A partire dal suo insediamento alla Casa Bianca, Donald J. Trump ha considerato prioritaria la questione dei rapporti commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina. Dopo averla attaccata in campagna elettorale quale rivale numero uno di Washington, Trump ha avviato una politica nei confronti di Pechino decisamente ondivaga. Alle aperture bilaterali sancite in particolare misura in occasione della visita di Stato “imperiale” di Trump alla corte del suo omologo cinese Xi Jinping e rafforzate dalla sintonia personale tra i due si sono alternate fasi di maggiore tensione, alimentate in maniera decisa dalle diatribe commerciali.

Trump, fondamentalmente, si trova di fronte a un doppio problema nel contesto dell’elaborazione della strategia commerciale americana nei confronti della Cina. Non c’è dubbi che essa presenti risvolti strategici interessanti: la visita di novembre ha offerto una nuova occasione al Presidente per sdoganare la sua “diplomazia commerciale” e siglare accordi dal valore di centinaia di miliardi di dollari, mentre al tempo stesso Pechino è un’acquirente attiva del Gnl esportato dagli Stati Uniti.

D’altro canto, nonostante le roboanti dichiarazioni del Presidente non si è verificato alcun “effetto Trump” sulla bilancia commerciale tra Cina e Stati Uniti, che ha visto il deficit americano ampliarsi nel 2017 di circa il 10% e toccare quota 275,8 miliardi di dollari. In questo clima di incertezza, un elemento di preoccupazione è stato rappresentato, nelle scorse settimane, dall’imposizione di importanti dazi puntivi su prodotti cinesi da parte di Washington e nella prevedibile contromossa portata avanti da Pechino.

Dai pannelli solari al sorgo: la sfida incrociata dei dazi

Il 22 gennaio scorso l’amministrazione Trump ha applicato i primi dazi punitivi nei confronti dei prodotti cinesi: a risultare colpiti, in questo caso, sono stati i pannelli solari, di cui la Cina è prima produttrice mondiale, e le lavatrici. La produzione industriale che Trump intende riportare negli USA (Buy American, hire American!) è dunque ad alto valore aggiunto: non è un caso che, come segnalato da Zachary Torey su The Diplomatgli USA abbiano attaccato in sede WTO il programma “Made in China 2025”, che la Repubblica Popolare sta sviluppando per rafforzare il valore aggiunto e il livello tecnologico della sua industria manifatturiera e che Washington attacca a causa del forte controllo politico sull’industria.

Ai dazi statunitensi Pechino ha risposto definendo la manovra “un abuso” e elaborando opportune contromosse per mezzo del Ministero del Commercio: il governo di Xi Jinping ha individuato nei prodotti agricoli, e in particolar modo nel sorgo, l’area in cui esercitare la sua reazione. Paese che assorbe il 79% dell’export statunitense di sorgo e ha consumato nel 2016 21,4 miliardi di dollari di derrate agricole provenienti da oltre Pacifico, la Cina ha indetto importanti controlli per le presunte violazioni anti-dumping da parte dei produttori americani, generosamente sussidiati. Tale azione risulta la premessa più immediata all’imposizione di dazi puntivi dei prodotti statunitensi.

I dazi non sono il preludio di una guerra commerciale

In ogni caso, le schermaglie commerciali tra Cina e Stati Uniti non sembrano rappresentare affatto il preludio alla catastrofica trade war paventata come ipotesi plausibile prima dell’insediamento di Trump, che rappresenterebbe un’opzione di mutua distruzione assicurata per entrambi i concorrenti e distruggerebbe le componenti costruttive della relazione commerciale sino-americana.

Come dichiarato al Financial Times da Bill Winters, CEO di Standard Chartered, scatenando una guerra commerciale Trump non farebbe altro che danneggiare gravemente le prospettive economiche personali di buona parte della classe media consumatrice americana e dei suoi sostenitori, che non troverebbero molte alternative alla carenza di beni provenienti dalla Cina e dai Paesi limitrofi a prezzi abbordabili.

Come scrive Shannon Tiezzi su The Diplomati dazi USA e la reazione cinese segnalano che la situazione si sta “riscaldando”, tuttavia lo scoppio di una guerra commerciale è allo stato attuale delle cose fuori prospettiva. Le tensioni commerciali bilaterali tra Cina e Stati Uniti rappresentano in ogni caso una componente importante e una problematica di primo piano tra i due principali attori dello scacchiere mondiale, e i due governi dovranno essere in grado di incanalarle e tenerle sotto controllo per evitare la deflagrazione di crisi di maggior portata.

L’articolo Sale la tensione tra Cina e Usa:
ora comincia la sfida dei dazi
 proviene da Gli occhi della guerra.