Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, improvvisamente ha deciso di rovinare al presidente americano il nuovo anno con un un’intervista al Wall Street Journal.

Il ministro ha dichiarato di voler “ribilanciare” le relazioni con gli USA, allontanarsi dalle “esclusive relazioni transatlantiche” e ha espresso il solido desiderio di Parigi di organizzare “un nuovo sistema commerciale”, che legherà la capitale della Francia e Pechino attraverso Mosca. Queste dichiarazioni fanno ricordare il leggendario diplomatico francese e la sua politica, Charles Maurice de Talleyrand, che ha formulato uno dei principi chiave della geopolitica: “il tradimento è una questione di date. Tradire in tempo vuol dire anticipare”. L’impressione è che la politica francese mantenga una certa continuità storica in termini di approccio alla soluzione di questioni strategiche.

Bruno Le Maire non solo è un ministro del governo Macron, ma un influente politico a livello europeo, membro del consiglio di amministrazione del FMI e finanziere, che gli analisti prevedono diventi presidente dell’Eurogruppo, il consiglio dei ministri delle Finanze dei paesi dell’Eurozona. La sua dichiarazione non può essere considerata quella di un dilettante, i giornalisti americani hanno identificato anche una data specifica, che è prevista per la “svolta a Est” francese.

Secondo la versione del Wall Street Journal, “il presidente francese, Emmanuel Macron prevede di eseguire questa operazione durante la sua prima visita in Cina nel mese di gennaio, e anche durante la partecipazione al forum economico internazionale di San Pietroburgo, la risposta russa al World economic forum in svizzera, a Davos”. E’ possibile che la fonte di questa informazione è lo stesso ministro dell’economia francese, che non nasconde l’evidenza ed è conosciuto per la sua tendenza anti-americana nei discorsi.

Bruno Le Maire è uno dei co-autori firmatari della famigerata “lettera dei quattro”, in cui i ministri delle finanze di Francia, Germania, Spagna, Italia e Regno Unito si sono rivolti al tesoro USA con la richiesta di abbandonare l’attuazione della cosiddetta riforma fiscale di Trump, accusando gli USA del fatto che sotto la maschera della riforma fiscale, in realtà, si nascondono evidenti violazioni delle regole e misure protezionistiche, finalizzate a dare alle aziende USA, in concorrenza con le multinazionali europee, vantaggi disonesti.

La risposta americana è stata progettata in stile: “la tua opinione è molto importante per noi, ma faremo tutto quello che riteniamo più opportuno”, ora è giunto il momento di una risposta europea alla politica economica dell’establishment. La posizione dei politici europei, — se raschiare la patina diplomatica del fatturato e ragionare sulla solidarietà transatlantica-, si riduce al fatto che sono stati completamente soddisfatti della situazione, quando è stato possibile saccheggiare gli altri insieme agli USA, ma ora è tempo di agire radicalmente contro i tentativi della Casa Bianca che vogliono costringere gli europei, in una forma o nell’altra, a pagare per il miglioramento della condizione economica dell’America.

“La scrittura di questa lettera non è qualcosa di banale. Questo è un segno che l’Europa è consapevole della necessità di affermare la sua forza”, ha commentato il ministro.

Come si dice, una rondine non fa primavera, ma in questo caso non si tratta di un incidente isolato. Già da diversi anni ci sono crepe nelle relazioni americano-europee e crescono di giorno in giorno. Gli USA ai tempi di Obama hanno cercato di modificare l’Unione Europea, rendendola da uno stato vassallo una colonia, con l’aiuto del cosiddetto trattato commerciale di Partnership Transatlantica, che proponeva la sottomissione del sistema giudiziario europeo al potere legislativo americano dei tribunali aziendali, ma sforzi tedeschi e francesi congiunti hanno bloccato l’adozione di queste convenzioni, nonostante l’enorme pressione dei diplomatici americani e dei lobbisti.

I tentativi di Trump di costringere l’Unione Europea a pagare un ulteriore “tributo” di 300 miliardi di euro, che dovevano essere spesi per la NATO e per la produzione americana  del sistema militare industriale, ha portato al fatto che Germania e Francia hanno creato “un patto protettivo” europeo, che i giornalisti inglesi hanno già chiamato “alternativo” a quello della NATO, a cui non partecipano gli USA.

La reputazione accelerata dell’oro tedesco negli USA è un segno di raffreddamento delle relazioni transatlantiche. I tentativi di introdurre sanzioni contro la partner europei di Gazprom e bloccare il Nord stream — 2, con l’obiettivo di “trapiantare” nel mercato europeo il gas di scisto USA sono definite come minacce alle sanzioni di risposta da parte dell’UE. Il ministro dell’economia francese ha anche ricordato agli interlocutori americani che ha drasticamente condannato “le sanzioni extraterritoriali degli USA” e il tentativo americano di assumere le funzioni di “gendarme mondiale del commercio”. E’ logico che la richiesta di creazione di uno spazio comune eurasiatico commerciale ha un occhio di riguardo per l’integrazione con il progetto cinese “Una cintura, un percorso”, doveva essere il prossimo passo nel “processo di divorzio” tra l’Unione Europea e gli USA. Angela Merkel per ragioni interne ora non è pronta ad assumere il ruolo di principale sostenitore europeo della “svolta ad Est”, ma Emanuel Macron non ha restrizioni.

Anche in caso di una buona realizzazione dell’operazione per screditare la svolta geopolitica, la “vecchia Europa” è improbabile che cambi. In questo caso i ruoli specifici, delle specifiche personalità nella storia hanno un valore minimo, così come Macron, ex-banchiere di casa Rothschild, e Le Maire, il finanziere, la cui famiglia è legata alla francese Total, sono solo esponenti collettivi di interessi delle imprese europee e delle vecchie élite politiche, l’idea di “corridoio di scambio da Parigi a Pechino attraverso la Mosca” sembra molto più promettente della solidarietà transatlantica, che per loro comporta spese e non guadagno.

In questa “inversione” manca la componente ideologica, è presente solo nudo e pragmatico calcolo economico.

Già ora il governo Macron, che difficilmente può essere sospettato di russofilia, si rende conto che per la realizzazione di questo piano dovrà conquistare la Russia e i francesi sono anche disposti ad ammetterlo pubblicamente. Questo significa che uno dei principali eventi del 2018 avverrà nel mese di maggio, a San Pietroburgo. Se Emmanuel Macron e Vladimir Putin hanno concordato ” la svolta ad Est”,  radicalmente migliorerà il rapporto di forze nella lotta per la creazione di un mondo multipolare, in cui gli USA semplicemente non avranno la possibilità di mantenere  l’antica egemonia.

via Sputnik