal canto suo, ha annunciato che sarebbe un’azione ostile da parte di Nuova Delhi e considerata come «un atto di dichiarazione di guerra».

Gli esperti dell’università delle Nazioni Unite hanno analizzato la situazione e hanno concluso che la carenza di acqua potabile nel subcontinente indiano è un problema piuttosto serio e che l’assenza di cooperazione tra India e Pakistan potrebbe portare i due paesi allo scontro armato.

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