La calma apparente nella penisola coreana non induce all’ottimismo nelle regioni cinesi al confine con la Corea del Nord. Negli ultimi mesi, l’Esercito popolare di Liberazione ha svolto imponenti esercitazioni nelle regioni settentrionali, non troppo lontano dalla frontiera del fiume Yalu e ha interrotto le comunicazioni sul ponte dell’Amicizia che collega le due rive e i due Paesi. Una scelta che, con ogni probabilità, nasconde motivazioni politiche e strategiche. La prima, quella di ammonire Pyongyang sui suoi eccessi nell’escalation missilistica. La seconda, far comprendere agli Stati Uniti di non poter pensare a una soluzione bellica alla crisi con la Corea del Nord senza che la Cina stia a guardare come mera spettatrice. Al contrario, c’è anche chi ritiene che queste esercitazioni continue delle forze cinesi – oltre alla costruzione di una nuova autostrada che finisce sul confine nordcoreano – siano in realtà un mezzo molto poco diplomatico per far comprendere che anche la Cina potrebbe intervenire nella penisola qualora la situazione lo rendesse necessario. Soprattutto in caso di un collasso del regime con il rischio di due scenari terrificanti per la geopolitica di Pechinogli Usa alle porte di casa e un arsenale nucleare in mano a fazioni militari senza collegamenti diretti con la Cina.

Nella difficile crisi in Corea, la Cina ha sempre mantenuto la barra del timone saldamente ferma in un’unica direzione: evitare una guerra. Per evitarla ha scelto la via della diplomazia con gli Stati Uniti, approvando le sanzioni in seno al Consiglio di Sicurezza, ma ha anche fatto in modo di premere su Kim Jong-un affinché fermasse i test missilistici e cominciasse a intavolare ogni tipo di trattativa con la Corea del Sud. La strategia cinese sembra stia funzionando, ma non si può mai essere sicuri quando c’è di mezzo un tale numero di forze militari in un così piccolo lembo di terra. E proprio per questo, il governo cinese sta correndo ai ripari, cercando di prevenire ogni possibile ritorno alla tensione. Negli ultimi giorni, come riportano le testimonianze dal confine, sono state incrementate sensibilmente le misure di sicurezza. Il governo ha inviato un numero maggiore di truppe per il pattugliamento della linea di confine, ha installato nuovi sistemi di videosorveglianza per tutto il tracciato che separa la Cina dalla Corea del Nord e sono state anche messi a punto nuovi rilevatori di radiazioni. A Dandong, città posta al confine occidentale fra i due Paesi, sono apparsi cartelli che hanno ricordato molto i tempi della Guerra Fredda, in cui è scritto: “I cittadini o le organizzazioni che vedono attività di spionaggio devono immediatamente segnalarli agli organi di sicurezza nazionale”. Fuori dalla città, i checkpoint sono aumentati sensibilmente nel giro di pochi giorni. Un segnale che qualcosa sta cambiando nella percezione del rischio bellico, nonostante i segnali distensivi provenienti dall’incontro di Panmunjeom fra le delegazioni delle due Coree. E anche da parte della Corea del Nord qualcosa è cambiato. Stando alle testimonianze dei cittadini locali, i pescatori nordcoreani, che un tempo si potevano quantomeno avvistare nelle acque vicine alla città, non si vedono più. E sulla riva nordcoreana dello Yalu, è stato avvistato un aereo che pattugliava il confine, probabilmente per controllare cosa stesse accadendo oltre il corso del fiume. Gli esperti hanno detto che l’aereo, individuato da un giornalista dell’Afp, probabilmente era un bombardiere Ilyushin Il-28, un mezzo vecchio di molti decenni, addirittura di epoca staliniana, o probabilmente una copia cinese dello stesso. Una mossa che non è piaciuta a Pechino e che ha fatto scattare non l’allarme ma l’aumento delle precauzioni. La Corea del Nord spesso utilizza queste mosse per inviare messaggi ai suoi diretti interlocutori.

Ma quello che preoccupa in particolare il governo cinese è l’esposizione della popolazione alle radiazioni provenienti dalla Corea del Nord. Questa preoccupazione deriva da alcune minacce: nuovi test, il collasso dei siti dove avvengono, e, infine, una guerra. Come ricordaChannel News Asia, che cita Agence France Press, “cinque dei sei test nucleari di Pyongyang sono stati effettuati sotto il Mantapsan a Punggye-ri, a circa 80 chilometri dal confine con la Cina nord-orientale, dove i cittadini hanno sentito il terremoto che li accompagna. Alcuni scienziati cinesi e stranieri temono che il monte di 2.200 metri soffra di ‘sindrome della montagna stanca’ e potrebbe collassare con ulteriori test nucleari”. Dopo il test nucleare di settembre, il ministero della Protezione Ambientale cinese ha condotto un monitoraggio d’emergenza delle radiazioni che, per fortuna, non riscontrarono nulla di anomalo. Tuttavia, al valico di Dandong, le autorità hanno controllato nell’ultima settimana che tutte le apparecchiature funzionassero, mentre in altre aree del confine, i giornali parlano di nuovi strumenti di rivelazione che rima non erano nell’elenco. Il mese scorso, uno dei giornali statali della provincia di Jilin pubblicò una guida illustrata per i cittadini che li istruiva su cosa fare in caso di arrivo delle radiazioni o di una guerra nucleare.

L’articolo La Cina blinda il confine con la Corea
e si prepara a una nuova escalation
 proviene da Gli occhi della guerra.