Nel tentativo di influenzare il presidente Donald Trump, lo stato del Qatar ha quadruplicato le sue spese di lobbying negli Stati Uniti nell’ultimo anno. Doha ha speso 16,3 milioni di dollari per attività di lobby nel 2017, quasi quattro volte i 4,2 milioni di dollari spesi nel 2016. Ha anche impiegato 23 società di lobbying, rispetto alle sette del 2016, secondo documenti federali esaminati dal Wall Street Journal. Lo Stato del Golfo ha cercato di corteggiare amici, accademici e personaggi dei media vicini al presidente per influenzare la politica degli Stati Uniti. Ciò in seguito alla crisi diplomatica con l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Egitto che hanno rotto i legami con il Qatar nel giugno 2017, accusandolo di fomentare disordini regionali, sostenere il terrorismo e avvicinarsi troppo all’Iran. Accuse che Doha nega. Gli Stati Uniti, strettamente alleati dei Paesi di entrambe le parti, si sono trovati nel mezzo e hanno cercato senza successo di mediare.

Il Qatar ha così raccolto una lista di 250 persone influenti vicine a Trump. La lista è stata preparata dal ristoratore di New York Joey Allaham e dal suo socio lobbista, ex aiutante del senatore Ted Cruz, Nick Muzin. Il loro elenco comprendeva l’accademico filo-israeliano Alan Dershowitz, l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee (padre della portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders), l’investitore newyorkese Steve Witkoff e il conduttore radiofonico John Batchelor. Doha si è avvicinata allora a persone come l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, che ha dichiarato di aver lavorato per questo Paese in un’inchiesta e di aver visitato Doha poche settimane prima di diventare avvocato personale di Trump ad aprile.

Gli avversari di Doha hanno messo su una formidabile offensiva. Gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita hanno sborsato circa 25 milioni di dollari ciascuno nello stesso periodo e hanno alleati come Elliott Broidy, businessman repubblicano vicino a Trump. Nel maggio dello scorso anno, Broidy ha finanziato una conferenza sul Qatar e sui Fratelli Musulmani, un gruppo islamista che l’Egitto e altri rivali di Doha hanno accusato di terrorismo. Broidy ha citato in giudizio il Qatar per aver hackerato le sue e-mail. Ma il Qatar nega le accuse.

Il Qatar ospita il quartier generale in Medio Oriente delle forze aeree statunitensi. Ma un funzionario dell’amministrazione ha detto che gli Stati Uniti temono che la spaccatura potrebbe consentire all’Iran di rafforzare la sua posizione nel Golfo se Teheran appoggiasse Doha. Trump vuole che “la controversia sia attenuata e alla fine risolta, in quanto beneficia solo l’Iran”, ha detto una portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. In effetti, Teheran ha aperto il suo spazio aereo alla Qatar Airways quando i sauditi e gli altri hanno chiuso i loro, e il Qatar ha ristabilito le relazioni diplomatiche con l’Iran.

A gennaio, i lobbisti del Qatar hanno anche avvicinato Morton Klein, capo della Sionist Organization of America, e lo hanno presentato allo Sheraton Grand Doha Resort, hotel a cinque stelle ai leader del Paese. Ciò includeva un incontro con l’emiro Tamim bin Hamad al-Thani. Klein ha detto che i funzionari di Doha hanno promesso di ritirare un documentario di Al Jazeera, critico nei confronti dei sostenitori di Israele negli Stati Uniti, di eliminare i libri antisemiti da una fiera del libro di Doha e lavorare per liberare gli israeliani rapiti. Lo scorso autunno, Trump ha incontrato lo sceicco Tamim a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo una settimana dall’incontro, la compagnia aerea statale Qatar Airways ha annunciato che avrebbe acquistato sei aerei Boeing del valore 2,16 miliardi di dollari. Boeing ha rifiutato di commentare.

L’articolo Così la potente lobby del Qatar
influenza le politiche di Trump
 proviene da Gli occhi della guerra.