Ad un giorno dalla loro uscita sui mercati futures, i Bitcoin e le altre criptovalute che dovrebbero cambiare per sempre le regole del mercato finanziario internazionale si trovano nel mirino dei nemici delle Nazioni Uniti e in quello delle agenzie governative Usa. Sugli scambi di valuta digitale incombe una responsabilità gravosa: essi sarebbero al centro delle strategie di nazioni cui sono state imposte sanzioni dall’Ue e Onu – come Russia e Nord Corea – e si confermano una piattaforma estremamente efficace per operazioni finanziare illegali come il riciclaggio dei proventi della droga, come moneta essenziale nel mercato nero e nel Deep Web, e per finanziare le attività gruppi estremisti.

Questo “pericolo”, derivante proprio dal potere delle valute digitali (Bitcoin, Ripple, Litecoin, Moner ecc.) di fare a meno dei sistemi bancari convenzionali,  eludendo dunque la loro consueta regolamentazione, rischia di far ‘scoppiare’ la bolla ancora prima che si ingrandisca: a causa di normative che ne frenino lo sviluppo sul nascere. A mettere in discussione il trading attualmente incontrollabile delle monete digitali, sono alcuni dossier che avrebbero “identificato” una serie di operazioni finanziare condotte dalla Russia con l’obiettivo di aggirare le sanzioni impostegli dall’Ue in seguito alla crisi Ucraina; altri riguardanti i sospetti dell’intelligence della Corea del Sud che denuncia l’esercito di hackeraddestrato da Pyongyang per rubare alle banche estere i fondi in criptovalute sudcoreane; e non ultimo uno della DEA –Drug Enforcement Administration –che segnala i Bitcoin come piattaforma preferita per eludere i controlli anti-riciclaggio: arma essenziale nella lotta al mercato della droga. Le agenzie governative statunitense, già preoccupate da tempo riguardo l’utilizzo delle criptovalute come moneta di scambio ‘perfetta’ per spacciatori e gruppi della criminalità organizzata intenti a condurre operazioni illecite, sono maggiormente preoccupate ora che tutti possono acquistare Bitcoin e altre valute digitali attraverso il mercato futere “le transazioni di questo genere possano solo moltiplicarsi” e il campanello d’allarme mette in guardia gli USA. Per questa stessa ragione la Francia ha annunciato proprio in queste ore che solleverà la questione legata alla “necessità di una regolamentazione per le criptovalute per evitare finanziamenti illeciti” durante il prossimo G20.

Secondo la DEA, un enorme traffico di BitCoin mosso da broker in operazioni OTC – Over The Counter , ossia dei concluse mediante negoziazione diretta fra le controparti al di fuori di un mercato borsistico ufficiale – sarebbe al centro di una compravendita milionaria di criptovlute provenienti dalle banche ‘ombra’ cinesi o CUBS, Chinese underground banking systems, sono state finanziate dalla vendita di droga in Europa e negli Stati Uniti, generando un fitto intreccio di riciclaggio e fuga di capitali.

Secondo il ricercatore Luke McNamara, che ha analizzato le operazioni pirata lanciate contro le valute digitali sudcoreane depredate dagli hackers – sospettati di essere nordcoreani –  il ‘sistema’ sfrutterebbe delle falle nella sicurezza paragonabili a quelle che hanno reso possibili le grandi rapine alla banche interstatali americane degli anni ’30: ossia tutte quelle normative e livelli di sicurezza variabili che rendono incontrollabile e privo della sicurezza necessaria il sistema delle transazioni.

Quando i funzionari dell’NSA collaborarono con le autorità greche per l’arresto del cittadino russo Alexander Vinnik, fondatore di BTC-e.com – la più grande piattaforma di vendita di bitcoin in Europa, tra le prime dieci del mondo – venne dimostrato che oltre 3 miliardi di dollari provenienti da traffici illeciti erano stati riciclati in Bitcoin. La mancanza di una regolamentazione comune ai mercati bancari convenzionali che controllavano fino ad oggi tutte le traslazioni finanziare possibili – cui le criptovalute non sono sottoposte – potrebbe svalutare o addirittura sgonfiare sul nascere la bolla Bitcoin per lo stesso motivo per cui l’ha ‘gonfiata’; favorendo piattaforme intermedie come il Gemini – fondato dai gemelli Winklevoss, noti per essere stati al centro dell’azione legale mossa nei confronti del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg – che invece hanno deciso dal primo momento di sottoporsi ‘volontariamente’ a una maggiore regolamentazione nella speranza di attrarre come principali fruitrici istituzioni finanziarie ‘tradizionali’ che non hanno bisogno dei benefici che attraggono i compratori che non vogliono essere ‘tracciati’ o gli speculatori. Per scongiurare molti dei rischi sopra citati, il Senato degli Stati Uniti avrebbe già pronto per parte sua un disegno di legge con l’obiettivo di assoggettare le piattaforme di valute digitali alle stesse regole che monitorano il sistema bancario; questo inversione di rotta potrebbe portare non soltanto al ‘raffreddamento’ del mercato delle criptovalute, ma frenarne completamente l’ascesa.

L’articolo Scoppia la guerra delle criptovalute:
il denaro del futuro nel mirino hacker
 proviene da Gli occhi della guerra.