Quello fra Israele e Arabia Saudita è un rapporto difficile da decifrare. Impossibile definirli alleati: ma partner sì, e anche di un certo peso. Nel tempo i loro legami sono cresciuti e, pur mancando un formale riconoscimento saudita dello Stato ebraico, di fatto Riad considera Israele un interlocutore statale di primaria importanza. E l’avvento di Donald Trump non ha fatto altro che agevolare questa strana alleanza fra Mohammed bin Salman e Benjamin Netanyahu, tutti e tre uniti da un nemico comune: l’Iran.

Quest’asse fra sauditi e israeliani sembra però avere anche altri campi in cui si sviluppa. Uno di essi è l’intelligence, dove è evidente che Israele ha un know-how di fondamentale importanza oltre che un bagaglio tecnologico decisamente superiore a quello saudita. Ed è in questo ambito che è interessante analizzare le ultime informazione che provengono dal Canada.

Secondo il gruppo di ricerca canadese Citizen Lab, agenti che si presume siano collegati al regno wahabita hanno usato il software Pegasus della società israeliana Nso Group Technologies per intercettare un dissidente saudita che vive a Montreal, il 27enne Omar Abdulaziz. L’obiettivo era quello di poter accedere all’iPhone dell’uomo, che è da tempo nel mirino di Riad per le critiche che rivolge sui social al governo saudita.

La questione non è minima, visto che in teoria quanto avvenuto rappresenta una violazione della sovranità canadese. Come ricordato da Haaretz, Nso continua a ribadire che “sviluppa prodotti autorizzati solo da agenzie governative legittime al solo scopo di investigare e prevenire il crimine e il terrorismo”. Ma è evidente che il fatto che i sauditi sfruttino questo software per colpire in Canada un dissidente, non è un problema minimo.

Già a luglio, Citizen Lab aveva avvertito dei rischi che correvano i messaggi dei dissidenti grazie al software Nso. Piattaforma che, secondo l’università di Toronto, è utilizzata da almeno 36 governi. Come ricorda il quotidiano israeliano,  sospette infezioni propagate dal software Pegasus “sono state trovate in Canada, Gran Bretagna, Francia e Marocco, oltre a Turchia, Libano, Egitto, Qatar e Bahrain”. E i sauditi così come gli agenti degli Emirati Arabi Uniti sono fra i primi indiziati per l’uso di questa tecnologia israeliana. Fra l’altro lo stesso rapporto identifica 45 Stati in cui sono avvenuti attacchi tramite Pegasus. Quindi la sfida potrebbe estendersi a macchia d’olio in tutto il mondo.

La querelle è destinata ad avere un peso rilevante dovuto anche al fatto che il caso è solo l’ultimo di una serie di episodi di scontro fra Arabia Saudita e Canada. Ad agosto, il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland protestò con il governo di Riad per l’arresto di attivisti per i diritti delle donne in Arabia Saudita chiedendone l’immediata liberazione. E in quell’occasione, i sauditi non solo condannarono le parole del ministro canadese parlando di violazione della sovranità, ma interruppero i rapporti diplomatici e commerciali con Ottawa e ordinarono l’immediato ritorno di migliaia di studenti che frequentavano le scuole canadesi.

Dopo questo scontro, ecco le accuse del centro di ricerca rivolte all’Arabia sull’uso di software israeliani per violare i diritti dei dissidenti in territorio canadese. Una fuga di notizie che è chiaramente anche da ricercare nei rapporti ormai molto tesi fra i due Stati. Difficile credere che questo rapporto sarebbe stato tollerato dall’intelligence di Ottawa se le relazioni con Riad fossero state positive. Ma le cose sono cambiate: e adesso in Canada hanno deciso di dare una sferzata alle intromissioni saudite.

L’articolo Quel legame fra Israele e sauditi
per colpire gli oppositori di bin Salman
 proviene da Gli occhi della guerra.