Un nome, quello dell’agente della Cia Michael D’Andrea, tornato in voga durante le recenti proteste scoppiate in Iran. Ma chi è davvero D’Andrea? Michael Morell, ex vicedirettore dell’intelligence Usa, lo ha descritto come “uno dei migliori agenti della sua generazione”. Altri (ex) colleghi lo reputano scontroso, aggressivo, poco propenso al lavoro di squadra e scarsamente collaborativo. L’opinione pubblica gli ha affibbiato una serie di soprannomi che hanno contributo ad aumentare il culto dell’agente misterioso: Undertaker, Dark Prince e Ayatollah Mike. Ufficialmente Michael D’Andrea non è nessuno, perché lavora ancora sotto copertura. È lui l’uomo che Donald Trump, lo scorso 2 giugno, ha scelto per gestire le operazioni dell’intelligente degli Stati Uniti contro la Repubblica Islamica dell’Iran. A tracciare il profilo di questo “principe oscuro” è Newsweek.

Nella Cia dal 1979

Come spiega il giornale statunitense, Dark Prince – questo il suo nickname “di battaglia” – non è uno che ama i riflettori puntati addosso. Sebbene sia entrato a far parte della Cia nel 1979, la sua identità rimane sconosciuta – nonostante gli importanti incarichi ricoperti, come la direzione del CTC, il centro antiterrorismo dell’intelligence americana. Dopo aver guidato il CTC per 9 anni, a giugno ha ottenuto il nuovo incarico come capo delle operazioni dell’intelligence Usa contro Teheran. Non è un compito semplice: com’è noto, gli Stati Uniti non hanno un’ambasciata in Iran e il paese islamico è molto attento nei confronti di chiunque sia sospettato di lavorare per Washington.

D’altro canto non va dimenticato che proprio gli Usa furono i “registi” del colpo di stato del 1953, quando la Cia fece cadere Mossadeq con l’Operazione Ajax. Inoltre, la strategia aggressiva dell’amministrazione Trump nei confronti di Teheran ha reso ancora più difficile e tumultuose le relazioni tra i due paesi. Nonostante questo, l’ex avvocato della Cia, Robert Eatinger, ha dichiarato che D’Andrea è adatto per questo ruolo delicato. “Può eseguire un programma molto aggressivo, ma in modo molto intelligente”, ha sottolineato.

“Dark Prince”, l’agente convertito all’Islam

Anche il New York Times si è occupato di Dark Prince, in un articolo pubblicato lo scorso luglio. D’Andrea, scrive l’illustre quotidiano, è cresciuto nel nord della Virginia in una famiglia con legami di lunga data con l’intelligence. Ha incontrato sua moglie, che è musulmana, in una missione all’estero della Cia, e si è convertito all’Islam per sposarla. Le opinioni personali di Ayatollah Mike sull’Iran non sono note: ciò che è risaputo è che è un ufficiale capace di azioni piuttosto aggressive, per il quale vale il proverbio “il fine giustifica i mezzi”.

Come spiega il New York Times, infatti, negli anni immediatamente successivi all’11 settembre 2001, D’Andrea e i suoi uomini hanno condotto interrogatori impiegando tecniche di tortura. Tant’è che nel 2014 una commissione del Senato degli Stati Uniti ha pubblicato la sintesi del rapporto sulle pratiche e le “tecniche di interrogatorio rafforzate” utilizzate dalla Cia contro prigionieri catturati dai militari statunitensi in Medio Oriente durante la guerra contro i terroristi di al-Qaeda. Gli agenti sotto la sua direzione hanno inoltre svolto un ruolo chiave nel 2008 nell’uccisione di Imad Mugniyah, il capo delle operazioni internazionali di Hezbollah, assassinato in Siria nel 2008. Oltre a questo, Michael D’Andrea è stato il protagonista della guerra dei droni in Pakistan contro Al-Qaeda e della caccia a Osama Bin Laden.

Quale ruolo nelle recenti proteste?

All’indomani delle proteste contro il carovita che hanno interessato alcune città della Repubblica Islamica, il procuratore generale dell’Iran Mohammad Jafar Montazeri ha dichiarato che “la mente del progetto è un americano di nome Michael D’Andrea, ex Capo del centro antiterrorismo della Cia” il quale, secondo Teheran, avrebbe agito di concerto con Israele e Arabia Saudita. Come riporta il New York Times, l’amministrazione Trump ha negato di essere coinvolta nelle proteste e la stessa intelligence ha rifiutato di commentare. Al momento è difficile stabilire il ruolo esatto di D’Andrea e dell’intelligence americana nelle recenti manifestazioni anti-governative, anche se la chiave di lettura interna appare più concreta di quella dei manovratori esterni evocati da Khamenei – il che non esclude del tutto un interessamento esterno, magari postumo alle prime manifestazioni, delle potenze straniere rivali di Teheran.

Ciò che è certo è che contro l’Iran Trump si è affidato ad un ufficiale esperto ma dal passato controverso, che non ha mai esitato a impiegare metodi “non convenzionali”. Di lui ha scritto recentemente anche Robert Fisk, corrispondente di lunga data nel Medio Oriente e giornalista dell’Independent: “Michael D’Andrea, l’agente responsabile delle operazioni in Iran della Cia, è coinvolto negli ultimi eventi? Sicuramente lo è. Questo è il suo lavoro, non è vero? Ma perché tutto questo silenzio?”.

L’articolo Ecco chi è il “Principe nero”
dietro le operazioni della Cia in Iran
 proviene da Gli occhi della guerra.