Niente prove dell’attacco con armi chimiche dell’esercito siriano a Idlib. Ancora una volta, fonte della ‘verità’ è il c.d. Osservatorio siriano dei diritti umani

di Giampiero Venturi.

Non ci sono prove dell’attacco con armi chimiche perpetrato dall’esercito siriano sulla città di Idlib. Ancora una volta la fonte della “verità” è il cosiddetto Osservatorio siriano dei diritti umani (v.articolo), che dietro l’orpello degli scopi filantropici è un’organizzazione politica vicina al fronte ribelle anti Assad con sede in Gran Bretagna.

L’attacco mediatico campeggia su nove colonne su tutti i giornali occidentali e sta ottenendo uno scopo duplice:

– offuscare l’attentato islamista di San Pietroburgo, che dopo solo 24 ore sparisce dalle prime pagine;

– colpire l’immagine del governo di Assad che in Siria sta vincendo la guerra.

I due obiettivi sono intrecciati. Il mainstream politico non poteva permettersi che Putin diventasse vittima proprio nel momento di maggiore concentrazione mediatica contro Mosca. Appena avuta notizia dell’attentato alla metro di San Pietroburgo, il presidente Trump ha offerto telefonicamente a Putin la collaborazione USA nella lotta al terrorismo (che in sordina già esiste). Il primo scenario su cui questo asse sta avendo effetti è proprio la Siria, sia sul fronte anti ISIS, sia su quello anti ribelli islamisti. In particolare come segnalato da Difesa Online (v.articolo) è proprio il fronte di Hama-Idlib quello dove le milizie integraliste anti Assad sono più forti e dove si combatterà la battaglia decisiva per il governo di Damasco. Cosa c’è di meglio quindi che una bomba da lanciare all’opinione pubblica mondiale per ricordare a chi tocca il ruolo del cattivo?

Ovviamente l’uso cinico e strumentale del conteggio dei bambini fa parte della velina. Non è la prima volta che succede. A ridosso della liberazione di Aleppo dalle milizie jihadiste, gli allarmi contro l’uso di armi non convenzionali (mai provati) si susseguivano. Con incredibile tempismo venivano bombardati decine di ospedali, addirittura più di quanti ce ne fossero. Nemmeno a dirlo i responsabili erano sempre siriani e russi, e anche in quel caso la fonte era l’Osservatorio siriano dei diritti umani… Le Nazioni Unite con incredibile solerzia e senza indagare sulla veridicità delle notizie, si sono mosse con una mozione.

A meno di un giorno dalla diffusione della voce sulle armi chimiche, Damasco e i suoi alleati tornano quindi sul banco internazionale degli imputati. Fare leva sui morti civili in Siria è come parlare di eccesso di velocità in Formula 1: tecnicamente non ha senso, soprattutto se non avvalorato da prove. Farlo a senso unico però diventa un modo speciosamente politico di fare “informazione”. Le ultime news da fonti locali parlano ad esempio di un attacco siriano ad un arsenale ribelle. Le armi chimiche sarebbero degli islamisti quindi e non dei governativi.

C’è in atto una grande campagna mediatica tesa a mettere zizzania tra Washington e il Cremlino. Il possibile asse Trump-Putin toglie il sonno a molti.

Fonte: Difesa On line

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