La disputa tra Israele e Libano sui confini non riguarda solo il mare, dove esiste un problema legato alla ricchezza dei fondali, ma anche la parte terrestre. I problemi si concentrano sulle rivendicazioni libanesi riguardo a 13 punti di confine che le Nazioni Unite hanno determinato 17 anni fa e che i due governo faticano a ritenere validi.

La questione dei 13 punti di confine nasce dall’accordo del 2000 stipulato in sede Onu con il governo dell’allora primo ministro israeliano, Ehud Barak. Le forze israeliane si ritirarono dal sud del Libano nel maggio dello stesso anno in conformità a quanto già stabilito con la risoluzione 425 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma subito dopo la conferma del ritiro delle Forze di Difesa Israeliane, sono iniziati i problemi. Israele iniziò a spostare le sue truppe, ma, la linea di confine tracciata in sede Onu non venne considerata da tutti, specie dalla parte libanese, come definitiva, in quanto era ritenuta soltanto la linea di separazione fra le forze avversarie. Nel frattempo, Israele iniziò a segnare i punti di confine dove le Nazioni Unite avevano delle perplessità spostando le recinzioni a volte solo di qualche decina di metri, di fatto rendendo impossibile il possesso da parte libanese.

Da quel momento, il Libano ha iniziato a presentare reclami ufficiali e continui sul tracciato del confine. Come ricordato da Haaretz, “una delle ragioni era che il confine era stato disegnato sulla base di una mappa dell’accordo di cessate il fuoco del 1949, una mappa con scala 1: 50.000. Di conseguenza, c’erano luoghi in cui lo spessore della linea sul terreno raggiungeva circa 50 metri, portando a controversie tra le parti”.

Una delle principali contestazioni libanesi riguarda la posizione del confine sulla costa di Rosh Hanikra/Naqoura, di fondamentale importanza perché il mare antistante è quello disputato fra Israele e Libano e dove sono state avviate le esplorazioni di gas. Nel mese scorso, il governo libanese ha protestato vivacemente con il governo israeliano per l’avvio dei cantieri dell’Idf lungo il confine tra Metula e Misgav Am e nell’area di Rosh Hanikra. Quel muro, costruito da Israele, per il Libano è una lesione alla sovranità di Beirut oltre che un evidente segnale di una possibile guerra fra i due Paesi.

Israele è determinato ad andare avanti con il progetto. Secondo la Difesa israeliana, il muro ha come scopo quello di migliorare la preparazione dell’Idf alla luce dei crescenti timori di un attacco improvviso da parte di Hezbollah. L’esercito ha mappato tutti i punti ritenuti più deboli lungo il confine e ha dato il via a una serie di lavori sia per rafforzare le difese delle basi israeliane sia per proteggere le comunità di confine in caso di guerra. E le continue esercitazioni delle forze armate di Israele subito al di sotto del confine con il Libano (anche con le forze armate statunitensi), vanno considerate un segnale abbastanza importante sulla gravità del rischio di una guerra.

Le tensioni riguardanti il confine e le dispute territoriali stanno aumentando nelle ultime settimane. E da più parti, sia israeliana che libanese, si parla di un conflitto imminente. Ai motivi legati al territorio, si è aggiunta infatti in questi mesi la ben più importante disputa sulle aree marittime contese, dove è stata scoperta un’importante presenza di gas e, in misura inferiore, di petrolio. Con l’ok concesso da Beirut alle esplorazioni, il Libano potrebbe entrare nella partita del gas e rappresentare un concorrente strategicamente rilevante per Israele. Tel Aviv ha già detto di ritenere le future trivellazioni nelle aree disputate come un atto di sfida e non è un caso che, di recente, Hezbollah abbia minacciato l’uso dei missili contro le piattaforme off-shore israeliane. Gli interessi economici sono altissimi e per Israele, così come per il Libano, possedere il gas equivale a ottenere un ruolo ancora piùà importante nel gioco mediorientale.

via Occhi della Guerra