Il paradosso della Cataluña identitaria e…nichilista

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di  JAVIER R. PORTELLA

Poniamoci la domanda: perchè non lasciare che i catalani si esprimano “democráticamente” (già è uscita la parola feticcio) e decidano il destino della Cataluña con un referendum che terrebbero i separatisti, fra l’altro, con grandi possibilità di perdere se si dovesse svolgere in forma normale e secondo le regole del gioco? Non sarebbe molto più intelligente?

La rispposta è semplice. Se non si permette che “il popolo decida” questo è per la semplice ragione che ci sono cose che rimangono fuori dell’ambito delle scelta e delle decisioni. Uno non decide di vivere o di morire, di essere o di non essere (salvo naturalmente che voglia suicidarsi). Non sono cose che, come individui, ci è dato di decidere. Come popolo tanto meno.

Una delle due, a tutti gli effetti. O bene ci si conforma alla visione individualista-liberista-di sinistra del mondo, o bene si sostiene la visione identitaria, organica delle cose. O bene si considera che il popolo (o la nazione, la comunità…., quale che sia il nome) non è altra cosa che una somma di atomi individuali che decidono di firmare (o rescindere) il famoso Contratto che li mantiene uniti; o bene si considera che non esiste tale Contratto, che il popolo (o la nazione…la comunità) è un tutto organico: “una unità di destino”, dicevano Hegel ed un certo José Antonio Primo de Rivera, che nel passato, nel presente e nel futuro si incrociano di tale modo che costituiscono un tutto superiore alla somma delle sue parti o individui – un tutto che non è possibile dissolvere (salvo il suicidio collettivo) per la libera decisione o il mero capriccio delle sue parti.

Diciamolo con una boutade. Visto che la Patria è tanto la terra degli antenati come dei contemporanei, un referendum sul destino della Patria potrebbe essere valido soltanto riaprendo le tombe, se anche i trapassati potessero votare!
Due visioni del mondo si confrontano da ogni parte: la visione di quelli che amano la Patria e la visione di quelli che amano gli atomi individuali (e le masse che questi generano). Il paradosso, in Cataluña, è quello che i secessionisti amano entrambe le cose contemporaneamente! Amano certamente la Patria. Alla fine, quella che intendono come tale: soltanto la piccola patria catalana, mentre professano, come tutti i patriottardi, un odio viscerale per l’Altra: la grande Patria spagnola, in questo caso, quella che rappresenta la Patria storica, la cultura e la lingua che ha creato i legami fra tutti i popoli della nazione.

Tuttavia, si è vero che amano la Patria, ma ancora di più amano l’individualismo gregario dei nostri giorni. Lo amano tanto che il nichilismo liberale-individualista, di sinistra costituisce in realtà il loro simbolo che più li distingue. E’ sicuro che invocano constantemente l’amore per la terra catalana, per le sue tradizioni folkloriche, per la sua lingua, la bellezza – innegabile -dei suoi paesaggi …..sentimenti assolutamente nobili e legittimi-molto di più, la verità che il distacco identitario che caratterizza attualmente il resto della Spagna –; ma si tratta di sentimenti identitari che non sono in grado di giustificare alcuna separazione. Come la potrebbero giustificare, quando “la povera Cataluña oppressa dalla Spagna” è soltanto una finzione storica impossibile da sostenere e il cui mito ha iniziato a germogliare alla fine del secolo XIX?

Tuttavia per loro è la stessa cosa. Cosa gli fornisce di più la vera identità del paese, profondamentre duale, tanto spagnola come catalana, di questo paese. Cosa gli forniscono di più tutte le considerazioni storiche, culturali, linguistiche. Cosa più gli da una identità profondamente ridicolizzata dagli stessi che pretendendo di difenderla. I catalani non esitano a far invadere il paese da centinaia di migliaia di mussulmani destinati a sostituire i catalani, quelli che in Cataluña hanno i loro morti. Cosa di più gli fornisce tutto questo. Se vogliamo l’indipendenza, come richiede dal più profondo il cuore separatista, è per la semplice ragione che così lo vogliamo, così lo abbiamo deciso, così noi abbiamo la santa e reale voglia di separazione. Punto.

Catalani in piazza

E visto che di punti parliamo, sembra come se la polizia avesse disposto di mettere fine ai si che avrebbero dovuto terminare da molto tempo. Tuttavia soltanto all’apparenza: che si vada a sapere cosa può accadere con questa banda di codardi , pusillanimi e chiacchieroni che ci governano e che hanno appena realizzato una autentica impresa mai vista. Per la prima volta nella Storia, un Governo, che dispone di tutta la forza della ragione, della legge e- soprattutto – delle armi, si sta confrontando con un colpo di Stato rivoluzionario, opponendo a questo una azione giudiziaria davanti ai tribunali, attuando una azione di forza soltanto dopo, molto dopo, quando ormai è tardi .
Tutto questo per cercare di calmare la bestia. Tutto per la sua paura che la ciurma di comunisti della CUP, appoggiata da quelli di Podemos e acconsentita da una insieme di secessionisti, mettano anche i puntini rivoluzionari sui si assaltando le strade e sangue e fuoco tra adesso ed il 1° di Ottobre.

Chi metterà altri puntini sui si? Chi finirà guadagnando, realizzando la sovranità, nella situazione ecezionale – eccezionale come tutte le rivoluzioni- che sta vivendo la Cataluña?
” E’ sovrano- ce lo dice Carl Schmitt- colui che decide su una situazione eccezionale”. E in Spagna, da circa quaranta anni, dall’arrivo della democrazia che ha aperto tutte le porte per la decomposizione della Patria e a tante cose di più, esiste una unica forza che decide , che prende l’iniziativa, impegnata a distruggere i vincoli che da circa cinquecento anni caratterizzano al nostra unità politica, e da ben duemila- dalla Hispania romama – la nostra unità affettiva e culturale.

In modo che soltanto tale forza continia a decidere per tutti…..

Fonte: El Manifiesto

Traduzione. Luciano Lago

via Controinformazione

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