Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 07.03.2018

Nel fare una mossa molto significativa, la Russia ha posto il veto a una risoluzione voluta da USA e scritta dagli inglesi sullo Yemen volta ad accusare l’Iran di finanziare il “terrorismo” nel Paese, devastato dall’invasione della coalizione saudita. Anche se non era la prima volta che la Russia poneva il veto agli Stati Uniti, il veto russo su un Paese e un conflitto in cui non è direttamente coinvolta è un’azione senza precedenti, il cui significato non può essere negato. D’altra parte, il suo significato si moltiplica considerando non solo le tensioni tra Stati Uniti e Russia, ma anche come altro esempio della politica russa di sfida al dominio globale dagli Stati Uniti impedendone le mosse arbitrarie volte ad usare Paesi e regimi come pedine di uno scacchiere. Pertanto, vista come estensione della politica russa in Siria, chiaramente sventando obiettivi e politica del “cambio di regime” statunitensi, questa mossa sembra un altro messaggio a Stati Uniti ed alleati in Europa e altrove, non possono dominare unilateralmente e dettare il sistema globale e la Russia si opporrà all’egemonia degli Stati Uniti non solo perché è alleata dell’Iran, ma anche perché considera questa opposizione un principio. Gli Stati Uniti non vedranno questa mossa se non come minaccia ai loro interessi, e di conseguenza hanno “avvertito” l’uso di altri mezzi per impedire ciò che i loro funzionari hanno ripetutamente definito “ruolo destabilizzante dell’Iran” nella regione. Mentre i funzionari statunitensi hanno detto che la Russia “protegge” l’Iran, l’ironia è che la Russia non è coinvolta nel conflitto nello Yemen iniziato nel 2015. Al contrario, sono gli Stati Uniti ad esservi direttamente coinvolti, fornendo armi per miliardi di dollari ai Paesi della coalizione saudita e identificandogli gli obiettivi da colpire indiscriminatamente usando la loro superiore forza aerea.
Ironia della sorte, mentre l’amministrazione Trump accusa l’Iran di violare le sanzioni allo Yemen e di fornirgli missili, l’amministrazione Obama non credeva che gli huthi fossero “marionette” dell’Iran o che avessero un’alleanza ideologica. In tale contesto, la risoluzione non aveva nulla di sostanziale e credibile se non la mera estensione della politica ostile all’Iran dell’amministrazione Trump, evidente con eliminazione dell’accordo nucleare, imposizione di altre sanzioni, annullamento della capacità missilistica dell’Iran e reazione all’ascesa dell’Iran a potenza regionale. Quindi, con un chiaro rifiuto agli Stati Uniti, il Ministro degli Esteri russo Lavrov affermava che “è prima necessario attuare pienamente il piano d’azione congiunto globale. Se si vuole discutere altre questioni riguardanti Iran e Yemen in questo formato o in un altro, va fatto con la partecipazione volontaria dell’Iran e secondo il consenso piuttosto che con ultimatum o sanzioni”. Ciò significa evidentemente che la Russia sostiene l’Iran non solo in Siria, ma anche in altri teatri strategici e diplomatici. Mentre il veto illustra il sostegno sullo Yemen, la dichiarazione di Lavrov contraddistingue altre aree e un approccio completamente diverso da quello di Stati Uniti ed alleati, indicando l’ascesa della Russia a potenza globale in grado di esercitare influenza, evidente anche dal fatto che la risoluzione alternativa della Russia, che non menzionava l’Iran, veniva approvata all’unanimità dal Consiglio.
La rabbia contro la Russia è quindi,estrema, che va dall’accusa di “proteggere l’Iran” a chiamarla una delle peggiori minacce agli interessi di Stati Uniti ed alleati nella regione. Così, mentre il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita cercava di convincere la controparte russa poche ore prima del voto a sostenere la risoluzione, l’esito del voto portava il giornale dei Saud al-Arabiya a dichiarare che: “La Russia ha una propensione così forte nei confronti dell’Iran che minaccia la sicurezza di tutti i Paesi del Golfo, nonostante l’apparente vicinanza tra Golfo e Russia e gli incontri tra le parti. Tuttavia, tutti sanno che l’Iran ci combatte tramite i suoi delegati, rifornendoli continuamente di armi (specialmente prodotte in Russia o Iran) nello Yemen. Ciò significa che la guerra non avrà fine”. Inoltre affermava che: “La Russia ora è completamente contro i nostri interessi e la nostra sicurezza. Dovremmo chiederle di chiarire la posizione nei nostri confronti. Ci vende armi ed anche attraverso l’Iran alle milizie che ci minacciano. Quindi silura una mossa per impedirgli di vendere le armi che ci minacciano, come se cercasse di avvantaggiarsi a spese della nostra sicurezza! Questa è la logica di un mercante di guerra e non di uno Stato che costruisce relazioni internazionali su una premessa sana e sostenibile”. Mentre l’elenco di tali accuse è infinito, ciò che prova ironicamente è che le relazioni Russia-Iran sono ben oltre lo stadio tattico di una calcolata cooperazione militare, e che la crescente influenza dell’Iran non minaccia gli interessi russi in Medio Oriente. Ciò che è evidente anche qui è, per la grande delusione dell’occidente, che entrambi i Paesi si avvicinano con un’alleanza attentamente costruita per controbilanciare la volontà egemonica USA-Arabia Saudita che continua ad intravedere spesso la possibilità di una guerra diretta tra Iran e rivali regionali ed extra-regionali. La Russia quindi si pone da nuovo equilibrio regionale, sostituendo gli Stati Uniti con niente meno che una sfida molto seria.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito Aurora