di  Luciano Lago

In questo periodo, tutti i giorni, nel corso dei Tg e nelle news trasmesse dai media del sistema atlantista occidentale, si diffondono in modo costante una serie di notizie basate su informazioni false o manipolate che riguardano il Venezuela.
L’attenzione mediatica su questo paese è indicativa e si può paragonare alla stessa attenzione mediatica che ha preceduto alcune delle “rivoluzioni colorate” più significative come quella in Ucraina o nel caso delle “primavere arabe” più importanti come quella in Tunisia, in Libia ed in SiriaQuando avviene che tutti i media atlantisti focalizzano la loro attenzione su un paese, questo indica una strategia concordata ove esiste sempre la “manina” occulta di Washington e delle sue agenzie di intelligence.

La manipolazione delle informazioni fa parte del gioco che punta a convincere le opinioni pubbliche occidentali della necessità di un intervento risolutore che deve assicurare la difesa dei “diritti umani” ed il ritorno alla ” democrazia” ed alll’ordine globale imposto da Washington e dal grande capitale finanziario.
I media che svolgono il ruolo di manipolare le notizie a volte oltrepassano anche qualsiasi limite nell’attendibilità delle informazioni che vengono diffuse e dimostrano di quale bassa lega sia la loro propaganda e l’instancabile opera di sobillazione.

L’ultimo esempio di questo lo abbiamo visto riguardo all’attacco terroristico attuato contro il Forte Paramacay, ubicato nella città di Valencia, in Venezuela, accaduto la scorsa Domenica 6 di Agosto. Questo attacco è stato subito indicato dai media occidentali come un “pronunciamento” o come “insurrezione militare” a scanso di qualsiasi senso delle proprorzioni e del ridicolo. Tuttavia gli stessi media hanno dovuto poi riconoscere, nelle loro informazioni successive, che di tale attacco è stato protagonista un unica persona, un ex militare, ex ufficiale della Guardia Nacional Bolivariana, Juan Carlos Caguaripano, che risultava essere un pregiudicato per la giustizia venezuelana in quanto condannato in precedenza per altri tentativi golpisti contro il presidente Nicolas Maduro. Questo golpista recidivo risiede a Miami e, nel suo goffo tentativo, si era fatto accompagnare da altri nove elementi, delinquenti comuni contrattati per l’occasione che nulla avevano a che vedere con la Forza Armata Bolivariana (FANB).  Vedi: Venezuela: rivelati nuovi dettagli sull’attacco terroristico alla base Fuerte Paramacay

Nonostante questi fatti evidenti, di una azione paramilitare diretta da un solo ex-militare con un gruppo di mercenari civili, il sistema dei media occidentali si è impadronito della notizia per presentarla come “una insurrezione militare appoggiata dal popolo” contro il regime venezuelano e che dimostrerebbe “l’esistenza di una frattura all’interno delle forze armate venezuelane”. Una frattura che di fatto non esiste ma che da anni i media occidentali preannunciano e, visto che non avviene, il sistema dell’informazione cerca di prefabbricarla.
Non contenti di questa ridicola conclusione , i media del sistema atlantista occidentale aggiungono che questa “insurrezione” può contare con un “vasto appoggio fra la popolazione civile”.

El dictador Maduro (per i media occidentali)

In pratica si tratterebbe di una ribellione civico-militare, secondo come la hanno qualificata gli stessi golpisti ed il coro degli sponsor mediatici, cercando di paragonarla a quella ribellione civico-militare che portò Hugo Chavez al potere nel 1999. Questo avviene nonostante il fatto che il circuito mediatico occidentale non possa presentare neppue una sola immagine o un informativa che confermi questa tesi.
Nelle strade di Caracas e delle altre città venezuelane non si è vista alcuna manifestazione pubbilica a supporto del presunto golpe che potesse dare un minimo di credibilità a questa interpretazione distorta dei fatti.
Soltanto i dirigenti golpisti dell’opposizione politica (oltre agli abituali gruppi violenti) sono usciti a sostegno di questa immaginaria “ribellione militare”.
Naturalmente a questo attacco terroristico non è mancato l’appoggio degli sponsor di Washington e di Bruxelles, così come era avvenuto in altre precedenti occasioni.

Il Governo legittimo del Venezuela e la popolazione del Venezuela stanno subendo una strategia di destabilizzazione interna patrocinata e diretta dall’esterno. La guerra economica (accaparramento di prodotti di base, manipolazione del tasso di cambio valutario, sanzioni internazionali, isolamento istituzionale, regionale e politico, ecc.) realizzata dalla borghesia venezolana e dal capitale finanziario anglosassone, così come il “terrorismo da strada”, hanno l’obiettivo dichiarato di rovesciare il Governo, seminare il caos e favorire l’ascesa al potere dell’opposizione della destra appoggiata da Washington e dalle grandi corporations petrolifere USA che vogliono riprendere il controllo del paese.

Scontri a Caracas

Quello utilizzato in Venezuela è un “terrorismo di bassa intensità” ad opera di gruppi di agitatori, mercenari pagati in dollari dall’opposizione golpista, come gli elementi visti nel Forte Paracumay, oltre a quelli che si vedono in azione tutti i giorni nelle strade che si distinguono per incendiare gli edifici pubblici, per attaccare le forze della polizia e guardia Nazionale (anche con armi da fuoco e bombe molotov), una forma di terrorismo che uccide persone innocenti (alcuni bruciati vivi) per seminare il caos nel paese, azioni che fanno parte di una strategia violenta di destabilizzazione già vista in altri contesti come in Ucraina nel 2013/2014 contro il governo filo russo di Yanukovich, come in Libia contro Gheddafi nel 2011, e molto prima in Cile contro il governo Allende negli anni ’70.

Naturalmente questo non esclude le gravi responsabilità e le contraddizioni della gestione del presidente Maduro, il personaggio che ha contribuito a portare il paese sull’orlo del disastro economico, non dimostrandosi all’altezza del compito lasciatogli dal suo predecessore Hugo Chavez, l’ex colonnello dei paracadutisti che, salito al potere a Caracas, ha avuto il merito di affrancare il paese dal dominio neocoloniale esercitato da Washington sul Venezuela.
Il Venezuela prima della “rivoluzione bolivariana” era di fatto il “rancho dei Rockefeller”, delle grandi corporations petrolifere USA che dirigevano il sistema economico del paese caratterizzato da un capitalismo da rapina che aveva il controllo essenziale delle enormi risorse petrolifere e minerarie del paese.

Le campagne “umanitarie” realizzate da alcune ONG internazionali e la manipolazione delle informazioni sono le armi psicologiche che vengono utilizzate dalla propaganda atlantista e dalle centrali globaliste per indottrinare le masse e ottenere l’appoggio dell’opinione pubblica agli “interventi umanitari” cntro gli Stati sovrani ed indipendenti. Un copione già visto ed attuato con le consuete tecniche della CIA in molti paesi dove si voleva operare il cambio di regime.
La variante in Venezuela è quella di appoggiarsi a mercenari e paramilitari che in molti casi arrivano attraverso il confine con la Colombia, un paese totalmente controllato e colonizzato da Washington, dove sono presenti basi militari USA e centri di addestramento per mercenari e contractors.

La debolezza del Venezuela di fronte ad un possibile intevento militare

Di fronte a questa guerra ibrida e multidimensionale che investe il Venezuela, il governo bolivariano di Nicolas Maduro conta ancora con un forte appoggio dei militanti di base, della classe operaia e dei settori popolari che sono stati in passato beneficiati dalle politiche attuate con le riforme sociali chaviste, conta con l’appoggio dell’Esercito venezuelano che si mantiene leale alla Costituzione Bolivariana approvata con voto popolare. Inoltre lo stesso Governo Maduro può contare sull’appoggio della maggiorparte dei movimenti sociali, dei sindacati e delle organizzazioni antiimperialiste dell’America Latina e del resto del mondo. Questo tuttavia potrebbe non bastare quando si tratta di respingere un tentativo di “cambio di regime” orchestrato da Washington.

Se gli USA dovessero trovare il pretesto per un intevento militare in sostegno dell’opposizione venezuelana, secondo i piani che da anni si elaborano nelle centrali del Pentagono e della CIA, la prima mossa sarebbe quella di isolare il paese da possibili appoggi da altre nazioni che, nel contesto regionale, potrebbero arrivare soltanto da Bolivia, Nicaragua e da Cuba. Paesi che hanno un peso politico e diplomatico a livello regionale ma che sono irrilevanti da un punto di vista militare.

Il Venezuela non è la Corea del nord, non dispone di armi nucleari per difendersi e le sue frontiere non sono in comune con la Russia e la Cina. Caracas non fa parte di alcun organismo di difesa comune regionale e non può contare con un impegno di difesa da parte della Russia o della Cina nel caso di una aggressione estera, nonostante gli importanti accordi strategici e di cooperazione ottenuti con Mosca e Pechino dal governo di Maduro.
Probabilmente sono proprio questi accordi che hanno determinato un deciso cambio di atteggiamento ed hanno spinto alla decisione interventista da parte di Washington che paventa una potenziale azione di intromissione della Russia e della Cina in quello che gli USA continuano a considerare il proprio “patio trasero” (cortile di casa).
All’inizio del mese di Giugno, la Cina ha realizzato accordi di cooperazione con il Venezuela per importare fino a 325.000 barili di greggio giornalieri provenienti dalla faglia dell’Orinoco, dove sono presenti enormi giacimenti per il cui sfruttamento sono in lizza tutte le maggiori compagni petrolifere mondiali. In contraccambio alle forniture il governo di Caracas ha ottenuto una sostanziale linea di credito aperto (circa tre miliardi di dollari) a Pechino che ha consentito di fronteggiare la pesante crisi finanziaria. Vedi:La Republica

Questo tipo di accordi strategici hanno una doppia lettura: da una parte sembrano obbligare la Cina (e la Russia) a difendere militarmente il Venezuela se fosse necessario per garantire i propri interessi. Da un altro punto di vista rendono necessario un intervento degli USA per assicurarsi il controllo delle risorse e per mantenere la propria egemonia sul continente Latino Americano.

Tuttavia il Venezuela non è il Salvador, non è l’Honduras, dove per gli USA è stato facile di recente pilotare il golpe e mettere un personaggio fantoccio al potre. Il Venezuela potrebbe rappresentare un osso troppo duro per essere inghiottito dagli USA e, di fronte ad un intevento militare diretto o indiretto (dove la Colombia svolgerbbe il ruolo primario), una resistenza organizzata a livello di guerriglia potrebbe rappresentare un fattore dissuasivo per le mire degli strateghi di Washington i quali ben sanno che la guerriglia delle FARC in Colombia è durata per oltre 40 anni sottraendo al governo di Bogotà il controllo di circa un quarto del paese e questa potrebbe riaccendersi in occasione di uno scontro con Caracas.

Bisogna poi considerare se gli Stati Uniti, nel momento attuale di grandi crisi in vari punti del globo, siano effettivamente in grado di intraprendere un conflitto aperto con il Venezuela mentre sono appena stati sconfitti in Siria, mentre sono impegnati in un confronto con la Corea del Nord ed allo stesso tempo preannunciano una prossima aggressione contro l’Iran. La guerra interna fra le varie elite nello Stato profondo ed i gravi problemi strutturali potrebbero far optare l’Amministrazione di Washington di sospendere per il momento l’ipotesi di un intevento in Venezuela, lasciando il compito della sobillazione interna ai gruppi mercenari collegati con la destra filo USA e collegati con la CIA.

Di sicuro il Governo di Caracas ha poco tempo per serrare le fila e rimediare alla disastrosa situazione del paese, stretto nella morsa eonomica e nello spettro della guerra civile. Non sarà l’appello ad ideologie scadute e screditate quello che può salvare il Venezuela ma piuttosto lo sforzo congiunto delle componenti della società civile e dei gruppi patriottici che aspirano a non tornare ad essere colonia e cortile di casa dell’Impero USA.

Fonti: Telesur

Resumen Latinoamericano

Noticias 24

via Controinformazione

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