Continua la saga (leggetevi qui la prima e la seconda puntata) di Sergej Skripal: “la spia avvelenata, insieme alla figlia, dai sicari di Putin”.

“Uno show da circo”, come l’ha definita il solitamente compassato Lavrov, ministro degli esteri russo. E così, mentre nessun giornalista riesce ancora a intervistare qualcuno dei fantomatici “21 cittadini di Salisbury intossicati con il Sarin” e mentre “il panico dilaga a Salisbury” (verosimilmente per la coreografica presenza di ben 140 soldati in tuta NBC e per l’ordine dato a tutti di “lavare vestiti e cose”), il primo ministro Theresa May annuncia che “molto probabilmente”, sono stati i Russi a compiere questo “atto di guerra”. Affermazione basata sul responso dei laboratori militari di Porton Down (sulla fine che fanno i suoi esperti, si legga qui o qui): “la sostanza usata per l’attacco risulta appartenere a un gruppo di gas nervini chiamati Novichok e prodotti in Russia”.

Ma perché mai i russi avrebbero dovuto usare una fantomatica sostanza che ricondurrebbe unicamente a loro? E se invece dei russi, fossero stati, (come già ipotizzavamo) i servizi inglesi? Ci sarebbe un ottimo motivo a riguardo. Come rivelato da The Telegraph, Skripal collaborava con Christopher Steele, autore del dossier diffamatorio contro Trump che è alla base dell’attuale Russiagate. Una minaccia dell’establishment, dominato dai Clinton, per far tacere Skripal? Molto probabile. Comunque, continuate a seguirci. La saga continua.

Francesco Santoianni

via L’Antidiplomatico