La risoluzione approvata dal Parlamento europeo è estremamente grave e contribuisce ad incrementare le tensioni con la Russia.

La risoluzione, approvata da 304 eurodeputati, sulla presunta “propaganda” russa contro l’Ue è estremamente grave e fomenta ulteriormente le tensioni euro-russe. Si tratta di una risoluzione neomaccartista verniciata da un’ipocrita passione “liberale” e “democratica” che vede una sorta di rete di propaganda orchestrata dal Cremlino finalizzata a scardinare la stabilità europea.

In una fase storica complessa, anziché favorire un processo di distensione con la Federazione Russa, si alimenta un pericoloso clima russofobo, obbedendo alle richieste dei paesi più atlantisti e antirussi dell’Ue. Si mette in discussione la libertà di espressione, chiedendo “iniziative giuridiche” contro la “disinformazione” (alla faccia della libertà di espressione!). Chissà, magari chi si oppone alle sanzioni contro la Russia o si permette di criticare il golpe di Majdan (o dovremo chiamarla per forza “rivoluzione”?)  sarà considerato un pericoloso nemico dell’informazione “corretta”. E’ un “propagandista” anche chi parla di pressione della Nato ai confini russi o chi si ostina addirittura a pensare che lo scudo antimissile non è rivolto contro l’Iran ma contro la Federazione Russa? Affermare che anche la Russia ha degli imperativi strategici (molto più ridotti di quelli statunitensi) che vanno tenuti in considerazione è certamente propaganda…

Anziché chiederci quale debba essere il ruolo dei paesi europei in un mondo in profondo cambiamento post-unipolare, si approva una risoluzione irrispettosa ed offensiva verso una rinascente potenza mondiale con cui è importante e necessario convivere in modo pacifico. Ma la cosa più vergognosa della risoluzione è il fatto che la cosiddetta “propaganda” russa viene sostanzialmente messa sullo stesso piano della propaganda dell’Isis, compiendo un’operazione intellettualmente disonesta ed estremamente pericolosa. La Russia è un paese in prima linea nella lotta al terrorismo sia al suo interno che all’esterno, nonché un attore di primo piano nelle trattative riguardanti il conflitto siriano. Una risoluzione del genere ignora e delegittima il ruolo internazionale della Russia, compiendo – in questo caso sì – un’operazione di bassa propaganda. E’ evidente che l’intento primario della risoluzione è di attaccare la Russia e i media “incriminati” creando un nemico immaginario (la Russia e i suoi pericolosi sostenitori) da accomunare – anche se non è detto esplicitamente – con la propaganda del terrorismo internazionale.

Non rendersi conto della gravità di una simile risoluzione – al di là delle proprie posizioni sulla politica russa – sarebbe un errore gravissimo e vorrebbe dire rinunciare al minimo buonsenso. Curioso è che contemporaneamente si tace della repressione politica in Ucraina (ad esempio nei confronti del Partito Comunista di Ucraina), dove contemporaneamente vengono riabilitati i collaborazionisti dei nazisti;  si attribuisce però ogni sorta di male alla riappropriazione russa della Crimea (o forse per non essere un propagandista – in spregio alla storia – sono obbligato a scrivere “annessione”?). L’Occidente, che ha tuonato in difesa del diritto internazionale nel caso della Crimea, è solito rispettare questa branca del diritto a giorni alterni ma poco importa, evidentemente “noi” euro-atlantici siamo in grado di discernere sempre  il bene del male e il vero dal falso. Prendiamo in considerazione la guerra contro la Libia del 2011, condotta in pieno bombardamento multimediale prima ancora che militare: una plateale operazione di falsificazione della realtà e indirizzamento dell’opinione pubblica che ha portato ad una delle operazioni militari più disastrose degli ultimi anni dopo la guerra in Iraq. Adesso si dice però che è stato un tragico “errore” e che bisognava agire diversamente (Obama stesso lo ha definito uno sbaglio…). Dietro questo attacco bilioso verso la Russia si nasconde l’inconsistenza di una classe politica irresponsabile che sta portando l’Europa (ma è impossibile parlare di un’Europa politica) al naufragio economico e geopolitico.

di Federico La Mattina

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