L’ex segretario di Stato americano e rivale di Donald Trump nelle elezioni presidenziali del 2016 Hillary Clinton ha confrontato “l’ingerenza russa” nel processo elettorale con gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.

“Era la prima volta che un Paese straniero ci attaccava e non facevamo nulla. Un esempio sfortunato è difficile da immaginare, ma è come se dopo l’11 settembre George W. Bush avesse detto: “non ho tempo per fare riunioni, non c’è tempo per preoccuparsene. E ‘stato terribile. Ci dispiace, ricostruiremo New York e il Pentagono, ma tutto questo non ci disturba affatto”, ha detto la Clinton in un’intervista al direttore della rivista Atlantic Jeffrey Goldberg.

Secondo l’ex candidata dei democratici, il risultato delle elezioni è stato influenzato da una combinazione di fattori: “l’operazione della Russia”, che ha portato alla pubblicazione di “informazioni rubate” sul portale WikiLeaks, così come il lavoro della società privata di comunicazione Cambridge Analytica sui social network ed i suoi “like” in collaborazione con i repubblicani ed i membri della squadra elettorale di Trump.

Nel 2016 gli hacker avevano violato i computer del Partito Democratico degli Stati Uniti ottenendo l’accesso alla corrispondenza da membri dell’apparato del partito.

I democratici ritengono che gli attacchi informatici abbiano influenzato l’esito delle elezioni e li legano “all’intervento russo”. La Clinton ed altri esponenti democratici hanno parlato direttamente del coinvolgimento della Russia negli attacchi informatici, senza tuttavia fornire alcuna prova oggettiva a riguardo.

Parlando delle accuse contro la Russia, Vladimir Putin ha affermato che nei dati pubblicati non c’è nulla che vada incontro agli interessi nazionali. Secondo il capo di Stato russo, l’isteria è servita per distogliere l’attenzione dai problemi politici interni americani.

via Sputnik