Il ministero della Difesa del Regno Unito ha rivelato per la prima volta che i droni britannici stanno sparando bombe termobariche in Siria. Tutto ha avuto inizio con una lettera di richieste di informazioni inviata dal sito specializzato Drone Wars al ministero. In questa mail, il sito domandava alla Difesa britannica il numero delle missioni aeree in Siria e Iraq, il tipo di armi utilizzate e di dividere schematicamente il tipo di armi in base ai vettori usati. Tra questi, anche i droni.

In base al principio del Freedom of Information (Foi), il ministero di Sua Maestà ha risposto dettagliamene alle richieste del sito, specificando anche quando e come siano stati utilizzati i droni Reaper nei precedenti tre mesi. La richiesta infatti circoscriveva le informazioni al primo trimestre del 2018, quindi da gennaio a marzo.

La risposta di Londra

Nella risposta, i funzionari forniscono una ripartizione del tipo di missili Hellfire lanciati, affermando che sono stati lanciati 19 AGM-114N4 e 44 AGM-114R2. I primi 19 missili, quelli della versione “N” sono estremamente rilevanti.

Come spiega Drone Wars, “La variante ‘N’ utilizza una testata Metal Augmented Charge (Mac) […]. Quando la testata esplode, la miscela di alluminio viene dispersa e brucia rapidamente. L’esplosione sostenuta ad alta pressione è estremamente dannosa, creando una potente onda d’urto e un ‘vuoto’. Chiunque nelle vicinanze rischia di morire per danni agli organi interni”. Insomma, quei 19 missili lanciati dalle forze britanniche in Siria erano armi termobariche.

Come spiegato da Justin Bronk, ricercatore presso il Royal United Services Institute, aMiddle East Eye, “Ciò che distingue un’arma termobarica da un esplosivo convenzionale è che, mentre un esplosivo convenzionale ha tra il 30 percento e il 40 percento di esplosivo, le armi termobariche usano quasi il cento per cento di esplosivo“. Questo tipo di arma, continua il ricercatore “è enormemente efficace contro cose come bunker o persone in spazi ristretti”.

Sul fronte della armi termobariche, il dibattito, soprattutto nel Regno Unito, è sempre stato molto acceso. I rappresentanti parlamentari hanno sempre voluto vederci chiaro, consapevoli del fatto che la potenza letale di queste armi rende assolutamente labile il confine fra il loro legittimo utilizzo e i divieti imposti dal diritto internazionale.

Nel 2010, il ministero della Difesa si è espressamente rifiutato di rispondere alle domande poste dal deputato Andrew Smith della Camera dei Comuni sul fatto che i droni britannici stessero sparando la versione termobarica del missile Hellfire. Curiosamente, mentre nel 2010 da Londra rispondevano “no comment”, adesso, dopo una mail (forse accidentalmente) sono arrivate le risposte che il Parlamento non aveva ricevuto.

Tuttavia, la risposta solleva nuove domande. Innanzitutto, c’è da chiedersi perché da gennaio a marzo del 2018 il numero dei raid britannici in Siria è aumentato esponenzialmente. Tra Siria e Iraq, soltanto nel primo trimestre del 2018 vi sono stati 732 voli di mezzi britannici che comprendono Typhoon, Tornado e droni Reaper. Le missioni con rilascio di armi, quindi con attacchi, sono state 72, di cui 68 soltanto in Siria. Quindi prima degli attacchi della coalizione alle basi siriane di metà aprile, ci sono stati circa 70 bombardamenti Uk in territorio siriano. Di queste, 34 con i droni, che tra gennaio e febbraio hanno sparato 19 bombe termobariche.

La rivelazione è particolarmente interessante se si pensa che il numero di missili lanciati da droni  tra gennaio e marzo del 2018 è uguale a quella lanciata nei 18 mesi precedenti. Quindi cosa è cambiato a gennaio e febbraio del 2018, per far sì che Londra mutasse il proprio quadro operativo? L’interesse poi è ancora maggiore se si pensa che il ministero della Difesa abbia sempre insistito sul fatto che i suoi droni Reaper fossero utilizzati principalmente per la sorveglianza e la raccolta di informazioni. Ora si scopre che hanno lanciato più missili dei Tornado.

L’articolo I droni britannici hanno sganciato
19 bombe termobariche in Siria
 proviene da Gli occhi della guerra.