di   Luciano Lago

Lo scambio di minacce e dichiarazioni al vetriolo, avvenuto negli ultimi giorni tra i due presidenti, Donald Trump e Hassan Rouhani, il leader supremo dell’Iran, incluse le dure parole del Segretario di Stato Mike Pompeo, ha fatto salire al massimo la tensione fra Washington e Teheran.

Questo dimostra, al tempo stesso, l’accelerazione dei preparativi per il piano di aggressione contro l’Iran elaborato da Washington e da Tel Aviv, mentre sull’Iran incombono le sanzioni varate dagli Usa che si prefiggono di bloccare interamente l’ export petrolifero della Repubblica Iraniana, un vero e proprio attro di guerra che gli USA dovrebbero utilizzare al fine di piegare Teheran ed imporre un cambio di regime nel paese.

Alle esplicite minacce di Washington hanno replicato le massime autorità militari iraniane, manifestando più volte, in questi ultimi giorni, l’intenzione di chiudere lo Stretto di Hormuz al passaggio delle petroliere del Golfo. Kioumars Heydari, comandante delle truppe di terra, ha dichiarato che lo stretto di Hormuz “deve essere o sicuro per tutti o insicuro per chiunque”.
La chiusura dello stretto sarebbe una mossa che strangolerebbe le esportazioni energetiche della regione ma che innescherebbe sicuramente una dura reazione militare degli Stati Uniti. Si avrebbe, con questa azione, la immediata risposta iraniana ad un atto di guerra deciso unilateralmente da Washington contro un paese sovrano, in assenza di qualsiasi mandato dell’ONU e del Consiglio di Sicurezza. Come da abitudine per le tante guerre americane e della NATO, fatte sempre in violazione delle leggi internazionali.

Fonti militari avevano di recente informato di un forte aumento delle attività militari USA in Siria, in Iraq e nello Yemen, con arrivo di nuovi contingenti di forze speciali, in particolare in Siria dove le forze USA avevano già da tempo aperto una nuova base militare nella provincia di Deir Ezzor per presidiare la zona di confine fra Iraq e Siria e addestrare e riqualificare i miliziani delle SDF, molti dei quali ex ISIS, che sono stati ammassati nella zona per essere utilizzati in una prossima offensiva.

Le stesse fonti segnalano che è stato incrementato il numero delle truppe statunitensi in Iraq ed a questo si è aggiunto un folto gruppo di mercenari della Black Water in arrivo direttamente dagli Stati Uniti che affiancheranno le truppe regolari. Questo mentre si è saputo che le forze speciali dell’esercito americano si trovano nello Yemen e che queste stavano già segretamente aiutando l’esercito saudita, impantanato nelle offensive condotte contro i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran. Vedi: La guerra segreta degli USA in Yemen

Tutti questi sono segnali che Washington si sta preparando per l’avvio delle operazioni contro l’Iran che presumibilmente partirà con attacchi diretti a neutralizzare le forze e le basi iraniane presenti in Siria per poi estendersi con un attacco aeronavale contro l’Iran. L’attacco secondo i piani dovrà essere diretto a annientare il potenziale militare iraniano e si svilupperà con lancio di missili dalle unità navali e bombardamenti aerei da realizzare a più ondate consecutive.

Il gabinetto di guerra di Trump, di cui fanno parte John Bolton e Mike Pompeo, oltre ai vari generali di Stato maggiore e la nuova capo della CIA, Gina Haspel, è costituito da super falchi neocon ed ex torturatori (come la Haspel) per nulla propensi a rimanere con le mani in mano ma piuttosto decisi ad agire approfittando dell’avvenuta apparente fase di distensione con il problema della Corea del Nord.
Trump e i suoi consiglieri hanno deciso di rompere gli indugi e concentrarsi sull’Iran, colpendo per primi gli obiettivi iraniani nei paesi alleati, in Siria e in Libano, gli Hezbollah e le forze dell’Esercito libanese, considerate un tutto unico.

Mike Pompeo con Netanyahu

Questo spiega la decisione di Donald Trump di ritirarsi unilateralmente dall’accordo nucleare iraniano, annunciata lo scorso 9 Maggio, con l’intenzione di affossare del tutto l’accordo ed isolare l’Iran.
La mossa di Trump è stata la premessa necessaria per avere le mani libere, tanto che è arrivato il momento che si inizi a pensare cosa significherebbe una guerra contro l’Iran che si svolgerebbe in una vasta area compresa tra Libano, Siria, Golfo Persico e Yemen. La previsione degli analisti militari, basata sugli ultimi 16 anni di esperienza di guerre americane nel Grande Medio Oriente, è che non sarà questa una passeggiata ma al contrario scatenerebbe un disastro di proporzioni immani e dagli effetti incalcolabili.

Occorre prestare attenzione ai discorsi pronunciati da Netanyahu a Washington e da Donald Trump a Riyadh, analizzare quanto hanno detto al di fuori della solita retorica, avendo cura di considerare piuttosto questi discorsi come profezie di avvenimenti tetri.
Da questi discorsi si comprende che USA, Israele e Arabia Saudita sono decisi a fermare ad ogni costo l’espansione dell’influenza iraniana nel Medio Oriente. A questo fine gli stessi paesi hanno costituito la nuova “Santa Alleanza“.

Una guerra contro l’Iran sarebbe un conflitto condotto contro uno stato molto ben armato, molto superiore a quello che era l’Iraq di Saddam Hussein, dotato di una struttura di stato moderno e deciso a difendere il proprio territorio sovrano con forze armate professioniste che hanno la volontà, se non necessariamente i mezzi, per contrastare i principali sistemi di armi statunitensi. L’Iran conta oltre 80 milioni di abitanti con forte composizione di giovani ed è un paese che detiene forti legami culturali e religiosi con altri paesi della regione come l’Iraq, la Siria e il Libano.
L’Iran ha acquisito un grande assortimento di armi moderne dalla Russia e possiede una propria industria di armi. A sua volta, ha rifornito il regime di Assad con armi moderne ed è sospettato di aver rifornito di una impressionante serie di missili e di altre munizioni anche Hezbollah in Libano.
Inevitabile sarebbe il coinvolgimento di Israele e dell’Arabia Saudita che sono esattamente gli Stati che premono su Washington per indurlo ad agire contro l’Iran. Il campo di battaglia di questo conflitto di estenderebbe dalle rive del Mediterraneo, dove il Libano confina con Israele, fino allo stretto di Hormuz, dove il Golfo Persico si svuota nell’Oceano Indiano. I partecipanti potrebbero essere, da una parte, l’Iran, il regime di Bashar al-Assad in Siria, Hezbollah in Libano e varie milizie sciite in Iraq e Yemen; e, dall’altra parte, Israele, Arabia Saudita, Stati Uniti con l’aggiunta degli Emirati Arabi Uniti (EAU). Se i combattimenti in Siria dovessero sfuggire di mano, anche le forze russe potrebbero essere coinvolte.

Gli effetti di un conflitto così esteso sarebbero incalcolabili per numero di vittime, distruzioni e destabilizzazione di una area così vasta che avrebbe riperussioni fortissime ad ogni livello, ad iniziare dal blocco della navigazione nello stretto di Hormutz e nel Golfo Persico con la conseguente paralisi del traffico delle petroliere e moltiplicazione del prezzo del barile di petrolio. Questo per non parlare del nuovo enorme flusso di rifugiati che investirebbe l’Europa, dalla Turchia e dal Nord Africa. Gli effetti potrbbero essere talmente disastrosi che sconvolgerebbero anche l’Arabia Saudita e altre monarchie petrolifere, gli Emirati ed il Qatar in particolare, mettendo a rischio la stabilità di quei regimi, con prevedibili insurrezioni popolari in quei paesi e rinsorgenza del terrorismo in tutta la regione.

La domanda da porsi è quale mente insana potrebbe concepire un progetto del genere senza compredere le conseguenze a catena che da questo potrebbe sicuramente derivare.
Putroppo la risposta è quella che, in questa fase della Storia, sia a Washington che a Tel Aviv le menti insane, fanatizzate da visioni messianiche ed apocalittiche, hanno peso il sopravvento rispetto a coloro (i razionali) che avvisavano circa la follia del progetto. Questi ultimi sono stati ad uno ad uno esautorati dall’Amministrazione Trump e i suggeritori più ascoltati a Washington sono oggi il guerrafondaio Bolton, il parananoico Netanyhau ed il genero del presidente, Jared Kushner, che sono le vere sanguisughe assetate di sangue, di profitti e gloria.

Alle persone comuni, ignare di quanto potrebbe accadere, mentre sono distratte da altri futili avvenimenti, rimane soltanto la speranza di un miracolo che fermi la mano dei nuovi Attila della Storia moderna, che compaia all’improvviso una “mano divina” a fermare i piani della congrega di “assatanati” che in questo momento guidano il mondo verso la catastrofe.

via Controinformazione