Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta studiando un metodo per impiegare armamenti non convenzionali come bomba a raggi X capaci di neutralizzare siti che detengono armi chimiche o biologiche senza danneggiare le strutture che contengono le armi stesse, debellando il rischio di liberare nubi tossiche e plausibilmente letali per la popolazione civile che si trovi in prossimità del “target”.

In risposta all’uso e lo sviluppo indiscriminato di armi chimiche e biologiche da parte di potenze rivali, in futuro il Pentagono adopererà armamenti di nuova generazione come le bombe che impieghino i raggi X: ossia munizionamento “non convenzionale” che sfrutti la compressione di alluminio o elio al punto tale emettere un esplosione di radiazioni con un potere di penetrazione estremamente elevato, dunque capace di superare bunker difesi da spessori quali piombo e calcestruzzo, per neutralizzare minacce chimiche.

Per raggiungere l’efficacia adeguata a distruggere materiali chimici o biologici, una bomba a raggi X dovrebbe produrre radiazioni decine di migliaia di volte più forti di quelle che vengono impiegate in una comune radiografia medica. Ciò non distruggerebbe solo le armi, ovviamente, ma eliminerebbe fisicamente anche il personale di un sito di stoccaggio di armi “non convenzionali”, lasciando però completamente intatta la struttura e scongiurando la minaccia di una letale nube tossica.

Una società specializzata nel campo, la Hyperion Technology Group, è stata incaricata dal Pentagono di sviluppare un prototipo ricevendo ben $ 980.745,00 per quella che sembra essere la seconda fase del progetto che dimostrerà le capacità di quello che sarebbe un armamento “non convenzionale”  tattico di nuova generazione; munizionamento che potrebbe scalzare gli armamenti convenzionali impiegati per raid analoghi a quelli lanciati sui presunti siti di armi chimiche individuati in Siria.

Nel caso del bombardamento congiunto effettuato lo scorso aprile dalla coalizione internazionale sul deposito di armi chimiche di Him Shinshar, nei pressi di Homs – sito che venne ritenuto il centro di sviluppo del programma chimico siriano – la prima preoccupazione di molti analisti fu quella di una eventuale “nube tossica” (mai rilevata) sprigionata dall’impatto di missili da crociera Tomahwak, e missili guidati JASSM / SCALP, con quelli che si ritenevano essere depositi di gas Sarin. L’impiego di questa nuova tecnologia avrebbe scongiurata ogni preoccupazione.

Sebbene la maggior parte dei dettagli del progetto siano segreti, un documento del 2015 intitolato “Munizione a raggi X ad alta potenza per attaccare e sconfiggere le armi di distruzione di massa” rivela l’inizio del programma. Tale munizionamento, una volta sviluppato, potrebbe essere lanciato da piattaforme come bombardieri strategici stealth B-2 “Spirit” o bombardieri supersonici B-1 “Lancer”, o essere impiegato su missili da crociera lanciati da vettori di superficie.

L’articolo La strategia degli Stati Uniti:
bombe a raggi X contro armi chimiche
 proviene da Gli occhi della guerra.