da Global Times

L’ambasciata degli Stati Uniti in Israele è stata trasferita da Tel Aviv a Gerusalemme, con Ivanka Trump, Jared Kushner e molti funzionari statunitensi che hanno partecipato alla cerimonia di inaugurale. Ma la mossa ha innescato intensi scontri tra la polizia israeliana e i manifestanti palestinesi, provocando almeno 41 morti.

Donald Trump ha promesso di trasferire l’ambasciata a Gerusalemme durante la sua campagna presidenziale del 2016, ma nessuno lo prese sul serio. Anche quando Washington ha riconosciuto Gerusalemme come capitale israeliana l’anno scorso, molti avevano ipotizzato che la Casa Bianca avrebbe potuto rimandare il trasferimento dell’ambasciata. Ma ora il presidente degli Stati Uniti ha davvero adempiuto alla sua promessa.

Sembra che non ci sia una logica chiara dietro la mossa di Gerusalemme. Il trasferimento sicuramente farà infuriare i palestinesi e offenderà l’opinione pubblica araba, e potrebbe persino innescare una nuova rivolta in Palestina. Washington sembra stia creando problemi dal nulla.

Ma Trump non è così illogico. Il suo comportamento spericolato riflette  fiducia compiaciuta nella forza di Washington. Trump ritiene che gli ex presidenti degli Stati Uniti non abbiano sfruttato appieno la potenza del paese. Si può approfittare del peso globale di Washington per creare con la forza nuove realtà. L’insoddisfazione nel mondo esterno non può ostacolare l’attuazione delle sue dure politiche.

Trump è apparentemente convinto che i palestinesi arrabbiati non possano creare problemi e che l’insoddisfazione tra i paesi arabi non si trasformerà in resistenza contro gli Stati Uniti, specialmente perché i conflitti tra Iran e paesi arabi sunniti sono più acuti di quelli tra Israele e Palestina. Anche Israele condivide una posizione comune con gli stati sunniti sulla questione iraniana.

Sia Israele che l’Arabia Saudita hanno sostenuto il ritiro di Washington dall’accordo nucleare iraniano, e Riyadh è altamente rappresentativa dei paesi del Medio Oriente. Forse Washington crede che la soppressione dell’Iran possa alleviare la rabbia degli stati sunniti contro il trasferimento dell’ambasciata.

La forza significa tutto, e quindi Trump attribuisce maggiore importanza al rilancio dell’economia americana e all’aumento del budget della difesa rispetto al soft power. E’ stato deciso nel lanciare una guerra commerciale.

I cinesi devono aver ben chiaro che la forza è tutto ciò che importa a Washington nei futuri negoziati. Le regole e la moralità saranno rispettate solo se utili agli Stati Uniti. Altrimenti saranno abbandonati.

Washington ha approfittato della sua posizione dominante per acquisire maggiori benefici in un ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti. Ma ora gli statunitensi credono che i benefici ottenuti dall’ordine mondiale siano esigui e che gli Stati Uniti debbano costringere altri paesi ad arrendersi alla sua volontà in modo da accumulare maggiori benefici. In questo modo, il mondo sarà trascinato in un nuovo tumulto.

La Cina dovrebbe aumentare la sua forza, in particolare la deterrenza strategica. Le prestazioni della Cina in questo senso determinano la misura in cui gli Stati Uniti ci rispettano. D’altra parte, la Cina non dovrebbe provocare gli Stati Uniti. Una strategia difensiva dovrebbe essere la base della politica della Cina su Washington. Ma Pechino dovrebbe essere sicura che Washington non possa permettersi uno scontro con noi in ogni campo. Dovremmo attenerci ai nostri interessi principali e convivere pacificamente con gli Stati Uniti.

Washington sta agendo in modo duro ma nel frattempo il suo fronte di battaglia globale si sta riducendo. Questa combinazione di aggressività e contrazione fornisce lo sfondo per le tattiche dell’amministrazione Trump.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)