I bambini sono usati come messaggeri, combattenti, facchini, cuochi e spie, mentre le bambine sono abusate e violate. In comune hanno un’infanzia negata e la violazione di qualsiasi diritto.

Sono i dati Unicef a mostrare un quadro inquietante della condizione che i minori vivono nelle zone in cui sono in corso conflitti.

Il problema è più grave è sicuramente quello africano, ma non sono immuni dal fenomeno anche Asia e America che reclutano minori nelle forze armate. Bambini e adolescenti dagli 8 ai 16 anni che vivono tra munizioni e armi, trattati brutalmente e puniti al pari degli adulti.

Anche le bambine sono reclutate e soggette a stupro e violenze sessuali, in Etiopia secondo le stime, formano il 30% delle forze di opposizione armata. Nel Sud Sudan, nel 2016 sono stati reclutati 1300 minori e dall’inizio del conflitto oltre 17mila.

Nello stesso paese, a queste vanno aggiunte altre drammatiche cifre: 2.342 i minori uccisi o mutilati, 3.090 quelli rapiti, 1.130 quelli vittime di abusi sessuali.

I bambini si ritrovano così a maneggiare armi automatiche e leggere, non chiedono soldi, sono facilmente malleabili nell’addestramento, hanno l’incoscienza del pericolo legata alla loro età. Per questo, fanno gola agli eserciti che durante il reclutamento distruggono i documenti in cui viene svelata la loro vera età.

Succede poi che alcuni si arruolano come volontari, per esempio nelle Repubblica Democratica del Congo. Sono per la maggior parte delle volte orfani e ragazzi di strada che vedono l’entrata nell’esercito come un’alternativa o ancora bambini che si sacrificano per evitare che vengano inflitte violenze alle loro famiglie.

“Non possiamo aspettare la pace per aiutare i bambini intrappolati nelle guerre. Dobbiamo investire in interventi concreti per tenerli lontani dalle linee di combattimento, soprattutto attraverso l’istruzione e il sostegno economico alle famiglie” afferma il presidente dell’Unicef Italia, Giacomo Guerrera.

Da anni, l’Unicef promuove interventi per i minori e nel 2015 è riuscito a far rilasciare più di 10mila bambini da forze o gruppi armati, contribuendo a reintegrare in famiglia e nella società circa 8mila di loro.

Ma sono ancora tantissimi coloro che rimangono vittime o sono testimoni di indicibili crudeltà.

I paesi in cui ci sono bambini soldato

  • Afghanistan. I bambini sono reclutati e utilizzati come attentatori per suicidi, fabbricazione di armi e trasporto di esplosivi sia dai talebani che dalla Haqqani Network.
  • Repubblica Democratica del Congo. I bambini dagli otto anni in su e a volte anche da prima vengono reclutati come combattenti, cuochi o facchini. Le bambine usate come schiave sessuali.
  • Iraq e Siria. I bambini sono le vittime dei gruppi armati e dell’Isis, sono addestrati militarmente, presidiano posti di blocco, sorvegliano punti strategici. Sono utilizzati come attentatori suicidi e assistono alle esecuzioni.
  • Sud Sudan. Nel 2016 sono stati reclutati 1300 minori e dall’inizio del conflitto oltre 17mila. A queste vanno aggiunte altre drammatiche cifre: 2.342 i minori uccisi o mutilati, 3.090 quelli rapiti, 1.130 quelli vittime di abusi sessuali.
  • Repubblica Centrafricana. A otto anni i bambini sono reclutati e utilizzati da tutte le parti coinvolte nel conflitto, per prendere parte direttamente alle violenze etniche e religiose.
  • Ci sono ancora Colombia e parecchie zone dell’America Latina e la maggior parte degli stati africani.

Dominella Trunfio – GreenMe

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