di  Luciano Lago

Per comprendere quali siano le ragioni della distruttiva politica dell’Amministrazione di Donald Trump in Medio Oriente, bisogna necessariamente risalire alle centrali che hanno appoggiato e finanziato la campagna elettorale di Donald Trump e che a tuttoggi ne sono sponsor.

La lobby sionista americana, con le sue donazioni milionarie e l’appoggio dei loro media di propaganda e di persuasione, ha contribuito in modo significativo a far arrivare Donald Trump alla Casa Bianca contando su di lui per realizzare la loro agenda in del Medio Oriente, che prevedeva il riconoscimento di Gerusalemme come “capitale indivisibile” di Israele e la guerra contro l’Iran, il nemico mortale di Israele.

Quale pilastro di questo supporto, si distingue ( tra molti altri donatori) il magnate sionista Sheldon Adelson, il miliardario boss dei casinò di Las Vegas, il quale aveva donato 50 milioni di dollari per la campagna di Trump e oggi si appresta a finanziare la campagna del Partito Repubblicano per le elezioni di Middle Term.
Non è un caso che nello staff di Trump siano entrati quei personaggi come John Bolton e Mike Pompeo, considerati i “falchi” sionisti più reazionari che hanno guadagnando posizioni determinanti nell’ Amministrazione di Trump.

Sheldon Adelson. miliardario dei casinò di Las Vegas

L’Istituto di influenza più importante, quello che si incarica di presentare allo staff della Casa Bianca i rapporti sul Medio Oriente e che sponsorizza i nuovi collaboratori, è l’”American Israel Public Affairs Committee” (AIPAC). Un organismo che, fra le altre attività, finanzia la rielezione di una buona parte dei candidati al Congresso USA, a condizione che siano ben orientati a favore di Israele.
Nello staff di Trump, come noto, è molto influente il genero ultrasionista del Presidente, Jared Kushner, che a sua volta è in ottimi rapporti con il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, considerato l’uomo di fiducia di Washington in Arabia Saudita, suggeritore delle scelte americane riguardo all’Iran. Lo stesso Kushner è stato il promotore della nuova “Santa Alleanza” tra USA, Arabia Saudita ed Israele in vista delle lotta contro l’Iran, considerato il nemico comune delle tre potenze.

Naturalmente l’altro suggeritore occulto (ma non troppo) delle scelte di Trump è lo stesso primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, che influenza il suo omologo suprematista americano sulla base degli interessi dell’entità sionista.
Il primo risultato a cui sono arrivati i “suggeritori” è stato quello di far proclamare a Trump che Gerusalemme deve essere riconosciuta come la capitale indivisa di Israele, con lo spostamento dell’ambasciata USA. Una decisione che ha contribuito ad incendiare la Palestina e che avrà i suoi effetti in tutto il Medio Oriente e nei paesi islamici, dall’Iran al Pakistan.

Il regime coloniale e segregazionista di Israele è fonte di ispirazione per Donald Trump, che a sua volta considera gli immigrati messicani negli USA quasi nello stesso modo in cui Netanyahu vede i palestinesi in Israele. Le somiglianze ideologiche tra i due personaggi sono così accentuate che persino Benjamin Netanyahu in passato ha fatto un parallelo tra il pericolo rappresentato (secondo lui) dai palestinesi in Israele e il pericolo rappresentato da messicani (e “ispanici” in generale) per gli Stati Uniti.

Non sorprende quindi che la stragrande maggioranza dei cristiani evangelici americani, una setta eretica che conta parecchi milioni di adepti negli States, abbia votato per Donald Trump e ne sostenga le politiche di difesa e di espansione di Israele. Il mito a cui si rifanno gli aderenti di questa setta è quello della “Grande Israele dal Nilo all’Eufrate”, della ricostruzione del Tempio e dell’avvento di un nuovo messia. Il fanatismo di origine messianica di questa setta pseudo cristiana supera quello degli stessi ebrei sionisti. Gli evangelisti, fanatici e ultra sionisti, hanno nel vice presidente Mike Pence, il loro uomo alla Casa Bianca.

Sheldon Adelson con Mike Pence-

L’altro obiettivo imprescindibile per la lobby filo israeliana è quello di distruggere l’Iran, considerato il nemico mortale dal gruppo di potere sionista e l’ostacolo principale per l’espansione di Israele nella regione.
Per realizzare questo obiettivo, dopo essere usciti gli USA unilateralmente dal trattato sul nucleare, sottoscritto nel 2015 da 6 paesi, è stata montata una campagna di criminalizazione dell’Iran che si basa su una serie di grossolane menzogne. Fra le altre menzogne, quella di indicare l’Iran come il principale “istigatore del terrorismo”, quando tutti gli analisti sanno bene che questo ruolo è da molto tempo rivestito dall’Arabia Saudita che è il principale alleato arabo di Washington e che ha sponsorizzato tutti i gruppi terroristi non solo nel Medio Oriente ma anche in Asia, da Al Quaeda (Al Nusra in Siria) all’ISIS, diffondendo l’ideologia wahabita/Salafita, quella de Regno, la più intollerante e fanatica.

Nel contesto di questa campagna Trump ha deciso come prima mossa le sanzioni economiche per strangolare l’Iran e parallelamente una attività di sobillazione interna, ricorrendo ai gruppi terroristi che vengono armati e finanziati dai servizi di intelligence di USA e Arabia Saudita. I gruppi jihadisti utilizati come leva di destabilizzazione analogamente alla strategia utilizzata in Libia ed in Siria.
L’attacco terroristico attuato ultimamente all’interno dell’Iran a Ahvaz, con cica 30 vittime, ne è stato un esempio. Un attacco a cui l’Iran ha risposto con il lancio di sei missili balistici che hanno distrutto una postazione dei terroristi in Siria, a sole tre miglia dalla base USA costituita illegalmente. Questo a dimostrazione dei rapporti di stretta collaborazione fra truppe USA e terroristi in Siria.

Piuttosto che una strategia coerente, il comportamento aggressivo di Trump riflette una strana e malsana ossessione per l’Iran, ingiustificata rispetto la minaccia che questo pone agli interessi degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La vera spiegazione è quella che all’Iran non viene perdonato di essersi frapposto (assieme alla Russia) ai piani di Israele e degli USA in Siria e di costituire una minaccia per Israele. Trump si è immedesimato nella stessa paranoia delle elite di potere sionista che vede Teheran come il suo peggior nemico.
Il rischio ora è che gli Stati Uniti potrebbero andare alla deriva in una guerra con l’Iran in una nebbia di minacce allarmanti e sconvolgimenti della politica, anche se non sussiste un interesse di fondo nelle ostilità.

Tra proclami bellicosi e minacce esplicite, queste tensioni stanno per peggiorare. All’inizio di novembre, l’amministrazione colpirà i paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran con una nuova serie di dure sanzioni. La probabilità che questa pressione esploda in conflitto militare sta aumentando drammaticamente con conseguenze inimmagginabili.

Si comprende quindi che, con la sua decisione incendiaria su Gerusalemme, nonchè con la sua ossessiva campagna anti-iraniana, Donald Trump ha onorato una promessa elettorale e abbia voluto pagare il suo debito verso lo zoccolo duro del suo elettorato, a prescindere delle conseguenze che questa decisione potrebbe avere anche per gli interessi di lungo periodo dell’imperialismo statunitense.

Il paradosso è quello che le scelte di Trump e le sue priorità di soddisfare gli interessi di Israele, sono in contrasto con lo stesso slogan lanciato da Trump nella sua campagna elettorale, “America The First”, che dovrebbe essere ormai sostituito con “Israel the First”.

via Controinformazione