Negli ultimi mesi, i politici americani hanno presentato al pubblico una costante raffica di dichiarazioni sulle varie roccaforti dello Stato Islamico (ISIS) in Iraq e in Siria che cadono nelle loro mani una dopo l’altra. Si può ricordare che l’anno scorso il cosiddetto Stato Islamico ha perso entrambe le sue capitali: la città irachena di Mosul e la città siriana di al-Raqqah. In effetti la suddetta formazione radicale wahabita ha già perso tutte le sue rivendicazioni territoriali nel Levante.

La velocità con cui l’ISIS ha ceduto i suoi territori può portare un osservatore casuale alla conclusione che i suoi militanti siano semplicemente svaniti nella nebbiosa foschia del mattino. Vale la pena ricordare che già nel 2016 i signori della guerra ISIS sono iniziati ad arrivare in Libia, sia dalla Siria che dall’Iraq, per valutare la terribile situazione in cui versava questo paese, praticamente invariata dal rovesciamento di Muammar Gheddafi.

La logica alla base della loro decisione di trasferire la maggior parte dei loro beni in Libia è piuttosto semplice, dal momento che non c’è un vero governo da almeno sette anni. I media occidentali hanno suggerito che i militanti dell’ISIS avrebbero probabilmente devastato la Libia se cacciati dall’Iraq e dalla Siria. Allo stesso tempo, ci sono stati parecchi rapporti sulle operazioni ISIS in corso in Afghanistan, con una frequenza in rapida crescita.

Ai livelli più alti della leadership all’interno dell’organizzazione terroristica, sono stati impartiti gli ordini per iniziare una campagna di guerra asimmetrica nel caso in cui l’ISIS subisca una catastrofica sconfitta sul campo di battaglia. Tuttavia, prima che possa iniziare una campagna di questo tipo, i simpatizzanti dell’ISIS devono raggiungere regioni lontane, sia in Siria che in Iraq per iniziare a formare distaccamenti partigiani. Inoltre, i militanti dell’ISIS avrebbero dovuto disperdersi in modo poco appariscente tra le popolazioni locali, creando cellule dormienti per riprendere le ostilità “al momento giusto”.

E’ possibile che i militanti dell’ISIS fuggano in massa dalla regione anche verso l’Asia centrale o l’Europa, sotto la copertura dello status di rifugiato, creando cellule dormienti simili all’estero e ponendo una minaccia permanente per la sicurezza in Europa. Abbiamo anche sentito che molti militanti dell’ISIS in Iraq e in Siria sono morti in battaglia o sono stati giustiziati, alcuni si sono arresi e alcuni sono stati fatti prigionieri. Ma ciò che disturba è che non ci sono cifre esatte. L’unica cosa che si può affermare con certezza è che la maggioranza assoluta di loro è riuscita a sfuggire alla punizione. Allora, dove sono adesso?

Ricordo che quattro anni fa la CIA avrebbe annunciato che c’erano circa 50.000 militanti dell’ISIS che operavano in Iraq e in Siria. Altri organismi governativi avrebbero dato cifre due volte più alte. Per quanto riguarda i leader curdi locali, hanno affermato che il numero era di 200.000. Secondo un rapporto pubblicato dall’esercito iracheno nell’agosto 2017, c’erano almeno 30.000 mercenari stranieri che combattevano con l’ISIS in Iraq, inclusi 8.000 europei e 6.000 tunisini. Presumibilmente, circa 28.000 furono uccisi. A dicembre 2016, il Pentagono annunciò la cifra di 50.000 combattenti dell’ISIS uccisi in Iraq e in Siria in due anni. L’anno successivo parlò di 40.000 mercenari stranieri neutralizzati solo in Siria.

Ovviamente, nessuna delle fonti sopra citate può essere verificata, tuttavia è chiaro che le perdite subite dall’ISIS siano state notevolmente esagerate. Dopotutto, se i militanti defunti non sono decine di migliaia, Washington non avrebbe alcuna giustificazione per la sua attuale presenza in Iraq e in Siria, dato che il suo contributo alla reale lotta contro il terrorismo è trascurabile. Vale anche la pena di chiedersi: come mai se un numero così elevato di militanti fosse stato ucciso, non sarebbero state trovate prove nelle fosse comuni? Inoltre, non dobbiamo dimenticare che migliaia di persone catturate dai militanti dell’ISIS sono ancora segnalate come disperse. I loro parenti stanno ancora cercando di stabilire il loro destino, assumendo che siano sfuggiti alla custodia dopo la sconfitta dell’ISIS in Iraq e in Siria. Pertanto, anche se alcune tombe dovessero essere trovate nelle città occupate in Siria e in Iraq, è molto probabile che possano essere quelle degli ostaggi presi e ridotti in schiavitù dall’ISIS, poiché è improbabile che quei militanti proverebbero a trasportarli in altre regioni del mondo.

Il coordinatore dell’UE per la lotta al terrorismo, Giles de Kerchove, ha annunciato lo scorso agosto che circa 5.000 militanti europei sono stati addestrati in Siria e Iraq, e che un terzo di loro è tornato a casa. Se questa affermazione è vera, i servizi di sicurezza europei non li avrebbero identificati, considerato soprattutto che solo l’1% di quelli tornati a casa sono stati immediatamente arrestati all’arrivo? Si scopre che i militanti dell’ISIS, sfuggiti alla morte e rimasti in libertà, ora combattono le forze armate siriane nel tentativo di distruggere la Siria. In qualche modo, i funzionari americani sono stati sempre in grado di trovare un linguaggio comune con i terroristi, quando ciò si adatta ai loro interessi.

Il mistero dei militanti “spariti” è stato risolto dall’agenzia siriana SANA , la quale ha riferito di un’altra “operazione della CIA” ed ha filmato elicotteri militari occidentali in arrivo per soccorrere i militanti dell’ISIS in combattimento. In pieno giorno i velivoli della coalizione guidata dagli Stati Uniti furono visti evacuare i loro nemici giurati, ciò che fu successivamente confermato [in inglese] dalla BBC britannica. Un mese prima, gli inglesi riferirono che più di 250 comandanti sul campo e 3.500 membri delle loro famiglie furono evacuati dalla stessa al-Raqqa, nel nord del paese, dalla stessa coalizione guidata dagli Stati Uniti. Da lì, alcuni militanti sono stati in grado di viaggiare attraverso il confine verso la Turchia o di scomparire mescolandosi alle popolazioni locali.

E qui è esposta la verità sui “combattenti per la libertà” filo-occidentali. La loro causa cambia con i capricci dei loro sponsor stranieri, e quando la sponsorizzazione non è più fattibile, la narrazione collassa completamente, esponendoli come i mercenari e i terroristi che erano fin dall’inizio. E nonostante questo, gli Stati Uniti e i suoi partner stanno ancora tentando di salvarli per usarli in futuro.

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Articolo di Martin Berger apparso su New Eastern Outlook il 3 marzo 2018
Traduzione in italiano di Cinzia Palmacci per SakerItalia