Migliaia di cittadini giordani nella capitale Amman hanno ripreso le manifestazioni anche dopo le dimissioni del Premier Hani al-Muki, sostituito dal precedente Ministro dell’Istruzione Omar Razzaz.

Infatti le dimissioni vogliono dire poco se non verranno abolite le tasse sul reddito e gli aumenti dei costi di gas ed elettricità; finora tali misure sono state ‘congelate’ da un disperato decreto del reuccio Abdallah, ma solo per un mese.

La tassa sul reddito, impopolarissima in un paese dove la maggior parte delle famiglie tira avanti con un misero stipendio da impiegato pubblico, farebbe scattare aliquote a tutti coloro che ricevono più di 10mila Euro all’anno.

La misura avrebbe solo l’effetto di fare esplodere ancora più la corruzione e l’assenteismo nel settore pubblico visto che tutti si ingegnerebbero di accumulare ‘bustarelle’ o trascurerebbero il loro lavoro per cercarne un secondo.

I costi dell’elettricità, invece, sono stati alzati per la QUINTA VOLTA nel corso del 2018, al ritmo praticamente di un aumento al mese.

L’ultimo aumento é stato del 5,5%.

Queste misure, letali nell’unico paese arabo che non dispone né di petrolio né di gas e deve importare tutta la sua energia sono state caldeggiate dal Fondo Monetario Internazionale, evidentemente ansioso di distruggere economicamente tutti i paesi confinanti con il regime sionista per portare avanti una sorta di “Piano Kivunim” economico.

via PalestinaFelix