Oligarchi e Nato sono gli unici a gioire nell’inverno ucraino; svaniti i sogni bugiardi di Jevromaidan, la gente fa i conti con una crisi che ha distrutto l’economia (dal 2013 ad oggi il Pil è sceso da 181 a 80 Mld di dollari), ha fatto esplodere la disoccupazione (quella reale, non quella favoleggiata dal Fmi per giustificare i prestiti, secondo autorevoli fonti ucraine viaggia al 30%) ed ha messo le ali all’inflazione che divora stipendi sempre più magri.

È un Paese intero che cola a picco, messo all’asta dal piano di privatizzazioni selvagge gestito da Usaid, un’Agenzia statunitense, che sta facendo la gioia degli oligarchi e delle multinazionali felici di comprare a prezzi di liquidazione i pezzi pregiati di una Nazione ormai nel baratro.

Un piano imposto nel settembre scorso dal Fmi, quale contropartita dei prestiti che tengono a malapena in vita la disastrata economia ucraina, che prevede la (s)vendita di 450 aziende statali, il cuore del Paese: banche, settore minerario, elettrico, chimico, agricolo, laboratori di ricerca, meccanica di precisione, costruzioni ed ovviamente sanità finiranno tutti in pasto agli speculatori insieme ai loro disgraziati dipendenti.

Una colossale liquidazione a prezzi meno che stracciati, destinata ad arricchire enormemente il centinaio di oligarchi che controllano già l’intera economia (e la politica), e di quelle multinazionali che sorridono al pensiero d’invadere l’Europa con prodotti a basso costo e una tale prospettiva di utili da bilanciare ampiamente il rischio Paese.

Un Paese della cuccagna dove la corruzione, dopo la mitica Jevromaidan, invece di diminuire come promesso è esplosa esponenzialmente, mettendo in imbarazzo perfino i padrini occidentali. Un Paese che piuttosto che acquistare direttamente il gas russo da Gazprom, preferisce comprarlo (il medesimo) dalla Ue a prezzi enormemente maggiorati ed aumentati anche da tutte le “commissioni” e “creste” per i vari passaggi, gestiti per intero dagli oligarchi. Il tutto con l’avallo della Banca Mondiale che finisce per finanziare questa truffa colossale, in nome dell’indipendenza dalla Russia.

Un andazzo folle, con cui un pugno di famiglie si sta spartendo quanto resta del Paese e delle sue ricchezze. Un andazzo che trova nella guerra e nella contrapposizione con la Russia la sua perfetta giustificazione. E’ in nome di esse che Nato, Istituzioni internazionali e Governi manovrati da Washington coprono ogni cosa e appoggiano senza riserve una banda di oligarchi, con cui sono felici anche di fare affari, il tutto sulle spalle di un Popolo sempre più stanco, e a cui, in nome della solita “austerità”, sta per essere cancellato ogni residuo di Stato Sociale.

È la guerra ad aver costruito le fortune di tanti, sia economiche che politiche, ed è per questo che la pace, l’applicazione vera degli accordi di Minsk, non la vuole nessuno tra quelli che compongono l’attuale gruppo dirigente ucraino. Gente come Dmytro Yarosh, fondatore di Pravy Sector, divenuto consigliere del ministro della Difesa e potente uomo politico, o i vertici del vari “battaglioni” di milizie come l’Azov, non si rassegneranno mai ad una pace che li seppellirebbe.

E meno che mai l’accetterebbero gli oligarchi capeggiati proprio da Poroshenko, che dalla guerra traggono denaro, potere e appoggi internazionali. Sono loro ad essere i migliori alleati della Nato e della sua politica di continue provocazioni per attizzare la tensione nel Donbass.

Per tutti questi, che aspettavano Hillary Clinton e il suo “interventismo democratico” contro Mosca, l’elezione di Trump è stato un trauma, ed ora attendono con trepidazione quale orientamento prenderà nei fatti la nuova Amministrazione.

Di qui, di conserva con circoli Nato e del Pentagono visceralmente (e interessatamente) ostili alla Russia, il tentativo di continuare a provocare il Cremlino, nella speranza di suscitare un incidente che forzi la mano al nuovo inquilino della Casa Bianca. È in questa chiave che vanno viste le recenti esercitazioni missilistiche a ridosso della Crimea messe in atto da Kiev; ma Mosca non ha abboccato ai 16(!) lanci di missili S-300 effettuati dai militari ucraini a 30 km dallo spazio aereo russo il 1° dicembre scorso.

In verità, con una popolazione ormai all’esasperazione ed una situazione economica peggio che disastrosa, un eventuale disgelo fra Trump e Putin sarebbe disastroso per la casta di oligarchi capitanata da Poroshenko, che diverrebbe inutile per la Casa Bianca, il suo sponsor principale.

Perduto l’appoggio di Washington, per Poroshenko suonerebbe la campana di un’uscita di scena, come pure per diversi degli oligarchi che hanno fin qui dissanguato l’Ucraina e il suo Popolo.

di Salvo Ardizzone

NON PERDERE I NOSTRI ARTICOLI. METTI UN LIKE