La lunga mano di Soros sui Balcani

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Lo scorso 22 settembre il Primo Ministro albanese Edi Rama ha incontrato George Soros durante la sua visita negli Usa. Nulla di sorprendente visto che Rama è di fatto considerato un uomo di Soros nei Balcani, essendo stato membro del consiglio di amministrazione del ramo albanese della Open Society Foundation, fondata proprio da Soros nel 1993 e non a caso nel 2013 era presente al matrimonio del magnate ungherese naturalizzato statunitense.

L’ex sindacco di Tirana, Lulzim Basha, durante una sua visita a Washington aveva definito Edi Rama “il principale investimento di George Soros in Albania”, aggiungendo che a causa del suo criticismo nei confronti del magnate e del suo sostegno al Presidente Trump, era diventato bersaglio delle organizzazioni di Soros: “Sono attaccato da lui, dai suoi uomini e anche dai media internazionali perché sono un sostenitore di Trump”.

L’attacco alla Procura Generale

Il legame tra Soros e Rama era già emerso lo scorso febbraio durante lo scontro tra la Procura Generale d’Albania, Adriatik Llalla e l’ambasciatore statunitense Donald Lu, accusato di essere un agente di Soros e di voler manipolare dall’interno la politica albanese.

Lu aveva accusato il Procuratore Generale Llalla di essere contro la riforma della giustizia nel Paese, tanto auspicata da Rama, da Soros e dall’ex amministrazione Obama che aveva pienamente appoggiato il Partito Socialista del Primo Ministro.

Il Procuratore LLalla era arrivato al punto di accusare Lu di minacce dirette nel caso in cui non avesse appoggiato i pacchetti e le riforme giudiziarie ma non solo: “In più di un’occasione l’ambasciatore Lu aveva fatto pressione sulla Procura Generale affinchè venissero chiuse inchieste nei confronti di aziende sospettate di aver violato le leggi albanesi”.

Insomma, la triangolazione tra Rama, Soros e l’amministrazione democratica statunitense è da tempo ben nota, del resto è stato proprio quest’ultimo a sostenere anche la fallimentare corsa alla Casa Bianca di Hillary Clinton.

Le interferenze in Italia

L’ingerenza da parte sia dell’amministrazione Usa che di Soros nelle faccende interne di Stati sovrani è risaputa e questo lo sa bene anche l’Italia, basta ricordare il caso dell’ex ambasciatore statunitense a Roma, John R. Philips, che si schierò a favore del “si” al referendum voluto da Renzi, affermando che la vittoria del “no” sarebbe stato un passo indietro per l’Italia; la stessa cosa la fece poi l’ex presidente Obama:” Il ‘sì’ al referendum aiuterà l’Italia. Le riforme sono quelle giuste. Spero che Matteo resti al timone, faccio il tifo per lui”.

Più di recente, i post in favore della onlus attiva nell’accoglienza degli immigrati, la “Welcome Refugees Italia”, pubblicati dal Consolato statunitense di Milano sulla propria pagina Facebook.

Non bisogna inoltre dimenticare la visita di Soros a Palazzo Chigi a inizio maggio per incontrare il premier Gentiloni, proprio in concomitanza con lo scoppiare del caso ONG/traffico di immigrati. Soros, attraverso la sua “Open Society”, è uno dei principali finanziatori delle attività in mare delle Ong tra cui la maltese Moas, ma anche l’organizzazione Avaaz, un gigante americano della solidarietà, collegato a MoveOn, un gruppo di pressione americano ricollegato più volte a Soros.

L’Ungheria e la rotta balcanica

L’esecutivo ungherese intanto denuncia il fatto che Paesi conservatori come Polonia e la stessa Ungheria sono divenuti bersaglio dell’Unione Europea per aver messo in atto un’opera di contrasto nei confronti di ciò che viene definito come “piano Soros per l’immigrazione di massa”, approvato dai vertici dell’Unione Europea, che dovrebbe permettere l’ingresso di milioni di immigrati per poi ridistribuirli all’interno dei Paesi membri.

L’incontro citato all’inizio tra Soros e il premier albanese Rama a Washington potrebbe essere ricollegato anche alla questione dell’immigrazione. Infatti non è da escludere che le ONG stiano pensando a un’eventuale apertura a sud della rotta balcanica attraverso i confini greci, macedoni ed albanesi ora che al largo delle coste libiche l’attività dei “barconi” è diventata più problematica in seguito agli accordi Italia-Libia e nel momento in cui Ungheria e Polonia fanno muro. Non a caso Albania, Macedonia e Grecia sono tre Paesi dove le lobby legate a Soros sono particolarmente presenti e attive. Nei prossimi mesi sarà dunque utile tenere gli occhi puntati sull’area balcanica per la questione immigrati.

L’articolo La lunga mano di Soros sui Balcani proviene da Gli occhi della guerra.