Una colossale fake news costata al presidente Evo Morales la sconfitta in un referendum costituzionale. Questo è quanto accadde in Bolivia il 21 febbraio dell’anno passato quando fu celebrato un referendum – proposto dai movimenti sociali – per approvare o meno una parziale riforma costituzionale che avrebbe consentito una quarta ricandidatura al primo presidente indigeno della nazione andina.

Oltre 6,5 milioni di boliviani furono chiamati alle urne nel bel mezzo di una vera e propria campagna sporca che aveva l’obiettivo di infangare i 10 anni di gestione del presidente Evo Morales.

Irruppe sulla scena l’ex compagna del presidente Morales, la quale affermò di avere avuto un figlio dal presidente e che questa circostanza le avrebbe permesso di godere di svariati favori. Successivamente venne scoperto che questo fantomatico figlio, semplicemente, non è mai esistito.

Come rivelato dall’agenzia di stampa ABI, la vicenda fu montata da Carlos Valverde, ex capo dei servizi segreti boliviani al principio degli anni 90’ «divenuto un giornalista e fervente oppositore di Morales e del suo governo progressista». Valverde denunciò che Morales aveva un figlio nato dalla relazione con Gabriela Zapata e questa circostanza sarebbe stata utilizzata dalla donna per fare buoni affari.

Gabriela Zapata, rivelò in seguito che preparano appositamente per lei una sorta di ‘sceneggiatura’ da recitare in occasione della sua apparizione davanti all’Assemblea Legislativa.

Dunque, una colossale fake news è costata una sconfitta di misura al referendum ad Evo Morales. Indignazione, in questo caso, non ne abbiamo registrata. Evidentemente ci sono fake news di serie A e altre di serie B. Quelle funzionali al sistema sono e saranno sempre ben accette.

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