Gli Elmetti Bianchi di nuovo alla ribalta

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Spesso mi viene chiesto di spiegare perché paesi come l’Iran appaiano così aggressivi nel farsi coinvolgere in guerre all’estero e nel creare alleanze che sanno destinate a provocare le peggiori e più paranoiche reazioni di alcuni dei loro vicini. La mia risposta è che la percezione della minaccia è sempre relativa rispetto a quale lato della barricata si guardano le cose. L’Arabia Saudita e Israele ovviamente percepiscono le azioni iraniane come aggressive, dato che tutti questi paesi competono per il dominio della stessa regione, ma l’Iran, circondato com’è da nemici potenti, può comunque definire difensive la sua attività, ed il suo tentativo di creare un cordone di alleati richiamabili al bisogno nel caso di una vera guerra.

Gli Stati Uniti e Israele sono, ovviamente, maestri nel vedere tutto come una minaccia, in modo da giustificare così ogni azione da loro ritenuta necessaria per difendersi da coloro che percepiscono come nemici. Esercitano persino l’extraterritorialità quando, ad esempio, Washington rivendica il diritto di inseguire alcune categorie di “terroristi” in paesi con i quali non è in guerra, ovvero in  particolare  Afghanistan, Yemen e Somalia. Israele fa altrettanto con i suoi attacchi contro il Libano e la Siria. Sia Tel Aviv che Washington hanno violato regolarmente la linea della legalità tracciata dalle convenzioni internazionali su ciò che consente l’avvio di una guerra “giusta” o “legale”: ovvero una minaccia imminente dell’uso della forza da parte di una potenza ostile. Né Israele né gli Stati Uniti sono stati realmente minacciati da un nemico o da più nemici negli ultimi settant’anni, quindi il significato di minaccia è stato ampliato per includere eventuali fatti postumi come per l’11 Settembre, o solo potenziali come nel caso di Israele e Iran.

Anche la definizione “da che lato della barricata” ha avuto alcuni interessanti sviluppi nel modo in cui i cosiddetti gruppi violenti “senza bandiera” vengono percepiti e rappresentati. Quasi tutte le definizioni di terrorismo più comunemente accettate includono termini che condannano  “l’uso di violenze di matrice politica contro civili per provocare uno stato di terrore”.

È abbastanza facile riconoscere inequivocabilmente alcuni gruppi come “terroristi”. Lo Stato Islamico in Siria (ISIS) e tutti i suoi affiliati calzano perfettamente alla definizione, ma anche in questo caso ci sono delle ambiguità da parte di quegli stati intervenuti teoricamente per sradicare i terroristi. Sappiamo da fonti attendibili che gli Stati Uniti hanno protetto le ultime roccaforti dell’ISIS al fine di mantenere il loro “diritto” di restare in Siria, basandosi, in teoria, sull’obiettivo dichiarato di voler distruggere totalmente il Califfato prima ritirarsi. Finché l’ISIS esisterà ancora in Siria, Washington avrà una giustificazione, palesemente illegale, della sua presenza.

Ci sono due gruppi in particolare che dovrebbero essere universalmente condannati come terroristi, ma che non lo sono per ragioni politiche. Sono i “Mujaheddin e Khalq” (MEK), dissidenti iraniani che hanno sede a Parigi e Washington, e i cosiddetti “Elmetti Bianchi” che sono stati attivi in Siria. Il MEK è particolarmente apprezzato da Israele e dai suoi amici all’interno dei circoli politici di Washington perché mantiene collegamenti all’interno dell’Iran che gli consentono di compiere assassinii e sabotaggi, e fin quando sono solo iraniani che muoiono, va tutto bene.

Il MEK è stato nella lista del Dipartimento di Stato delle organizzazioni terroristiche straniere fin da quando la lista è stata istituita nel 1997. La sua inclusione viene dalle responsabilità nell’uccisione di sei americani negli anni ‘70, e dal record di episodi di violenza all’interno e all’esterno dell’Iran da allora in poi. Il gruppo fu cacciato dall’Iran, gli fu negato rifugio in Francia, e alla fine fu armato e gli fu data una base militare dal leader iracheno Saddam Hussein, che lo usò per compiere attentati terroristici all’interno dell’Iran. Il MEK è comunemente considerato una setta guidata da  Massoud e Maryam Rajavi, marito e moglie. Ai suoi membri veniva richiesto di essere celibi, e ci sono testimonianze sull’uso considerevole di pratiche di lavaggio del cervello, torture fisiche, e violenti  pestaggi anche mortali, oltre a lunghi periodi di isolamento per chiunque osi mettere in dubbio la leadership. Un ricercatore che li ha studiati descrive le loro convinzioni come una “strana combinazione di marxismo e fondamentalismo islamico”. Come molti altri gruppi terroristici, il MEK ha un’ala politica, che opera alla luce del sole, denominata Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) che ha sede a Parigi, oltre ad un’altra organizzazione di prima linea chiamata “Executive Action” che opera a Washington.

Il MEK è stato nella lista dei gruppi terroristici fino al 2012, quando è stato tolto dall’elenco dei Nominati Speciali dall’allora Segretario di Stato Hillary Clinton. È stato rimosso [in inglese] a causa dei contratti multimilionari in dollari delle società di lobbying di Washington, esperte nel “lavorarsi” il Congresso grazie alle sostanziose parcelle per conferenze, che avevano indotto molti illustri americani ad unirsi al coro dei sostenitori dell’NCRI. Prima del 2012 le tariffe per parlare a favore del gruppo partivano da 15.000 dollari, ma poi aumentarono. L’ex governatore della Pennsylvania Ed Rendell ha raccolto[in inglese] a riguardo più di 150.000 dollari di onorario. Rudy Giuliani è stato ricompensato[in inglese] generosamente per anni con 20.000 dollari per ogni apparizione, e per brevi interventi di venti minuti. Tenete presente che il MEK era considerato un gruppo terroristico in quel momento, e accettare denaro da esso per promuovere i suoi interessi diventava la prova materiale di sostegno al terrorismo.

Gli amici stretti del gruppo [in inglese] comprendono importanti esponenti neocon come l’attuale Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton e gli ex direttori della CIA James Woolsey, Michael Hayden e Porter Goss, oltre agli ex generali Anthony Zinni, Peter Pace, Wesley Clark e Hugh Shelton. Anche conservatori tradizionali vicini all’amministrazione Trump come Newt Gingrich, Fran Townsend e il segretario dei trasporti Elaine Chao sono sostenitori dell’NCRI. In particolare, Townsend, in qualità di auto-proclamata specialista della sicurezza nazionale, è apparsa in televisione per accusare l’Iran, sostenendo che le sue azioni costituiscono “atti di guerra”, ma senza specificare di aver ricevuto denaro da un gruppo dell’opposizione iraniana.

La strategia vincente del MEK per farsi rimuovere dalla lista dei gruppi terroristi si è basata sull’uso dei soldi come mezzo per aprirsi la via attraverso un sistema politico corrotto. Più interessante, forse, è però la storia degli Elmetti Bianchi, che hanno appena ricevuto [in inglese] il premio Elie Wiesel per il 2019 dal Museo Nazionale dell’Olocausto con la motivazione “Questi volontari hanno salvato vite su entrambi i lati del conflitto siriano. Il loro motto è ‘Salvare una vita è salvare tutta l’umanità’ “.

Gli Elmetti Bianchi sono stati elogiati da coloro che odiano e vorrebbero rimuovere il governo del presidente siriano Bashar al-Assad per via del loro ruolo determinante nella campagna di propaganda, che cerca di fomentare violenza e utilizza informazioni inventate contro il governo di Damasco, rappresentandolo come colpevole di aver massacrato i propri cittadini. Questa propaganda ha lo scopo di terrorizzare la popolazione civile, e questo rientra nella definizione di terrorismo.

La copertura mediatica favorevole deriva dal documentario auto prodotto “The White Helmets”, che narra e promuove [in inglese] in maniera molto convincente “la storia di eroi della vita reale e di speranze impossibili”. È un esempio molto impressionante di propaganda, tanto da fargli vincere numerosi premi, tra cui l’Oscar per il Miglior Documentario Breve dell’anno scorso, e gli stessi Elmetti Bianchi sono stati nominati per il Nobel per la pace. Essenzialmente, comunque, è innegabile il fatto che il documentario abbia contribuito ad imprimere, nella percezione comune di ciò che sta accadendo in Siria, una descrizione del governo di Damasco in termini puramente negativi.

Recentemente, con l’approssimarsi dell’esercito Siriano alle posizioni degli ultimi Elmetti Bianchi  ancora operanti nel paese, il governo israeliano, coadiuvato dagli Stati Uniti, ha organizzato un’evacuazione umanitaria di emergenza dei membri del gruppo e delle loro famiglie trasferendoli prima in Israele e poi in Giordania. È stato riportato in un articolo [in inglese] della BBC che diceva “L’IDF ha comunicato di aver completato uno sforzo umanitario per salvare i membri di un’organizzazione civile siriana e le loro famiglie”, dicendo poi che le loro vite erano sotto una minaccia immediata. L’evacuazione degli sfollati siriani attraverso Israele è stato un gesto umanitario eccezionale. Sebbene Israele non sia direttamente coinvolta nel conflitto in Siria, i due paesi mantengono uno stato di guerra da decenni. Nonostante questo intervento, l’IDF ha affermato che “Israele continua a mantenere una politica neutrale nel conflitto siriano”.

Tutte le asserzioni israeliane sono prive di senso, incluso il suo rivendicato “umanitarismo” e la “neutralità” nella guerra siriana, avendo bombardato il paese quasi quotidianamente. Le scene accuratamente manipolate di eroismo in prima linea che sono state filmate e diffuse in tutto il mondo, rivelano il rapporto tra gli Elmetti Bianchi ed il gruppo, affiliato ad al-Qaeda, di Jabhat al-Nusra, nonché la loro partecipazione alla tortura ed all’esecuzione di oppositori “ribelli”. In effetti, gli Elmetti Bianchi operano solo in territori occupati dai rivoltosi, il che consente loro di plasmare la narrativa sia sulla loro identità, sia su cosa accade sul terreno.

Gli Elmetti Bianchi si sono recati in siti oggetto di bombardamento con le loro troupe cinematografiche al seguito, e una volta sul posto, senza osservatori indipendenti, sono stati in grado di organizzare e persino anche inscenare filmati comprovanti quello che volevano far credere. Sfruttando i loro agganci tra i media occidentali, gli Elmetti Bianchi sono diventati di fatto i principali “testimoni oculari” delle notizie su quello che stava accadendo in tutte quelle parti della Siria in cui i giornalisti europei e americani avevano giustamente paura di andare. Tutto questo all’interno di un più ampio e fruttuoso intento dei “ribelli” di produrre [in inglese] notizie false in modo da descrivere il governo di Damasco come totalmente proteso in crimini di guerra contro i civili, cosa che ha portato per ritorsione a diversi attacchi alle forze armate e alle strutture governative siriane da parte dell’esercito americano. Questa è la stessa identica versione dei fatti sostenuta sia da Tel Aviv che da Washington.

Forse l’accusa più seria contro gli Elmetti Bianchi consiste nell’evidenza di aver partecipato[in inglese] attivamente ad atrocità come torture e omicidi praticate dai loro sodali di al-Nusra. Sono state riportate numerose foto [in inglese] di Elmetti Bianchi in azione assieme a terroristi armati, ed anche mentre festeggiavano sui cadaveri di vittime di esecuzioni o di soldati iracheni uccisi. Gli appartenenti ai gruppi jihadisti considerano gli Elmetti Bianchi compagni “mujaheddin” e “soldati della rivoluzione”.

Quindi, il Museo Nazionale dell’Olocausto, che è finanziato dai contribuenti, ha assegnato un premio apparentemente prestigioso ad un gruppo terroristico, cosa che si sarebbe potuta evitare solo con una piccola verifica dei fatti. E il Museo avrebbe potuto anche intuire la maniera in cui gli Elmetti Bianchi sono stati usati per sostenere la propaganda israeliana nei confronti della Siria. Forse, già che ci sono, il Consiglio potrebbe anche verificare la stessa persona di Elie Wiesel, a cui il premio è intitolato. Wiesel era un cronista del vittimismo ebraico, ma contemporaneamente rifiutava ostinatamente di riconoscere ciò che Israele faceva ai palestinesi, e notoriamente mischiò [in inglese] fatti e finzione nel suo libro più venduto di memorie sull’Olocausto: “La notte”. Ironia della sorte, il premio e il beneficiario sono ben associati in questo caso, dato che il miscuglio di realtà e finzione riguarda sia Elie Wiesel che gli Elmetti Bianchi.

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Articolo di Philip Giraldi apparso su The Unz Review il 23 ottobre 2018
Traduzione in italiano di Pier Luigi S. per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]