Dopo il crollo dell’Unione Sovietica gli Stati Uniti sono diventati il leader mondiale indiscusso e il sogno americano un modello da imitare a tutti i costi. Nella realtà multipolare di oggi però e con il ritorno della Russia sull’arena internazionale, gli Stati Uniti non sono più i padroni del mondo.

Secondo il sondaggio Sputnik.Opinioni, la maggioranza degli abitanti di Germania, Francia e Italia ritiene che gli Stati Uniti non abbiano gestito al meglio il ruolo di leader mondiale dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica del 1991.

Dopo venticinque anni il mondo è cambiato e anche i suoi assetti geopolitici, oggi siamo di fronte ad un nuovo ordine mondiale, anche se probabilmente non tutti se ne sono accorti. Sull’arena internazionale la Russia, come anche la Cina, hanno un peso sempre maggiore, un mondo multipolare però non va a genio a diverse élites occidentali.

Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Gennaro Sangiuliano, vice direttore del TG1, giornalista e scrittore, autore del libro best seller in cima alle classifiche in Italia “Putin, vita di uno zar” (edito da Mondadori).  — Gennaro Sangiuliano, gli Stati Uniti dopo il crollo dell’Unione Sovietica sono riusciti a mantenere il ruolo di leader mondiale a suo avviso? — All’indomani della caduta del muro di Berlino un politologo americano di origine giapponese, Francis Fukuyama, disse che la storia del mondo era finita con il successo del modello liberal democratico. È avvenuto invece esattamente il contrario, perché la storia si è rimessa pesantemente in moto, la storia è sempre in marcia, è qualcosa di inarrestabile. Quando è crollata l’Unione Sovietica secondo me è crollato anche l’esatto opposto dell’Unione Sovietica, cioè il modello turbo capitalistico, ce ne siamo accorti solamente un ventennio dopo con la crisi finanziaria dei Lehman Brothers. Per avere due immagini, secondo me la caduta del muro di Berlino sta alla pari con la caduta di Lehman Brothers a New York. Vediamo da una parte il fallimento del modello marxista, dall’altra parte il fallimento del modello turbo capitalista, che ci ha messo più tempo a crollare, perché per un ventennio si è drogato con la finanza. — Com’è cambiato il ruolo degli Stati Uniti? — Gli Stati Uniti hanno mantenuto una posizione egemone da un punto di vista militare diplomatico, però gli americani hanno perso il predominio culturale che avevano avuto nel ‘900, quando l’America si presentava al mondo come il modello della libertà, si parlava del sogno americano, della vita americana. Secondo me quest’aspetto l’hanno perso, il mondo inoltre a mio avviso dovrebbe andare verso il policentrismo.

Sta accadendo anche una cosa molto curiosa: in questo momento storico la Russia di Putin sta lei difendendo quelli che erano i valori dell’Occidente. Può sembrare un paradosso, ma alcuni valori tradizionali delle società europee, come per esempio il valore della famiglia, del merito, della cristianità, oggi sono più tutelati dalla Russia che nel resto dell’Occidente. Putin appare a molti europei molto più vicino di Obama.

— La Russia è tornata sull’arena internazionale e questo dà fastidio evidentemente agli Stati Uniti. Qual è il ruolo della Russia oggi a suo avviso? — Innanzitutto bisogna fare una premessa culturale. Gli occidentali a volte guardano con sufficienza la Russia, ma dimenticano che questo Paese per esempio ha dato la più importante letteratura mondiale, quella che ha influenzato moltissimo anche il pensiero occidentale. Ognuno di noi è in debito con Dostoevskij, Tolstoj, Gogol’. Parliamo di una cultura straordinaria, la Russia ha dato matematici, economisti, grandi personaggi nella medicina e nelle scienze esatte. La Russia effettivamente ha sempre avuto il binomio eurasiatico, ha guardato sempre all’Europa e anche all’Asia, ma alla fine la sua cultura è profondamente europea.

Io non generalizzerei, la Russia non dà fastidio a tutti, dà fastidio ad alcune élites degli Stati Uniti. Quest’estate ho fatto un lungo viaggio negli Stati Uniti, ho percorso tutta la Route 66. A me come giornalista piace molto parlare con la gente comune, con la gente umile, con l’operaio, con la cassiera. L’americano che ha votato Trump, non ha alcun pregiudizio nei confronti della Russia. Il pregiudizio c’è stato da parte di certe élites, di cui Hillary Clinton era espressione. Io le chiamo “élites pedagogiche”, cioè quelle che pensano di avere un modello perfetto e lo vogliono imporre agli altri.

— Nel contesto geopolitico il mondo da unipolare si sta trasformando in multipolare. Possiamo dire che è una realtà difficile da accettare dagli Stati Uniti? — È un mondo più articolato, la pluralità è la ricchezza del mondo. Oggi secondo me la vera dittatura è il politicamente corretto, che vuole esporre un pensiero unico ed è un pensiero prodotto da alcune élites americane, francesi e altre secondo cui il mondo deve essere tutto uguale. Quando Putin ha fatto nel 2015 le commemorazioni dei 70 anni dalla vittoria contro il nazifascismo, sulla Parata della Piazza Rossa si vedono Putin, il leader cinese Xi Jinping e il presidente indiano Modi. Ebbene quella fotografia rappresentava la metà dell’umanità, 3 miliardi di individui. Il mondo multipolare è un mondo dove ci devono essere gli Stati Uniti, la Russia, l’Europa Occidentale, la Cina, l’India, il Giappone e l’America Latina, che ha una sua cultura particolare. — Secondo lei con Donald Trump c’è la possibilità che fra Russia e Stati Uniti ci si metta d’accordo sulla Siria, ma anche su altri dossier internazionali? — Storicamente i repubblicani sono sempre andati d’accordo di più con i russi che i democratici, perché i repubblicani sono pragmatici, i democratici hanno delle idee utopiche e la presunzione di esportare in tutto il mondo la democrazia come la intendono loro, non quella vera. All’epoca dello scandalo di Nixon del Watergate, Leonid Brezhnev diceva che il Watergate fosse un complotto contro l’Unione Sovietica, perché Nixon era visto come un amico dei russi. Io penso che ora l’accordo ci sarà, innanzitutto perché le grandi relazioni internazionali sono fatte anche di simpatie, è inutile negarlo. La Clinton aveva proprio un odio personale viscerale nei confronti di Putin, anche al di là di ciò che pensavano i suoi stretti collaboratori. Credo che la Clinton nella sua agenda avesse addirittura un sovvertimento dello status politico della Russia.

Trump ha simpatia per Putin, l’ha detto più volte. Inoltre Trump è un uomo d’affari, è un pragmatico e quindi a mio avviso ha tutti gli interessi perché i rapporti si normalizzino e ci sia collaborazione sulla Siria e su altre questioni come l’Ucraina.

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