Nel sistema della difesa nazionale degli Stati Uniti è stato scoperto un grosso punto debole, molto difficile da sanare. La reazione del Pentagono rasenta un malcelato panico e i giornalisti che hanno esaminato i risultati di una ricerca, portata a termine da esperti americani per studiare a fondo le condizioni dell’esercito americano e dell’industria della difesa, ammettono che nelle recenti, “strane,” azioni del presidente Trump c’è, in fondo, una logica ferrea: vuole impedire che l’America si trasformi in una tigre di cartone con gli artigli di carta.

L’essenza del problema, secondo una riletturadei fatti di un giornalista della Reuters, Andy Home, che era venuto in possesso di una copia del rapporto, risalente al settembre scorso, del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti riguardante i rifornimenti di materiale essenziali per l’esercito americano, può essere ridotta ad un unico numero. Più di 300 (!) elementi-chiave, necessari al normale funzionamento dell’industria bellica e delle forze armate americane sono in pericolo: i produttori statunitensi o sono sull’orlo della bancarotta o sono già stati rimpiazzati da fornitori cinesi o di altre nazionalità, a causa della deindustrializzazione dell’economia interna e della rilocalizzazione della produzione nelle nazioni del Sud-Est Asiatico.

Il sig. Home cita, come chiaro e straordinario esempio, un fatto divertente (se non siete un soldato americano, naturalmente), tratto dal suddetto rapporto; è venuto fuori che l’ultimo produttore americano di filati sintetici, necessari alla fabbricazione dei teli per le tende militari, era “defunto” di recente. Questo significa che se gli Stati Uniti dovessero dichiarare un “embargo sui tessuti,” per alcuni soldati americani ci sarebbe la seria prospettiva di dover dormire all’aperto. E’ difficile non notare che una simile eventualità sarebbe abbastanza umiliante per un esercito che asserisce di essere il più tecnologico del pianeta.

La situazione potrebbe essere considerata buffa, se non fosse che mette in forse un numero enorme di requisiti del complesso militare-industriale e dell’esercito americano. Nella parte declassificata della ricerca del Dipartimento della Difesa Americano si riporta che negli Stati Uniti potrebbero esserci difficoltà nelle consegne future degli interruttori elettrici che fanno funzionare quasi tutti i missili americani. Come riferiscono i rappresentanti ufficiali del Pentagono, l’azienda produttrice di questi interruttori era stata chiusa, ma gli alti gradi dell’esercito ne erano venuti a conoscenza solo dopo la cessazione delle forniture. E non si possono ordinare da nessun’altra parte, perché il produttore è scomparso nel nulla due anni fa. Un altro esempio lampante: l’unico produttore nazionale di motori a combustibile solido per i missili aria-aria, come si legge sul documento, “aveva incontrato problemi tecnici relativi alla produzione,” motivazioni che non erano state chiarite neanche dopo l’intervento di esperti governativi e militari. I tentativi di riprendere la produzione erano falliti e il Pentagono era stato costretto a ricorrere ad un’azienda norvegese per garantire la continuità delle consegne. Ovviamente, questo è indice di un sicuro degrado tecnico di tutto il sistema americano, perché la perdita di alcune competenze di base non basta da sola a giustificare una situazione dove non si può ripristinare una produzione e neanche si riesce a capire qual’è il problema.

Mentre ci si familiarizza con le lamentele degli alti gradi dell’esercito americano, è difficile liberarsi dall’impressione che quello che si ha di fronte agli occhi non sia un documento del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, datato settembre 2018, ma piuttosto una descrizione dei problemi che affliggevano l’esercito russo negli impetuosi anni ‘90. Non c’è praticamente nessun settore dove non ci siano incognite gravi o molto gravi, che spesso non possono essere risolte neanche con l’enorme budget a disposizione della difesa.

Nella sezione dedicata ai problemi relativi alle armi atomiche, il Pentagono denuncia che negli Stati Uniti non esiste il numero necessario di tecnici ed ingegneri con la corretta scolarizzazione, formazione e cittadinanza (statunitense), necessarie per lavorare nel settore delle armi atomiche. Il riferimento alla nazionalità è importante, perché, è vero che dalle università americane esce un numero sufficiente di ingegneri, fisici e rappresentanti delle altre specialità tecniche, ma la maggior parte di questi laureati proviene da paesi stranieri, quasi sempre dalla Repubblica Popolare Cinese.

L’America non solo non riesce a trovare gli ingegneri necessari, ma neanche la microelettronica che serve a far funzionare le armi nucleari. E [al Pentagono] denunciano il fatto di non potersi più fidare dei produttori dei componenti elettronici; dopo tutto, “la filiera di produzione è globalizzata.” Tradotto dal burocratese americano in idioma comprensibile significa: “la microelettronica per i nostri missili è fabbricata in Cina, e noi non sappiamo che cosa ci abbiano ficcato dentro i Cinesi.” Queste sono difficoltà gravi, che riguardano problemi che si potrebbero facilmente risolvere se l’economia americana fosse in una condizione di alta tecnologia. Per esempio, il Pentagono lamenta la mancanza di strumenti per lo sviluppo di software affidabili per la gestione dati e per la produzione industriale. La situazione è esacerbata dalla “scarsa attenzione alla sicurezza informatica da parte dei fornitori di software.” Tradotto dal burocratese americano sta a significare: “per quanto riguarda la sicurezza informatica, i nostri fornitori sono così scarsi che noi non sappiamo che cosa potrebbero aver stipato nei software che usano i nostri soldati gli hackers russi e cinesi .”

La conclusione finale del rapporto: “La Cina rappresenta un rischio significativo e in continua crescita per la fornitura di materiali ritenuti strategici e critici per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti…. I settori problematici per la produzione e l’industria di base della difesa americana comprendono un numero sempre crescente di metalli, leghe ed altri materiali, sia specialistici che di largo consumo, comprese le terre rare e i magneti permanenti.” In generale, va tutto male, dall’alluminio alla sicurezza informatica, dagli interruttori per missili agli ingegneri e agli addetti alle trivelle, dalle macchine a controllo numerico ai tessuti sintetici per tende militari. La cupidigia dell’affarismo americano, l’ideologia della globalizzazione, e la ferrea convinzione, come aveva previsto Fukuyama, che la storia sia quasi arrivata al suo termine, hanno causato, tutti insieme, un tale danno alle capacità di difesa degli Stati Uniti, come i loro avversari geopolitici neanche speravano. Solo rendendosi conto di tutto questo si riescono a capire i tentativi di Donald Trump di reindustrializzare l’America, quasi con la forza.

In ogni caso, ci sono tutte le ragioni per credere che, date le attuali difficoltà economiche, sarà molto improbabile che l’amministrazione Trump sia in grado di aggiustare ciò che i suo predecessori hanno disfatto negli ultimi vent’anni. E noi [Russi], insieme ai nostri partners cinesi, da un lato non dobbiamo ripetere gli sbagli degli Americani e, dall’altro, dobbiamo imparare da questi errori. A giudicare da quello che, attualmente, sta succedendo nel teatro mondiale, questo è proprio ciò che stanno facendo Mosca e Pechino.

Ivan Danilov

Fonte: stalkerzone.org

Link: http://www.stalkerzone.org/ivan-danilov-the-pentagon-realised-what-it-has-done-the-chinese-put-the-us-army-on-its-knees/

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Nota CdC – La ricerca di cui si parla nell’articolo dovrebbe essere questa:

https://media.defense.gov/2018/Oct/05/2002048904/-1/-1/1/ASSESSING-AND-STRENGTHENING-THE-MANUFACTURING-AND DEFENSE-INDUSTRIAL-BASE-AND-SUPPLY-CHAIN-RESILIENCY.PDF