La denuncia dei cristiani assiri: “I curdi rapiscono i nostri ragazzi”

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Lo scontro tra curdi e forze armate turche nel cantone settentrionale di Afrin si fa sempre più duro. I morti si contano da una parte e dall’altra nel più totale silenzio della stampa occidentale, fino a pochi mesi fa pronta a denunciare qualsiasi avvenimento in terra di Siria. I carri armati di Ankara hanno varcato i confini siriani da circa due settimane con l’obiettivo di spezzare la resistenza curda e prevenire la creazione di uno stato curdo nel nord della Siria, la cui nascita potrebbe risvegliare l’irredentismo dei curdi in Turchia.

Pare che nei sanguinosi scontri di questi giorni sia rimasta colpita anche la minoranzacristiana assira (chiamati anche Siriaci o Aramei). Dalle notizie emerse nelle ultime ore sembrerebbe che le forze di polizia curde (Asaysh) del Rojava abbiano minacciato, rapito e costretto diversi giovani assiri a imbracciare le armi contro l’invasore turco. La denuncia arriva direttamente World Council of Arameans (Wca), l’organo d’informazione e di difesa delle comunità assire perseguitate che ha sede in Olanda. Si tratta di sette giovani, tre assiri e quattro armeni, scomparsi dal 19 gennaio scorso. Dopo le proteste dei familiari i cristiani minorenni sono stati rilasciati mentre rimane incerta la sorte degli altri ragazzi più grandi. Saliba, Isho Hanna e Elias Hanna sono i nomi dei tre assiri di cui non si ha più notizia da giorni.

“Saliba è stato rapito in pieno giorno mentre si trovava nel suo negozio a Qamshili in una località chiamata Kebek” recita il comunicato. Proprio qui pare che le forze armate curde (Ypg) abbiano un centro d’addestramento in cui vengono preparate le reclute prima di essere inviate al fronte, nella zona di Afrin.  Gli altri due invece sarebbero fermati dalle forze di sicurezza curde mentre tornavano alle loro case dall’università di Hassakeh dove avevano appena finito di sostenere degli esami. “Continuano a dirci che saranno rilasciati” ha detto un amico di Saliba che ha preferito rimanere anonimo. “Ma dopo dieci giorni abbiamo smesso di credere alle loro vuote promesse”. Non è la prima volta che in Kurdistan avvengono questo genere di arruolamenti forzati: il portavoce della Wca ha detto che spesso adolescenti senza formazione militare vengono brutalmente presi con la forza dalle strade, dalle scuole e dai negozi senza che di essi si abbia più alcuna notizia.

Il caso svela anche alcuni dettagli interessanti riguardo all’organizzazione interna dei cantoni curdo-siriani. Le forze militari curde si dividono infatti in due gruppi ben distinti: il famoso Ypg e gli Asaysh. Il primo si è reso responsabile di gesta eroiche come la strenua difesa di Kobane e in esso confluiscono tutti i migliori combattenti che il popolo curdo è in grado di fornire. Si tratta di vere e proprie forze armate che insieme agli alleati americani hanno contribuito a liberare Raqqa dagli uomini del califfato. Ben diverso è invece il discorso che riguarda gli Asaysh: si tratta di forze di polizia, molto spesso corrotte e che amministrano sommariamente la giustizia nei cantoni, in particolare in tempo di guerra in cui gli sforzi di tutti sono tesi a preservare i confini di un Kurdistan libero. Quindicimila uomini in cui tra l’altro militano anche diversi cristiani addestrati soprattutto per mantenere la sicurezza all’interno dei villaggi.

La comunità assira accusa proprio gli Asaysh di aver rapito i giovani cristiani. “Giocano con noi”. Ha detto uno dei portavoce della piccola comunità cristiana: “Vogliono che abbandoniamo la nostra patria in modo che possano impossessarsi delle nostre proprietà e delle nostre terre. Queste persone si considerano ormai i nuovi sovrani della regione.”

Johny Messo, presidente del Wca, ha vivacemente protestato contro le continue prevaricazioni da parte degli Asayesh: “La nostra gente sul campo continua a informarci su tutti i tipi di violazioni dei diritti umani, tra cui confisca di terra, intimidazioni, minacce e un’aumentata ondata di rapimenti. Questo deve immediatamente finire. Chiediamo alle forze Ypg curde di rispettare gli Aramei nativi della Siria. Invitiamo inoltre gli Stati Uniti a rendere chiaro questo messaggio critico alle Ypg”.

Inutile dire che rimane difficile, se non impossibile, verificare l’autenticità di questi fatti. La stampa turca filo-governativa non ha esitato a riprendere la notizia per screditare l’immagine dei nemici curdi. Se i rapimenti si rivelassero veri minerebbero senza dubbio l’alleanza tra Ypg e le forze di sicurezza siriache. Il 20 gennaio scorso il Consiglio Militare Siriaco ha ufficialmente appoggiato la causa curda inviando diversi dei suoi duemila uomini a contrastare l’invasione turca. Anche le milizie cristiane hanno però subito alcune spaccature interne; ed è proprio da queste spaccature che bisognerebbe partire per comprendere lo scambio di accuse tra cristiani assiri e curdi siriani.

Dall’inizio del conflitto siriano numerosi membri delle comunità cristiane si organizzarono in vere e proprie milizie regionali e si riunirono, almeno a parole, sotto la bandiera del Syriac Union Party (Sup). Alla fine del 2013 però nella città di Qamshili decise di staccarsi dalla “casa-madre”, giudicata troppo filo-americana, e unirsi ad un “comitato per la pace” composto da alcune delle organizzazioni cristiane della città. Da allora la milizia che difende la città di Qamshili si fa chiamare Sootoro (Ufficio di Protezione Siriaca). Diversi osservatori hanno ipotizzato la presenza, all’interno del nuovo gruppo, di infiltrati alle dirette dipendenze del regime di Bashar al-Asad. Il Sootoro adottò dunque un logo completamente diverso da quello dei loro fratelli siriaci e iniziò apertamente ad affermare la creazione di un’entità separata. Da allora, sebbene continui a rivendicare ufficialmente la neutralità, il Qamishli Sootoro è diventato a tutti gli effetti una milizia filogovernativa, rifiutandosi di partecipare alle azioni congiunte di curdi, Sup e Usa. I membri del gruppo vengono spesso mostrati accanto alle bandiere del governo e ai ritratti di Bashar al-Assad nei media visivi, e le bandiere con il suo logo distinto sono state viste durante i raduni pro Assad nel settore controllato dalla città. Nel 2016 sono avvenuti anche alcuni scontri tra il Sootoro e l’Ypg; alcuni check-point della zona di Qamshili sono stati attaccati di sorpresa dai curdi causando diversi morti da entrambe le parti. Non è un caso dunque che alcuni dei rapimenti siano avvenuti proprio a Qamshili, ultimo avamposto governativo all’interno del Rojava.

L’articolo La denuncia dei cristiani assiri:
“I curdi rapiscono i nostri ragazzi”
 proviene da Gli occhi della guerra.