Un video pubblicato da un canale Houthi mostra alcuni combattenti, armati e vestiti con una muta da sub, festeggiare su quello che sembra essere un Remus 600, drone sottomarino (UUV – Unmanned Underwater Vehicle) della Marina statunitense.

L’UUV in questione sarebbe stato catturato vicino alle coste yemenite e, secondo quanto riportato da Al-Masdar, la marina Houthi avrebbe dichiarato che il drone appartiene alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita, principale avversario dello stesso gruppo armato in Yemen. Nel video (ripreso su military.com) un uomo che parla in arabo afferma che l’UUV è stato inviato dai nemici americani. Il Comando Centrale della Marina statunitense (CENTCOM) non ha ancora commentato l’accaduto, mantenendo, per il momento, il segreto sull’episodio.

Il mezzo in questione, il Remus 600, è un UUV lungo circa 4.2 metri, pesante circa 240 chilogrammi, sviluppato dall’Ufficio per la Ricerca Navale del Dipartimento della Difesa. Questo sistema permette agli operatori da remoto della Marina USA di immergersi ad una profondità di 180 metri (600 piedi, ndr), in modo tale da poter svolgere missioni senza correre alcun rischio. I suoi compiti sono vari e vanno dalla mappatura dei fondali oceanici al lavoro di dragamine; oltre a ciò, questo UUV può essere utilizzato anche per studi meteorologici. Un drone non utilizzato quindi per scopi militari effettivi, a differenza degli altri UUV sviluppati dalla Marina statunitense che, a partire dal 2016 grazie ad un investimento di 600 milioni di dollari dal Pentagono, possono essere utilizzati con scopi aggressivi, quali il lavoro di intelligence, la sorveglianza e la ricognizione su vaste aree di territorio.

Non è il primo caso in cui i combattenti Houthi si confrontano con le forze USA presenti in Medio Oriente: già nell’ottobre 2016 dalle coste dello Yemen sarebbero stati sparati missili contro navi statunitensi. Dopo l’attacco, dal cacciatorpediniere lanciamissili USS Nitze sarebbe partita una rappresaglia a base di Tomahawk contro installazioni radar. Nel novembre dell’anno successivo i ribelli sarebbero riusciti ad abbattere un MQ-9 Reaper (v.articolo), intercettato con un missile terra-aria.

I principali commenti alla notizia riportata dal giornale statunitense vanno dal perché un drone spia debba essere di un colore tanto acceso alle lamentele per la mancanza di un sistema di autodistruzione.