Storia di un paese ricco di contrasti, dalla grande crescita economia a doppia cifra, ma contrassegnato da una povertà sempre più dilagante e da una disuguaglianza sociale che crea turbolenze e tensioni; il riferimento è all’Etiopia, classica storia africana che vede un paese in ascesa, ma al tempo stesso in affanno nel contrasto alla povertà, al pari di un’elevata importanza strategica a cui fa da contraltare un’instabilità politica figlia delle mai sopite rivalità etniche. L’Etiopia, in parole povere, è una nazione che incarna tutti i lati migliori e peggiori di un’Africa che cresce ma che, soltanto in poche occasioni, riesce veramente a cambiare; in queste settimane il paese è sconvolto da importanti manifestazioni, sfociate in scontri e scioperi che hanno causato diverse vittime tra forze dell’ordine e civili. Tutto parte dalla povertà di alcuni territori, per poi finire con rivendicazioni etniche antiche tanto quanto la storia millenaria del paese, ma adesso a preoccuparsi inizia ad essere anche la comunità internazionale.

Le rivalità tra tigrini, oromo ed amara

All’interno dell’Etiopia vengono parlate 83 lingue, ognuna delle quali rappresenta una precisa etnia da secoli stanziata nei rispettivi territori racchiusi poi all’interno dell’attuale Stato etiope; una multietnicità che ha portato anche ad una multiculturalità che rende il paese del corno d’Africa come, senza dubbio, uno dei più affascinanti dell’intero continente nero. Ma al fianco di questi aspetti curiosi e suggestivi, si nascondono anche rivalità importanti che hanno contrassegnato soprattutto la storia recente dell’Etiopia; la maggioranza della popolazione è di etnia Oromo, i cui componenti costituiscono il 32% circa degli abitanti del paese, seguiti poi dagli Amara a cui invece appartiene circa il 29% della popolazione: è soprattutto quest’ultima etnia però ad essere spesso stata, nel recente passato, faro culturale e politico dell’Etiopia tanto che è proprio la lingua Amara ad essere la prima ufficiale del paese. Dal 2012 qualcosa è cambiato: come primo ministro, alla morte di Meles Zenawi, è stato eletto Haile Mariam Desalegn, rappresentante dell’etnia tigrina.

Tale ceppo rappresenta il 6% della popolazione, una minoranza dunque che però è riuscita a dare al paese un proprio uomo alla guida del governo; il contesto politico etiope appare molto particolare: l’unico partito forte ed in grado di vincere è il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope, il cui nome sembra rappresentare tutta la nazione ma al cui interno in realtà si celano significative contrapposizioni tra le varie etnie. La coalizione infatti, è formata tra gli altri dal Fronte di Liberazione del Tigrè, dal Movimento Democratico Nazionale Amara e dall’Organizzazione Democratica del Popolo Omoro; ogni lista interna al più grande partito etiope, di fatto, rappresenta una delle più importanti etnie del paese ed è proprio questo che ha causato tensioni e contrasti interni, specie da quando gli Omoro e gli Amara sospettano di essere emarginati dalla minoranza Tigrè.

Le dimissioni di Desalegn e lo stato d’emergenza

Proprio nella provincia degli Omoro sono scoppiate, a partire dai primi giorni di febbraio, importanti manifestazioni: la gente scesa in piazza nelle principali città della regione, ha chiesto maggiore attenzione da parte del governo ed aiuti per affrontare la povertà presente in buona parte del territorio; anche nel 2016 gli Oromo erano scesi in piazza, ma allora la protesta è stata arginata pochi giorni dopo il suo avvio, questa volta invece inizia a sembrare tutto molto diverso. Dalla provincia abitata dagli Oromo, la protesta ha iniziato a dilagare in quella abitata dagli Amara, le due principali etnie del paese si sono unite per contrastare il governo guidato dai tigrini; le manifestazioni hanno quindi poi riguardato molte delle città principali dell’Etiopia, fino a toccare la stessa capitale Addis Abeba: il 15 febbraio scorso, Haile Mariam Desalegn ha rassegnato le dimissioni da primo ministro ponendo fine ad un governo che durava da sei anni, il giorno dopo è stato dichiarato lo stato d’emergenza.

Il pericolo rappresentato da un’Etiopia instabile

Molte città risulterebbero, stando alle testimonianze derivanti da fonti locali e dal web, in un vero e proprio stato d’assedio: Polizia ed esercito presidiano le strade principali, mentre la gente soprattutto nella regione degli Oromi sfida le autorità rimanendo in pazza e proclamando scioperi ed astensioni da lavoro; nelle ultime ore, secondo quanto riportato su AskaNews, ci sarebbero state cinque vittime ed altri feriti nella città di Dambi Dolo, facendo riferimento ad alcune fonti mediche di questa località della provincia di Oromia. Le dimissioni dell’oramai ex primo ministro non hanno placato gli animi e, in compenso, hanno aperto un periodo di instabilità istituzionale che dona all’instabilità nelle piazze maggiore pericolosità; il tutto mentre, sullo sfondo, Addis Abeba dovrebbe ospitare tra l’8 ed il 9 marzo prossimi un vertice tra il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ed il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson.

Entrambi i rappresentanti delle due maggiori diplomazie mondiali sono impegnati in un tour in Africa, la scelta di incontrarsi nella capitale etiope potrebbe non essere casuale e ricollegabile alla necessità di tenere alta l’attenzione sul paese africano; anche se immerso in tante contraddizioni, l’Etiopia è molto importante nello scacchiere internazionale,essendo l’economia più solida del corno d’Africa ed avendo da sempre un ruolo culturale e sociale di prima grandezza nella regione. Un’eventuale instabilità del paese, porterebbe non poca preoccupazione in diverse cancellerie in tutto il mondo: alla Casa Bianca, in primo luogo, vista l’importanza del ruolo etiope nel contrasto ai fondamentalisti di Al Shabab in Somalia, ma anche all’Europa, visti i tanti legami economici con il vecchio continente, ed a quella Cina che in Etiopia ha costruito negli anni passati la prima linea ferroviaria ad alta velocità ed in cui, in generale, il gigante asiatico guarda con un certo interesse economico e strategico.

La crisi in Etiopia quindi, al momento tenuta in secondo piano sotto un profilo mediatico, potrebbe in realtà avere a breve importanti risvolti politici e strategici per l’Africa e non solo.

L’articolo Scontri e morti in Etiopia,
il paese rischia il caos
 proviene da Gli occhi della guerra.