Molte persone sono rimaste uccise e molte altre ferite negli attacchi terroristici coordinati nella capitale iraniana, Teheran. Sparatorie e attacchi dinamitardi hanno preso di mira il Parlamento iraniano e la tomba dell’Ayatollah Khomeini.

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Secondo la Reuters [in Inglese], il cosiddetto “Stato Islamico” ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, che si è svolto solo pochi giorni dopo un altro attacco terroristico a Londra. A quanto sembra lo Stato Islamico si è assunto anche la responsabilità delle violenze a Londra, nonostante stiano venendo alla luce le prove che i tre sospetti coinvolti erano noti da tempo alle agenzie di sicurezza e di intelligence britanniche, e che gli è stato semplicemente permesso di pianificare e eseguire i loro attacchi.

È molto meno probabile che il governo di Teheran sia stato indulgente con i terroristi – visto che è impegnato da anni nella lotta al terrorismo sia sulle sue frontiere che in Siria, nel mezzo di una crudele guerra che dura da sei anni, alimentata dalle armi, dai soldi e dai combattenti americani, europei e del Golfo Persico.

La violenza armata contro Teheran è sempre stato l’obiettivo dichiarato dei politici statunitensi

I recenti attacchi terroristici a Teheran sono la manifestazione letterale della politica estera statunitense. La creazione di una forza per procura con cui combattere l’Iran, e la creazione di un rifugio sicuro per essa oltre i confini dell’Iran hanno fatto parte della politica statunitense da molto tempo. L’attuale caos che consuma la Siria e l’Iraq – e in misura minore la Turchia sudorientale – è un risultato diretto del tentativo americano di assicurarsi una base d’operazioni per lanciare una guerra per procura direttamente contro l’Iran.

Nel documento del 2009 della Brookings Institution intitolato “Quale percorso per la Persia? Opzioni per una nuova strategia americana nei confronti dell’Iran[in Inglese], si è discusso in dettaglio l’uso dei Mojahedin del Popolo Iraniano (Mujahedin-e Khalq Organization, MEK), che il Dipartimento di Stato americano considerava all’epoca un’organizzazione terroristica, come forza per procura per istigare una vera e propria insurrezione armata, non diversa da quella che si sta svolgendo in Siria.

La relazione dichiarava espressamente:

Gli Stati Uniti potrebbero tentare anche di promuovere gruppi d’opposizione iraniani esterni, fornendo loro il sostegno per trasformarsi in veri e propri movimenti insurrezionali e persino aiutandoli a sconfiggere militarmente le forze del regime clericale. Gli Stati Uniti potrebbero lavorare con gruppi come il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) e la sua ala militare, i Mojahedin del Popolo Iraniano (MEK), aiutando i suoi migliaia di membri, che sono stati armati dal regime di Saddam Hussein e hanno condotto operazioni terroristiche e di guerriglia contro il regime clericale. Anche se in teoria oggi l’NCRI è disarmato, questo stato di cose potrebbe essere rapidamente cambiato.

I politici della Brookings hanno ammesso per tutto il rapporto che il MEK è stato responsabile dell’uccisione di personale militare, politici e civili americani e iraniani in quello che è stato terrorismo tout-court. Nonostante questo, e l’ammissione che il MEK è rimasto indiscutibilmente un’organizzazione terroristica, sono state fatte raccomandazioni per eliminarlo dal registro delle Organizzazioni Terroristiche Straniere del Dipartimento di Stato americano, affinché potesse essere fornito maggiore sostegno al gruppo perché operasse un cambiamento di regime armato.

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Sulla base di tali raccomandazioni e di intense manovre di corridoio, il Dipartimento di Stato americano ha infine tolto il MEK dalla lista nel 2012, e il gruppo ha ricevuto un significativo sostegno pubblico dagli Stati Uniti. Questo ha incluso l’appoggio di molti membri della squadra elettorale del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump [in Inglese], tra i quali Rudy Giuliani, Newt Gingrich e John Bolton.

Tuttavia, nonostante questi sforzi, il MEK non è stato capace né all’epoca né oggi di compiere l’alto obiettivo di istigare l’insurrezione in piena regola contro Teheran, e questo ha reso necessario l’uso di altri gruppi armati. Il documento della Brookings del 2009 ha fatto menzione di altri candidati, in una sezione intitolata “Potenziali sicari etnici”, identificando gruppi arabi e curdi come possibili candidati per una guerra per procura statunitense contro Teheran.

In una sezione intitolata “Trovare un canale finanziario e un rifugio sicuro”, la Brookings osserva:

Di uguale importanza (e potenziale difficoltà) sarà trovare un Paese vicino che sia disposto a servire come canale per far arrivare gli aiuti statunitensi al gruppo di insorti, nonché per fornire un porto sicuro nel quale il gruppo si possa addestrare e pianificare le azioni, organizzarsi, recuperare e rifornirsi.

Per la guerra per procura americana contro la Siria, Turchia e Giordania sono adatte a questo ruolo. Per l’Iran, è chiaro che gli sforzi statunitensi dovrebbero concentrarsi sulla creazione di canali finanziari e rifugi sicuri nella provincia sudoccidentale pakistana del Belucistan [in Inglese] e nelle regioni a maggioranza curda dell’Iraq settentrionale, della Siria orientale e dalla Turchia sudorientale, proprio dove gli attuali sconvolgimenti vengono alimentati dall’intervento statunitense, sia apertamente che di nascosto.

La Brookings ha rilevato nel 2009 che:

Sarebbe difficile trovare o creare un gruppo di insorti con un’alta probabilità di successo. I candidati esistenti sono deboli e divisi, e il regime iraniano è molto forte rispetto ai potenziali sfidanti interni ed esterni.

Un gruppo non citato dalla Brookings nel 2009, ma che si trova nella stessa regione nella quale gli Stati Uniti cercano di creare un canale finanziario e un rifugio sicuro per una guerra per procura con l’Iran, è lo Stato Islamico. Nonostante le affermazioni che si tratta di un’organizzazione terroristica indipendente spinta dalle vendite di petrolio sul mercato nero, dai riscatti e dalle imposte locali, le sue capacità di combattimento, le sue reti logistiche e la sua portata operativa dimostrano un’estesa sponsorizzazione statale.

Il Sicario Finale, il Condotto Perfetto e il Rifugio Sicuro

Lo Stato Islamico che raggiunge l’Iran, la Russia meridionale e perfino la Cina occidentale non è stato solo possibile, è stato inevitabile, e la progressione logica della politica statunitense come affermata dalla Brookings nel 2009 ed eseguita in modo verificabile da allora.

Lo Stato Islamico rappresenta il “sicario” perfetto, e occupa il canale finanziario e il paradiso sicuro ideali per eseguire la guerra per procura dell’America contro l’Iran e oltre. A circondare i possedimenti dello Stato Islamico ci sono le basi militari statunitensi, comprese quelle costruite illegalmente nella Siria orientale. Se gli Stati Uniti muoveranno guerra contro l’Iran nel prossimo futuro, è probabile che queste risorse si coordineranno “per coincidenza” contro Teheran, proprio come adesso si stanno coordinando “per coincidenza” contro Damasco.

L’uso del terrorismo, degli estremisti e dei sicari nell’esecuzione della politica estera statunitense, e l’uso di estremisti che osservano il tipo di indottrinamento dello Stato Islamico e di Al-Qaida, è stato dimostrato definitivamente durante gli anni ‘80, quando gli Stati Uniti, con l’aiuto dell’Arabia Saudita e del Pakistan, usarono Al-Qaida per espellere le forze Sovietiche dall’Afghanistan. Questo esempio è in realtà menzionato esplicitamente dai politici della Brookings come modello per la creazione di una nuova guerra per procura – questa volta contro l’Iran.

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Per gli Stati Uniti non c’è un miglior sostituto di Al-Qaida che il suo successore, lo Stato Islamico. I politici statunitensi hanno dimostrato la volontà di utilizzare note organizzazioni terroristiche per muovere una guerra per procura contro determinati stati nazione, lo hanno già fatto in Afghanistan, e hanno chiaramente organizzato il tavolo da gioco geopolitico su tutti i confini dell’Iran per facilitare il programma del 2009. I terroristi che stanno uccidendo i civili a Teheran sono semplicemente la prova che questo programma sta andando avanti.

Il coinvolgimento dell’Iran nel conflitto siriano dimostra che Teheran è ben consapevole di questa cospirazione, e si sta difendendo attivamente contro di essa sia all’interno che al di fuori dei suoi confini. Anche la Russia è un obiettivo finale della guerra per procura in Siria, ed è anch’essa coinvolta nella sua risoluzione a suo favore per fermarla lì prima che vada oltre.

Il ruolo piccolo ma in espansione della Cina nel conflitto è legato direttamente all’inevitabilità di questa instabilità, che si sta estendendo alla sua provincia occidentale dello Xinjiang.

Anche se il terrorismo in Europa, incluso il recente attacco di Londra, viene usato come prova che “anche” l’Occidente viene preso di mira dallo Stato Islamico, le prove suggeriscono il contrario. Gli attacchi sono più probabilmente un esercizio di produzione di negabilità plausibile.

In realtà, lo Stato Islamico – come Al-Qaida prima di esso – dipende dalla vasta sponsorizzazione statale multinazionale – la sponsorizzazione statale degli Stati Uniti, dell’Europa e dei suoi alleati regionali del Golfo Persico. È anche una sponsorizzazione che possono far venire alla luce e terminare – in qualsiasi momento di loro scelta. Essi semplicemente scelgono di non farlo per cercare di ottenere l’egemonia regionale e globale.

Il documento della Brookings del 2009 è una confessione firmata e datata della propensione dell’Occidente all’utilizzo del terrorismo come strumento geopolitico. Mentre i giornali occidentali insistono con l’asserire che le nazioni come l’Iran, la Russia e la Cina compromettano la stabilità globale, è chiaro che è proprio l’Occidente a farlo per perseguire l’egemonia globale.

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Articolo di Tony Cartalucci pubblicato su Land Destroyer il 10 giugno 2017.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[Le note in questo formato sono del traduttore]

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