Si sta verificando un lento allentamento della minaccia di un attacco catastrofico da parte delle forze USA e degli alleati su obiettivi governativi in Siria.
Un primo passo  ‘distensivo’ è stato notato nel contenuto di un tweet di Trump in cui  traspare che l’attacco non è visto più come inevitabile e imminente. Nello stesso tempo il presidente statunitense domanda se sia possibile non fare più la guerra.

Successivamente all’ammorbidimento della posizione di Trump, i segnali di allentamento della tensione si sono moltiplicati. Nel pomeriggio i media hanno riferito che il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha comunicato – agli ambasciatori di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina –  la propria “profonda preoccupazione per i rischi l’attuale impasse.” Guterres  ha sottolineato la necessità di “evitare che la situazione diventi incontrollabile”. Nel frattempo, l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, in un’intervista con l’Associated Press, ha esortato Trump di lavorare per la pace e di “non esagerare o esacerbare le sfide che si presentano con la Corea del Nord, in Russia o in Siria”.

E’ di particolare rilievo che  il capo del Pentagono J. Mattis – in un’audizione del Pentagono davanti alla Commissione della Camera sulla richiesta di bilancio per il 2019 – abbia affermato , che gli Stati Uniti “non avendo nessuno sul luogo del presunto attacco chimico in Siria sabato scorso, non hanno prove concrete di ciò che è accaduto”.  Mattis ha però manifestato la sua personale convinzione che l’attacco sia avvenuto. Però  egli ha anche ammesso che gli indizi attuali si basano sui  evidenze diffuse nei social e che perciò gli Stati Uniti stanno cercando prove concrete.

Mattis ha  anche espresso la preoccupazione che un eventuale attacco militare USA possa portare a un’escalation “fuori controllo” nella guerra siriana. Ma ha confermato che  Washington è “impegnata a porre fine a quella guerra attraverso il processo di Ginevra attraverso i negoziati diretti dall’ONU”.

Degno di nota che durante l’audizione di Mattis alla Camera,  il rappresentante democratico Tulsi Gabbard, che in precedenza è stata personalmente in Siria, ha contestato l’autorità legale di Trump di agire senza l’autorità del Congresso e ha suggerito che un attacco statunitense aprirebbe ad una guerra con la Russia.

Sempre oggi, la CNN  ha riferito che ha appreso da funzionari statunitensi che nelle urine delle vittime di Duma è stato trovato ” clorino, un agente nervino”. Ovviamente questa è una contraddizione per due ragioni: la prima è che il clorino non è un gas nervino, la seconda  è che nessuno finora ha trovato vittime in Duma se non i White Helmet, come mostrato nei brevi video. L’errore di fondo che grava su questi giudizi è che – come sempre – tutte le organizzazioni internazionali (compreso l’Onu) prendono come attendibili le denunce dei White Helmet embedded ai ribelli o Ong come ‘Sams’, la società siriana medica americana (sostenuta dalla Cia) che è in presa diretta con la Fratellanza Musulmana, le cui sigle ribelli sponsorizzate in Siria , sono in combattimento diretto contro il governo siriano.

Le varie commissioni che preparano i report sulla situazione umanitaria in Siria su cui poi si indirizza l’attività politica dell’Onu , sono preparate basandosi su  questo tipo di fonti, evidentemente in grave conflitto di interessi. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità è già giunta alle sue conclusioni basandosi su queste fonti esterne e non indipendenti. Ma in realtà – come ha detto lo stesso capo del Pentagono – al di là delle convinzioni personali , non esiste al momento nessuna evidenza certa sull’attacco del 7 aprile a Duma.  Anzi la Mezzaluna rossa, in un primo sopralluogo, non ha trovato né vittime , né residui di aggressivi chimici.

Perciò, resta il dato fondamentale che la sola organizzazione internazionale abilitata a trarre conclusioni che garantiscono un criterio di obiettività, è la squadra dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. La ragione è semplice: è composta da esperti di vari stati con una pluralità di interessi contrapposti. Essa  arriverà a Damasco domani, 13 aprile. Solo allora quindi si potrà sapere se l’attacco è effettivamente avvenuto ed in quali circostanze.

La nota dolente è che mentre tutto questo accade, la  Gran Bretagna e la Francia mantengono sulle posizioni iniziali di Trump. Il rischio di questo attivismo fatto di dichiarazioni al vetriolo e di missili è che dopo la risacca possa tornare un’onda lunga. Infatti tutta l’impressione è che la guerra prima di iniziare contro la Siria, sta avvenendo all’interno degli stessi stati europei e negli USA, per ragioni che riguardano gli interessi occidentali ma lontane dagli interessi dei siriani.

via Vietato Parlare