L’America di Trump alla ricerca di risorse da “risucchiare” agli altri per mantenere il suo status di superpotenza

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di Luciano Lago

Nel tracciare un bilancio del giro fatto da Trump in Medio Oriente e poi in Europa,
il giornale web Global Times (edito in Cina),  in un suo editoriale, riferendosi al discorso fatto da Trump al G7, afferma che” la NATO ha spezzato il cuore dell’Europa” (Trump NATO speech breaks Europe’s heart )
..e si argomenta che ” Trump adesso vorrebbe trasformare la NATO in una sorta di corporation con una prospettiva propria più di un grande imprenditore che non di un politico” e questo accade quando la situazione politica e militare in Europa risulta oggi totalmente diversa rispetto al periodo della Guerra Fredda e la minaccia di Mosca è meno reale e la Russia non è più un rivale globale degli USA, motivo per cui il valore della NATO per gli USA è declinante e l’organizzazione dell’Alleanza Atlantica si è trasformata essenzialmente in uno strumento per mantenere l’ordine europeo sulla base degli interessi di Washington.

Il Global Times conclude che “altra cosa è che Trump possa vincere la partita“, visto che “molte forze non riconoscono il suo gioco di carte e, nel loro insieme, sono quelle che possiedono il grande capitale e la possibilità di rabbonire l’irruento presidente.
Secondo alcuni osservatori, dalla sua confusione mentale, Trump si è trasformato in una macchina per risucchiare denaro altrui, in particolar modo con gli alleati, dal Messico alla Germania.
Lo scontro apparente tra il presidente Trump e la cancelliera tedesca Merkel è stato costante su tre temi cruciali: La Russia, il cambiamento climatico ed il commercio.

Circa la Russia, il consigliere economico della Casa Bianca, l’israel statunitense Gary Cohn, già direttore della Goldman Sachs, ha confessato che Trump stava valutando l’opzione di “togliere le sanzioni alla Russia”, cosa che entra in urto con la posizione europea più radicale che è rappresentata dalla Germania. Sembra strano che una decisione di Trump debba scontrarsi con la posizione preconcetta della Germania della Merkel, visto che questa ha fatto delle sanzioni contro la Russia e della condanna dell’espansionismo di Mosca, il leit motiv della sua politica estera.

Quanto al cambio climatico, con le ultime decisioni di Washington di uscire unilateralmente dagli accordi di Parigi, si è visto come sia stata determinata la posizione di Trump dal salvaguardare interessi industriali americani e dal voler essere coerente su questa tematica con quanto dichiarato nel suo programma presidenziale.
D’altra parte Trump non può non tenere contro degli interessi della lobby dei petrolieri, fortissima negli USA, che si aspettava decisioni in merito circa la deregolamentazione delle attività estrattive al fine di incrementare i suoi lucrosi profitti.

Vugnetta contro il G7

I clamori e le polemiche suscitati dalle esternazioni di Trump su queste tematiche non devono ingannare : in realtà i lamenti della Merkel  (“l’Europa non può più contare sull’America”) seguiti da quelli degli altri governanti della “palude europea” , sono diretti ai veri referenti della cancelliera che si trovano in quello Stato Profondo (the “Deep State”) che è il vero potere che guida le decisioni di Washington e che oggi tiene sospeso Trump, in ostaggio con la prospettiva di una eventuale processo di Impeachment.
Trump aveva deciso di ingraziarsi questi settori del Deep State e per questo ha cambiato di 180 gradi le sue posizioni in politica estera, consolidando con il suo viaggio a Rijad l’alleanza degli USA con l’Arabia Saudita e con i paesi arabi sunniti, sottoscrivendo grandi contratti di armi con i sauditi (130mila milioni di dollari) e dichiarando aperta le prossima campagna di guerra contro la Siria e l’Iran.

Una vera “musica” per le orecchie dei settori della possente lobby dell’apparato industriale/militare USA che ha il maggiore peso nell’establishment di Washington assieme alla lobby sionista.

Appare chiaro che Trump vuole “risucchiare” risorse anche dall’Europa ed in particolare dalla Germania, cui rimprovera l’enorme surplus di export ottenuto grazie all’euro ed alla sua politica di prevaricazione in Europa che ha sbaragliato di fatto i suoi partners e concorrenti europei (Italia in primis).
Con la nuova impostazione “succhia soldi” di Trump, incluso l’aumento delle spese per la Difesa nella NATO, l’Europa rimane senza bussola, incerta se seguire la Germania nella sua apparente manifestazione di autonomia (contraddittoria visti i vincoli di Berlino con Washinton) o rimanere ancorata con lo Zio Sam e sopportarne la “tracotanza imperiale”. Nel frattempo Vlady Putin aspetta al varco i paesi europei che manifestano inquietudine e desiderio di affrancarsi dalla tutela tedesca o statunitense: la Russia si offre come partner e fornitore di energia e materie prime a buon mercato.

Proteste contro il G7

Quello che sembra ormai piuttosto evidente è il fatto che gli USA sono una super potenza economica in declino ed hanno necessità di farsi finanziare dall’esterno per fare fronte al loro enorme deficit e per sostenere  il costo sempre più mastodontico del loro apparato militare/industriale che assorbe la gran parte del PIL statunitense.
Secondo quanto scriveva Patrick Buchanan: ” Nessuna Nazione ha mai sperimentato una discesa di potere tanto rapida come quella degli USA”.

Tuttavia, oltre alle ragioni geopolitiche esposte dal Buchanan,  esiste un motivo più profondo per quello che è il declino americano, non si tratta solo di scelte sbagliate adottate in politica estera e le guerre disastrose che gli USA hanno condotto in Asia e Medio Oriente, piuttosto si evidenzia che il “sistema americano” non è più visto come qualcosa di positivo e sembra non essere più un modello da seguire per gli altri paesi.
Già la crisi economica aveva dato la mazzata definitiva mettendo gli USA sul banco degli accusati come responsabili per aver trascinato il mondo nella tempesta da cui molti paesi, come buona parte dell’Europa e dell’America Latina, non sono ancora usciti. Le guerre disastrose e la “strategia del caos”, praticata spregiudicatamente dalle amministrazioni USA, hanno fatto il resto.

In mezzo a questo disastro, il primato americano è seriamente insidiato dallo strapotere asiatico, in particolare dalla potenza cinese che segna sempre nuovi record e che oggi è in grado di rappresentare il nuovo motore di svilupppo mondiale. Pechino non solo si sta mostrando in grado di contendere agli USA il posto di prima superpotenza mondiale, ma potrebbe anche proporsi come esempio alternativo per il nuovo secolo. Grazie all’ottima (apparentemente) salute della sua economia, poco toccata dalla crisi, la Cina propone un modello in cui il benessere economico si può realizzare senza i “formalismi” democratici dell’Occidente. In pratica Pechino fornisce l’esempio che un paese può assicurare ricchezza e benessere anche senza adottare il modello occidentale bypassando i diritti umani e le garanzie pseudo democratiche che sono la maschera formale dell’ attuale sistema occidentale.

Questo processo di cambiamento di equilibri si è messo in moto da tempo e non sarà Trump a poterlo arrestare, mentre tutti gli indicatori ci dicono che il baromentro centrale dell’economia si sta definitivamente spostando verso l’Asia.

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