“Se il regime di Assad capirà che pagherà un prezzo, questo creerà un conflitto di interessi tra gli iraniani e Assad e tra gli iraniani e la Russia”.”Se vediamo che altri mezzi non determinano un cambiamento nelle intenzioni iraniane, dobbiamo passare all’attacco degli obiettivi del regime siriano”.

Queste parole dell’ex ministro dell’Educazione dell’Interno di IsraeleGideon Sa’ar, non sono da sottovalutare per capire cosa stia facendo Israele in Siria. Gli attacchi delle ultime settimane, in cui gli aerei da guerra israeliani hanno preso di mira il territorio siriano, vanno letti anche con questa lente.

L’ex ministro dello Stato ebraico prospetta l’idea di creare una spaccatura fra Siria e Iran. Bombardare Damasco, la Siria, avere come obiettivo il governo di Bashar al Assad potrebbe avere un fine molto più ostile della sconfitta. Lo scopo, in sostanza, sarebbe dividere il fronte sciita. Far scegliere ai siriani tra l’alleato o la sopravvivenza.

Una prospettiva interessante che dimostra come l’assedio di Israele nei confronti dell’Iran si muova su una serie di binari che coinvolgono anche gli alleati regionali. La Siria di Assad è fra questi. E l’ex ministro del Likud, che invita le forze armate israeliane a colpire bersagli del governo siriano e non più soltanto quelli iraniani, lancia un messaggio estremamente rilevante.

La strategia di Israele in Siria è molto pragmatica e lineare. Da sempre, infatti, Tel Aviv considera l’idea di una Siria a chiara matrice filo-iraniana come un incubo con cui non può convivere. Rompere l’asse della mezzaluna sciita può essere difficile. Ma l’idea israeliana potrebbe essere quella di costringere Assad a una scelta tremenda: o l’Iran o il governo della Siria.

E questo coinvolge evidentemente anche la Russia, Vladimir Putin vuole che Assad resti a Damasco e che le sue basi nel Mediterraneo orientale siano mantenute. Non ha intenzione di entrare nella sfida fra iraniani e israeliani, specie se questa sfida possa rischiare di distruggere tutto quanto costruito in ani di guerra al fianco dell’esercito siriano. E le pressione israeliane sono fortissime.

Occhi puntati sul Golan

Ma non è tutto. Come riporta il Jerusalem Post, Sa’ar, in visita proprio nella regione delle Alture del Golan, “ha anche invitato il governo ad aumentare la popolazione ebraica delle alture del Golan”. “Questo vasto territorio, con un potenziale così grande, dovrebbe essere molto più popolato di quanto lo sia oggi”, ha detto Sa’ar. “Il governo dovrebbe stabilire degli obiettivi per raddoppiare la popolazione ebraica sulle alture del Golan nel prossimo futuro”.

Sono parole da non sottovalutare. Sa’ar, viene spesso menzionato come futuro primo ministro al posto di Benjamin Netanyahu. Il fatto che proferisca queste parole in un momento di estrema tensione fra Israele e Siria, con il Golan che ha subito per la prima volta un lancio di missili da parte dell’artiglieria iraniana e siriana, va tenuto in considerazione.

Le alture del Golan sono al centro della sfida fra Damasco e Tel Aviv. E sono il motivo principale della strisciante guerra siro-israeliana. Israele ha annesso i territori del Golan dopo averli occupati militarmente. Ma a nulla sono valse né le risoluzione Onu né i tentativi di mediazione e i negoziati per cedere di nuovo le Alture a Damasco.

Come già scrivemmo in questa testata, la regione è uno snodo cruciale della strategia israeliana. Non solo perché a livello militare sono un cuneo che arriva fino alla piana di Damasco, ma anche per le preziose risorse naturali. Le montagne sono ricchissime di acqua, un vero oro per Israele. Solo il monte Hermon soddisfa un terzo del fabbisogno idrico israeliano. A questo si è aggiunto anche un avvio di ricerca nel campo petrolifero.

L’articolo Le parole dell’ex ministro israeliano:
“Colpire Assad per spaccare l’alleanza”
 proviene da Gli occhi della guerra.