Donald Trump lo aveva promesso dall’inizio della campagna elettorale e i suoi elettori lo avevano votato in massa anche (e soprattutto) per questo motivo: riformare il fisco ed eliminare l’Obamacare. Adesso, dopo 11 mesi dall’inizio del suo mandato da presidente, Trump incassa forse la sua più grande vittoria politica da quando è stato eletto alla Casa Bianca, rendendo realtà le promesse fatte durante la cavalcata per la presidenza. Prima con il voto notturno di ieri da parte del Senato, poi con quello della Camera di questa sera (224 voti favorevoli e 201 contrari), il Congresso degli Stati Uniti ha dato il via libera alla prima grande riforma trumpiana. Una “vittoria storica per gli americani”, così l’ha definita Donald Trump, che adesso si gode il suo momento di gloria.

Sul fronte fiscale, secondo Trump “è il più grande taglio alle tasse e il provvedimento di riforma della storia”. Ed in effetti, è difficile pensarla diversamente, almeno sotto il profilo dell’abbassamento delle tasse. Il progetto di legge aggiunge 1,4 miliardi di dollari al debito pubblico statunitense per i prossimi 10 anni, ma questa somma sembra si potrà ridurre a un miliardo solo tenendo conto della crescita economica innescata grazie al taglio delle tasse. I maggiori beneficiari di questa riforma, che entrerà naturalmente in vigore nel 2018, sono gli imprenditori. La “corporate tax” (l’equivalente dell’Ires in Italia) crolla dal 35 al 21%. Trump aveva promesso il taglio al 20%, ma un solo punto percentuale in più rispetto a quanto promesso non sembra inficiare le colonne portanti della riforma. A beneficiare dell’abbassamento delle tasse sono anche i più ricchi, i grandi industriali e imprenditori americani, per i quali il prelievo fiscale passa dal 39,6% al 37%. Cambia anche la tassa di successione. Attualmente, l’aliquota è fissata al 40 per cento per i patrimoni individuali superiori ai 5,5 milioni di dollari, che diventano 11 milioni per le coppie. Con questa riforma, l’aliquota si applicherà solo ai patrimoni individuali superiori agli 11 milioni di dollari, e ai patrimoni di coppia superiori ai 22 milioni. Previsto anche un drastico taglio alla tassa una tantum per il rientro dei capitali all’estero delle società statunitensi. Il prelievo è stato fissato al 15,5% (l’attuale legislazione lo pone al 35%). Un taglio disapprovato da molti, che lo considerano una sorta di favore fatto dal presidente a se stesso e ai suoi amici manager, ma che rientra nella strategia trumpiana di attrarre anche il voto dei repubblicani meno inclini a favorire la sua amministrazione. E adesso si attende la reazione di Wall Street, che sembra aver accolto favorevolmente la riforma.

Ma quello che è ancora più importante in questa riforma è che, oltre al grande taglio delle tasse, il presidente Usa è riuscito a far passare degli articoli nel progetto di legge che, di fatto, svuotano l’Obamacare di significato. Pur non affermando in maniera esplicita l’eliminazione della riforma di Obama, il progetto di riforma fiscale (che ora aspetta soltanto la firma del Presidente) elimina il “mandato individuale”, ossia l’obbligo di assicurazione sanitaria, ed elimina le penali per coloro che non sottoscrivono l’assicurazione, siano essi privati o imprese. Con questo cambiamento di legge, Trump manda sostanzialmente all’aria l’Affordable Care Act, vero punto di forza della riforma sanitaria voluta da Barack Obama e osteggiata da sempre da Trump e dalla maggior parte degli elettori repubblicani. In sette anni, i repubblicani non erano mai riusciti a intaccare il testo della riforma sanitaria. E sembrava che anche Trump non dovesse riuscire a farcela, specie dopo le due volte in cui il Congresso ha bloccato il suo tentativo di demolire l’Obamacare grazie al blocco neo-con contrario al presidente. E invece, Trump ha smentito le previsioni, ottenendo la riforma sperata, ma soprattutto facendolo durante il suo primo anno di mandato.

Festeggiato il passaggio della riforma al Congresso, Trump ha anche offerto un momento abbastanza insolito per un presidente. Durante un vertice tra presidente e Governo, dove il presidente americano ha infatti chiesto al segretario per la Casa e lo sviluppo urbano, l’avventista Ben Carson, di recitare una preghiera per ringraziare Dio della riforma fiscale approvata dal Congresso. Carson ha quindi dato seguito alla richiesta di Trump, ringraziando Dio “per un presidente e per dei membri di governo che sono coraggiosi e che sono disposti ad affrontare i venti delle polemiche per fornire un futuro migliore a coloro che verranno”. Trump ha ascoltato la preghiera in raccoglimento, con le mani giunte, sembrando profondamente interessato a quanto detto dal segretario per la Casa, e ha poi esortato i giornalisti rimasti ad unirsi alla preghiera con una delle battute contro i media che caratterizzano da sempre il suo percorso politico: “Avete bisogno della preghiera più di me, penso. Forse una buona preghiera e saranno onesti. È possibile, Ben?”. Una battuta che ha interrotto il senso di raccoglimento e che ha dimostrato che, dietro la testa china e le mani giunte, Trump era sempre lo stesso. Ora rafforzato da una riforma fiscale che tutti i repubblicani aspettavano.

L’articolo La riforma fiscale di Trump è legge
Demolito anche l’Obamacare
 proviene da Gli occhi della guerra.