Vincitori e perdenti del conflitto in Siria, con sviluppi imprevedibili…….

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di  Luciano Lago

Gli sviluppi della crisi siriana, con il successo della campagna militare delle forze siriane, appoggiate dalla Russia, che ha permesso di recuperare quasi tutti i territori che si trovavano sotto il controllo dei gruppi terroristi, principalmente l’ISIS (Daesh in arabo) e Al Nusra, sta determinando una serie di conseguenze a livello diplomatico e militare che segnano un nuovo assetto geopolitico della regione medio orientale.

Senza dubbio dal teatro della guerra in Siria, che a sua volta si collega con lo scenario del confinante Iraq, esce vincitore il presidente Bashar al-Assad contro cui si era accanita una campagna di delegittimazione e diffamazione guidata principalmente da Stati Uniti ed Arabia Saudita con il codazzo dei loro alleati.

Dopo la vittoria di Assad e della caparbia resistenza del popolo siriano, con la sconfitta dei gruppi terroristi in Siria, ormai irreversibile, questa rappresenta anche una vittoria schiacciante per la Russia di Putin che aveva puntato tutto sul sostegno al governo di Damasco ed all’Esercito siriano che, prima dell’intervento russo, si trovava in forte difficoltà.

Il terzo vincitore del conflitto è senza dubbio l’Iran che ha fornito un sostegno decisivo con i suoi consiglieri militari e truppe scelte alle forze siriane e non soltanto a quelle, in quanto l’Iran ha sostenuto anche l’Hezbollah libanese che ha partecipato ai combattimenti in Siria e le milizie sciite dell’Iraq (Hashd al-Shaabi), che hanno contribuito alla vittoria delle forze irachene a Mosul e sulle altre zone del paese.
L’Iran ha fortemente aumentato la sua influenza nella regione grazie al sostegno fornito alla Siria ed all’Iraq nella loro lotta contro i gruppi terroristi che sono stati abbondantemente finanziati ed armati da USA e Arabia Saudita (ed alleati) con l’obiettivo conclamato di rovesciare il governo di Assad e con l’altro obiettivo occulto (ma non troppo) di smembrare il paese. Vedi: La Balcanizzazione della Siria….

Proprio l’accresciuta influenza iraniana nella regione costituisce il problema che turba il sonno di Israele che tutto meno questo si aspettava dal quadro siriano, possibilmente di ricavare un apliamento della zona occupata del Golan e acquisire un’altra porzione del territorio siriano, con l’eterno pretesto della sua sicurezza, una sorta di zona cuscinetto di cui aveva a suo tempo avanzato richiesta all’Amministrazione Obama. Il niet di Putin alle ultime richieste fatte da Netanyahu, nel corso del suo viaggio a Sochi, in Russia, per incontrare Putin, un niet deciso alla richiesta israeliana di far ritirare gli iraniani dalla Siria, ha gelato il sionista Netanyahu che è dovuto ritornare a Tel Aviv con “le pive nel sacco”.

Ragazze siriane al fronte

In questa regione tormentata, la vittoria dell’asse Siria-Iran-Russia sta apportando delle modifiche sostanziali agli equilibri preesistenti che occorre focalizzare nei loro effetti diplomatici e geopolitici sull’intero assetto mondiale.

1) Fra Iran-Turchia- Russia si sta stabilendo una intesa di cooperazione militare ed economica per cui la Turchia sta di fatto voltando le spalle alla NATO ed all’alleanza con gli USA ed UE per riavvicnarsi alla Russia ed all’Iran, sospinta in questo cambiamento dalla decisione USA di puntare sui curdi nel nord della Siria per costituire una entità autonoma, soluzione aborrita da Turchia  che sta inviando il suo esercito per sloggiare le forze curde sostenute dagli USA.
2) All’asse Siria-Iran-Russia si è aggregato l’Iraq del governo di al- Abadi, sciita e filo iraniano, che ha già proclamato di aspettarsi lo sloggio delle forze USA dal suo paese, mentre Baghdad sta sottoscrivendo contratti per grandi acquisti di armi dalla Federazione Russa.

3) L’Egitto di al-Sisi si riavviciana alla Russia ed alla Siria in un intercambio di cooperazione nella lotta al terrorismo islamista (di matrice salafita/saudita) che ha investito il paese e in una stretta cooperazione militare tra Egitto e Russia, anche in relazione allo scenario libico ed alla necessità di trovare un nuovo fornitore di derrate alimentari e di armamenti moderni in sostituzione di quelli USA.

La conseguenza più importante della vittoria siriano-russa-iraniana è il fallimento del piano concepito da USA ed Israele (in accordo con l’Arabia Saudita) di definire un nuovo assetto della regione con “balcanizzazione” della Siria e dell’Iraq che, secondo i piani USA descritti nei documenti della DIA, avrebbero dovuto prevedere una entità sunnita, suddivisa fra i territori del nord della Siria e dell’Iraq, uno stato alawita nella zona ovest di Latiaka ed una entità curda sotto protezione USA.

Assad con i suoi soldati

Il progetto fallito ha determinato una perdita di prestigio e di influenza degli USA sulla regione che, con la loro politica del doppio gioco (sostegno ai gruppi islamisti mentre proclamavano di combatterli), si sono alienati l’Egitto, la Siria, l’Iraq, il Libano ed una buona parte delle opinioni pubbliche dei paesi arabi ed islamici (incluso il Pakistan e le repubbliche centro asiatiche).

Il doppio gioco di Washington, e la confusione della linea politica seguita dall’Amministrazione Trump che cerca di occultare il suo sostegno al principale sponsor dei gruppi terroristi, l’Arabia Saudita e le petromonarchie del Golfo, rovesciando accuse sull’Iran, non ha trovato altri seguaci se non gli eterni nemici dell’Iran, i monarchi del Golfo che si trovano angustiati da gravi problemi interni ed esterni per le guerre in cui si sono incautamente coinvolti (dalla Siria, al Bahrein ed allo Yemen) e che si sono tramutate attualmente in rovesci militari con conseguenze disastrose.

Risulta improbabile che l’Arabia Saudita ed Israele, sostenitori entrambi dei gruppi terroristi in Siria, i perdenti del conflitto siriano, possano non accettare la nuova situazione decidere un loro intevento diretto.
Rijad e Te Aviv avrebebro poche chances di prendere in modo autonomo l’iniziativa, vista la presenza della Russia con proprie forze di terra a pochi km. dal confine del Golan occupato, a meno che non siano spinti dai falchi di Washington che potrebbero maturare il progetto di una “provocazione” (false flag) per scatenare un nuovo conflitto con l’Iran, con Hezbollah e la Siria che, inevitabilmente coinvolgerebbe la Russia e potrebbe questa rappresentare la scintilla di una terza guerra mondiale.

Tuttavia, considerando la pazzia guerrafondaia dei neocons, la crisi in cui si dibatte l’amministrazione Trump, la necessità di trovare un diversivo esterno, niente può essere escluso in questo momento.

via Controinformazione