Hillary si e’inventata la Russia come capro espiatorio per salvarsi la campagna elettorale

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DI MIKE WHITNEY

counterpunch.org

La montatura dell’ “hacking Russo” non ha niente a che vedere con la Russia né con l’hacking. L’intera storia e’ una invenzione del comitato elettorale dei democratici, escogitata per mitigare la disfatta politica ricevuta a causa delle quasi 50,000 emails che WikiLeaks aveva pensato di pubblicare il 22 Luglio 2016, a tre giorni dalla convention nazionale dei democratici. Questo e’il senso dell’intera storia. La Russia non ha escogitato nessun hacking, è tutto un gran depistaggio inventato in fretta e furia per evitare che l’intero carrozzone di Hillary andasse del tutto in cenere.

Proviamo a metterci nei panni di Hillary per un minuto. Sapeva che stavano arrivando problemi e sarebbero stati problemi grossi (Secondo una associazione di veterani dei servizi segreti, il contractor del comitato democratico Crowdstrike ha sostenuto di aver trovato prove di malware Russo sui servers del DNC (Democratic national committee) appena tre giorni prima che WikiLeaks annunciasse che di essere in procinto di pubblicare “emails relative a Hillary Clinton.” Non può essere una coincidenza. Il piano per scaricare le colpe sulla Russia era già stato costruito.) Hillary sapeva che le emails avrebbero rivelato gli sforzi da parte del DNC per truccare le primarie e affondare la campagna di  Bernie Sanders, e sapeva che i media avrebbero diffuso e commentato le emails private, che sarebbero rimaste nei titoli di testa e in apertura nei telegiornali per settimane intere. Sapevano che sarebbe stata la fine.

E come avrebbero reagito i suoi sostenitori scoprendo che i leader del loro partito e il proprio condidato presidenziale erano attivamente coinvolti nel sabotaggio di un processo democratico e nella sovversione delle primarie? Difficile che il votante medio di Poughkeepsie lo avrebbe accettato. Avrebbe visto le sue statistiche di popolarità in caduta libera, precipitando nei sondaggi e perdendo senza dubbio. Hanno dovuto fare qualcosa in fretta perchè era seriamente nei guai.

Allora ha reagito esattamente come ci si aspetterebbe che una Hillary reagisca, andando nel panico. Piú precisamente sono andati tutti nel panico, incluso Podesta e il resto del DNC. Una volta capito che la loro scommessa presidenziale poteva finire in fumo, hanno deciso di agire preventivamente e spararne una grossa.

Ed eccome come la Russia entra nella storia. Il DNC (con l’aiuto degli alleati della CIA) ha deciso di montare una storia talmente fantasiosa da potere sembrare vera, o quantomeno era ciò che 17 agenzie di intelligence hanno sostenuto. Come anche i media dell’elite all’ unisono, inclusi New York Times, Washington Post e CNN. Non possono sbagliare tutti, giusto? Certo, hanno tutti mentito sulle armi di distruzione di massa di Saddam, sugli immaginari programmi nucleari dell’Iran, sulle fantomatiche aggressioni con armi chimiche di Assad, ma siamo tutti umani e facciamo errori, no? E poi non so se sapete quanto sta diventando cattivo Putin, quanto ci ricorda Adolf Hitler?

In ogni caso, si sono accordati per la Russia dal momento che era già ritenuta un bersaglio in quanto colpevole di ostacolare i piani imperialistici in Ucraina e Siria, così che i media erano già in modalità completa demonizzazione da un pezzo. Tutto ció che la DNC ha dovuto fare é stato strillare “La Russia si é intromessa” e tutto sarebbe partito da solo.

Possiamo ritenere questa ricostruzione credibile? Un ex analista della CIA, Ray McGovern, la pensa così, ed ha fornito una ricostruzione molto simile circa un mese fa in una intervista su You Tube. Citiamo:

Ray McGovern– “Cosa ha fatto Hillary? …Hillary ha riunito il suo consiglio di guerra e qualcuno tra i presenti ha detto: “So cosa possiamo fare. Scarichiamo la colpa sui Russi”

E qualcuno ha obiettato: “Ma che c’entrano i Russi, e’stata WikiLeaks.”

(Il tizio numero 1 dice)”Va bene, lo hanno fatto insieme. Li odiamo allo stesso modo, con la scusa accusiamo WikiLeaks di lavorare con i Russi”

(Ray McGovern) E’successo due giorni prima della convention.

E qualcuno obietta, “E quale sarebbe lo scopo?”

(Il tizio numero 2 dice) “Suvvia, é chiaro che i Russi sperano che Trump vinca”

(Numero 1) “E come la mettiamo con i media?”

(Number 2) “I media vogliono che Hillary vinca, quindi se ci assicuriano la loro partecipazione, tutto funzionerà”

(Ray McGovern) “E infatti se guardate i media dopo il leak di WikiLeaks, due giorni prima della convention, i media non parlano di ‘Hillary ha rubato le primarie’ ma di ‘Come hanno fatto i Russi?”’

(Ray McGovern: “L’assalto del deep stare al governo eletto deve finire”)

Ha ragione o no? Hillary &Co. hanno impantato l’intera montatura senza difficoltà. I media si sono focalizzati sulla “interferenza Russa”, e la calcolatrice Ms. Clinton se l’é cavata con appena un graffio. Incredibile!

Ma il piano ‘Blame Russia’ aveva un difetto. Non esistono vere prove di un coinvolgimento Russo. E oggi, dopo 10 mesi di varie investigazioni sul fantomatico hacking Russo, non esistono ancora prove. Come può essere?

Intanto, l’FBI non ha mai avuto accesso ai compuer della DNC.

Ribadisco: nella investigazione politica più esplosiva degli ultimi decenni, una investigazione con chiare conseguenze per la sicurezza nazionale– su un presunto cyber-spionaggio da parte di una potenza straniera ostile, supposta collusione di alti ufficiali nell’attuale amministrazione, ipotizzato tradimento o collusione da parte del capo dell’esecutivo, podsibile impeachment del Presidente in carica, l’FBI non ha sequestrato e esaminato i servers che potrebbero o non potrebbero fornire evidenza schiacciante di intrusione cibernetica da parte della Russia.

Sembra forse plausibile che l’FBI si beva analisi di qualche dubbia organizzazione di cui nessuno ha sentito parlare prima (Crowdstrike) piuttosto che usare tutti gli efficaci mezzi che ha a disposizione per poter stabilire se qualche hacking abbia avuto luogo o meno. Non sarebbe questo il loro lavoro?

Chiaro che lo é. Il morivo per il quale l’FBI non ha mai insitito per esaminare i server DNC é che sanno benissimo che la storia é ed é sempre stata una fandonia. Altrimenti avrebbero sfondato le porte della DNC, sequestrati i computers con la forza, arrestato chiunque avesse provato a impedirlo. Questi computers sono il testimone numero uno nel processo del secolo. Dovrebbero essere sotto chiave all’FBI, non a prendere polvere alla sede della DNC. Il fatto che i server non siano stati sequestrati e esaminati dimostra quanto l’intera storia della Russia sia solo fuffa.

Se una agenzia governativa dell’entità della FBI fallisce così clamorosamente nei suoi compiti non si puó che conludere che ci siano altri fattori, particolarmente politici. Non c’é altra spiegazione se non cocludere che il comportamento dell’FBI segua un copione politico che coincide con l’agenda e le ambizioni della DNC e altri attori di potere dietro le quinte. Il giornalista investigativo Gareth Porter ha riassunto brillantemente il tutto in un brillante articolo intitolato “Foisting Blame for Cyber-Hacking on Russia”:

“…la storia della supposizione da parte del governo Usa che i servizu Russi abbiano hackerato i database elettorali si rivela un chiaro caso con motivazioni puramente politiche da parte della DHS e l’intera comunitá di intelligence. Non solo la supposizione si basa su nient’altro che indicatori tecnici inconcludenti ma non é mai stato fornito un motivo credibile che spieghi perché i Russi potevano essere interessati nelle informazioni sui votanti registrati”  (“Foisting Blame for Cyber-Hacking on Russia“, antiwar.com)

Giusto, Porter. I fatti non hanno importanza nel caso dell’ipotetico hacking Russo. Non hanno mai contato. L’intero approccio si é basato su tempestare il pubblico con la ripetizione di accuse infondate, mentre i cani rabbiosi dei media mainstream fanno finta che l’ “interferenza Russia” sia fatto scientifico dimostrato e che solo “fantocci di Putin” potrebbero mai dubitare la veridicità delle folli affermazioni mediatiche. Chiara la situazione?

Ma fatti e prove contano eccome. E qui siamo fortunati perché il gruppo di McGovern, i Veteran Intelligence Professionals for Sanity (VIPS), hanno rilasciato una inchiesta la settimana scorsa che fornisce le prime vere prove del fatto che la Russia con ogni probabilitá non ha hackerato i server DNC. E’stato un insider DNC a rivelarlo. Ecco un estratto dall’articolo del VIPS intitolato “Was the “Russian Hack” an Inside Job?”

“Cyber-investigatori indupendenti hanno trovato prove verificabili dai metadati trovati nel materiale relativo al presunto Russian hack. Hanno trovato che il presunto hacking non é stato hacking, ma é oroginato da una copia fatta da un membro interno. I dati sono poi stati diffusi ad arte con alterazioni per potere implicare Russia….

Fondamentale la convlusione da parte degli investigatori legali indipendenti  che i dati DNC sono stati copiati su supporto di memoria esterna a una velocitá ben maggiore a quella possibile per un hacking in remoto. Ugualmente di rilievo é il fatto che si é dimostrato che l’intera operazione é stata fatta nella east coast Statunitense” (“Was the “Russian Hack” an Inside Job?“, CounterPunch)

In pratica non c’é stato nessun hacking. Qualcuno che lavorava presso la DNC (un impiegato arrabbiato?) con accesso ai computers, che lavorava nella East Coast– si é copiato i dati in una memoria esterna e li ha mandati a WikiLeaks. Si chiama “leak” non “hack”. Non c’é stato hacking. Nessun coinvolgimento Russo. La narrativa ufficiale é una menzogna. Fine della storia.

Naturalmente i media mainstream hanno ignorato completamente l’inchiesta VIPS, come d’altronde aveva in passato ignorato il brillante articolo di Hersh che provava che Assad non ha lanciato nessun attacco chimico in Siria. Queste informazioni sono state semplicemente lasciate fuori dal discorso mediatico, dal momento che non si accordano con la politica “Assad deve essere eliminato” di Washington. Allo stesso modo le prove verificabili di McGovern che dimostrano che non sia avvenuto nessun hacking Russo ai server DNC saranno consegnate all’oblio come qualsiasi altro fattoide inconveniente che stona con la linea di politica estera di Washington.

Il fatto che l’FBI non abbia neppure sequestrato i computer alla DNC é solo una delle molte palesi omissioni in questa investigazione-farsa, ma ve ne sono altre. Ad esempio: sapevate che esistono due testimoni oculari del caso che non sono mai stati interrogati? Esatto, ben due persone sostengono di sapere chi é stato a passare le emails rubate a wikileaks, Julian Assange e Craig Murray.

Murray, che é stato ambasciatore in Uzbekistan e attivista dei diritti umani, sostiene di avere incontrato la persona che ha estratto i dati dalla DNC in una area boschiva di Washington DC l’anno scorso. In poche parole il solo Murray puó sistemare la faccenda una volta per tutte e mettere fime a un anno di caccia alle streghe che ha consumato i media e Capitol hill, ha distolto il Congresso dai suoi compiti, accresciuto il rischio di una conflagrazione armata contro la potenza nucleare Russa.

Ma il problema é proprio che l’FBI non ha mai interrogato Murray né provatp a farlo. Come non esistesse. In altre parole esiste un testimone credibile che può identificare con certezza la persona che ha diffuso le email a Wikileaks scatenando una tempesta politica che ha scosso la capitale e il paese intero per un anno, e l’FBI non gli fa neanche due domande?

Qualcuno mi spiegasse che senso ha.

Per questa ragioni resto convinto che la storia dell’hacking Russo e’ pura invenzione. Neanche una misera parvenza di verosimiglianza.

Mike Whitney

Fonte:  www.informationclearinghouse.info

Link: http://www.informationclearinghouse.info/47556.htm

1.08.2017