La Siria permette ai combattenti curdi addestrati dagli Stati Uniti di rafforzare Ifrin, aumentando il costo dell’invasione per Erdogan e i suoi islamisti

Marko Marjanovic Checkpoint Asia 2 febbraio 2018

Quando la Turchia ed islamisti al suo servizio hanno lanciato l’offensiva contro Ifrin controllata dai curdi, nel nord-ovest della Siria, si ebbe un’ondata di denunce. I curdi lamentavano che i russi fossero in combutta coi turchi, che gli Stati Uniti li stessero vendendo e che il governo siriano non volesse davvero difenderli. Tuttavia, una lamentela era completamente assente. 12 giorni dopo il tentativo d’invasione turca d’Ifrin i curdi devono ancora lamentarsi di Damasco che impedisce ai loro combattenti, provenienti dalla Siria nord-orientale, di rafforzare l’enclave d’Ifrin, prova sufficiente che la Siria non fa nulla del genere. Ad Ifrin, la milizia curda delle YPG ha meno di 10000 uomini armati. Tuttavia, nell’angolo nordorientale della Siria, le YPG hanno almeno altri 30000 combattenti. Problema per i curdi: i due territori da loro tenuti non sono collegati. Nel mezzo si trova la zona di occupazione turca e il territorio controllato dall’Esercito arabo siriano. Fortunatamente per i curdi, Damasco è felice di vedere i combattenti delle YPG dall’est attraversare il proprio territorio per rafforzare le difese d’Ifrin e far pagare cara l’invasione a Turchia ed islamisti al seguito.
Lanciando l’invasione d’Ifrin, i turchi annunciavano che avrebbero affrontato possibili rinforzi curdi coi droni che avrebbero bombardato i convogli delle YPG diretti a est. Tuttavia non vi è alcun motivo per cui i combattenti curdi debbano viaggiare in convogli, di grandi dimensioni ed identificabili, ed hanno ogni ragione per non farlo. Per motivi comprensibili, il campo governativo e i curdi hanno in gran parte mantenuto il silenzio sull’accordo, ma i suggerimenti che escono parlano di una realtà: “Siamo consapevoli che l’SDF riposizionano alcune forze in risposta alle recenti tensioni, tuttavia questo non avviene sotto la direzione della coalizione“, diceva il portavoce del dipartimento della Difesa degli USA maggiore Adrian Rankine Galloway. Alla domanda su dove le forze SDF si fossero riposizionate, rispose: “Non parlo per conto delle SDF“.
Di fatto concedere vicendevolmente un passaggio limitato è pratica consolidata dei due campi. I curdi permettono al governo di avere accesso limitato alle sacche di Qamishli e Hasaqah, in cambio il quartiere di Shaiq Maqsud detenuto dai curdi ad Aleppo, gode di diritti simili. Anche l’anno scorso Damasco permise ai combattenti delle YPG di Ifrin di unirsi all’offensiva YPG-USA su Raqqa. L’ironia è che nella lotta contro la Turchia, i curdi siriani, solitamente sostenuti dagli Stati Uniti, ricevono più aiuto dal governo siriano contro cui sono in rivolta. Nel frattempo, Damasco si ritrova ad impiegare combattenti addestrati e equipaggiati dagli Stati Uniti contro la Turchia, entrambi membri della NATO e potenze che avevano cercato di distruggere assieme lo Stato siriano. Naturalmente il governo siriano non vuole un’altra zona di occupazione turca nel nord della Siria, non più dei curdi, anche se per ragioni diverse.
Erdogan ha indicato l’ambizione che una vittoria militare sia seguita dal reinsediamento dei rifugiati arabi dai campi turchi ad Ifrin, per cambiarne la composizione demografica, impedendo quindi l’ascesa di un baluardo curdo nell’area, per sempre. Il problema per la Siria è che Erdogan non sembra avere fretta di riconoscere la legittimità del governo di Damasco e probabilmente richiederà enormi concessioni per far rientrare dalla Siria gli islamisti, o semplicemente sosterrà per sempre un miniemirato islamista nella Siria nordoccidentale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora