Siria e manipolazioni di massa: parla Mario Mauro, ex ministro della Difesa

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Dopo i nuovi bombardamenti in Siria, abbiamo raggiunto telefonicamente Mario Mauro ex Ministro della Difesa tra il 2013 ed il 2014, per cogliere il suo commento molto critico nei confronti delle azioni svolte contro la Siria dagli “alleati” nelle prime ore di sabato 14 Aprile 2018.

Mario Mauro, ex Ministro della Difesa 2013/2014: vorremmo un suo commento sul nuovo bombardamento della Siria.

L’attacco degli alleati occidentali conferma quanto insidiosamente menzognera fosse la lettura dei media da molti anni a questa parte sul contesto siriano. Che cosa intendo dire? La Siria ci viene presentata come una guerra civile, ma in realtà non solo è una guerra regionale che coinvolge gli interessi di potenze poderose, penso all’Iran e all’Arabia Saudita che da molti anni si contendono l’egemonia del Golfo e dell’area mediorientale, ma soprattutto si contendono ancor più uno scenario ormai in concorrenza anche con la Turchia di Erdoğan. Perdipiù, aver coinvolto le grandi potenze (Stati Uniti e Russia e, come abbiamo visto questa notte, anche Francia e Gran Bretagna) vuol dire che in Medio Oriente, e in Siria in particolare, ci sono tutti gli elementi di quella guerra mondiale a pezzi di cui Papa Francesco ha disegnato gli estremi già da molto tempo, in virtù delle informazioni e della diplomazia della Santa Sede.

Che cosa comporta l’evoluzione di questo scenario secondo – diciamo – la direzione impressa dagli Stati Uniti? Evidentemente gli Stati Uniti, che a più riprese hanno ribadito (e oggi lo ha fatto anche la Premier britannica) che non intendono rovesciare il regime di Assad e non intendono alterare l’esito della guerra in corso, alla fine della fiera vogliono proprio questo! Perché non si spiegherebbe in nessun altro modo un intervento giustificato con questo ipotetico utilizzo di armi chimiche che sfugge alla logica, perchénon si capisce perché gli uomini di Assad avrebbero dovuto usare le armi chimiche quando stanno vincendo sul terreno. Sembrerebbe che abbiano preso questa decisione solo per il folle desiderio di essere bersagliati dai missili della coalizione. E in secondo luogo dimenticano quello che è accaduto nel 2013 quando proprio un negoziato condotto anche con il contributo di Putin, ma soprattutto di alcuni Governi occidentali – tra cui quello italiano -, disinnescò la volontà franco-britannica di bombardare le basi di Assad perché indebolire Assad avrebbe significato avere l’ISIS, Jabhat al-nuṣra, a Damasco entro il dicembre di quell’anno. Quindi, in buona sostanza, quest’obiettivo, che le potenza alleate hanno messo da parte cinque anni fa, ce lo ripropongono oggi proprio perché sul terreno è imperante l’asse siriano-iraniano. E, probabilmente, a chiamare in causa gli Stati Uniti e gli altri Paesi dell’Occidente sono, da un lato, i sauditi che sono alleati strategici e tradizionali degli Stati Uniti nello scacchiere mediorientale e, dall’altro lato, Israele stessa. C’è un problema della sicurezza di Israele, data la presenza di Hezbollah e di truppe filo-iraniane nel territorio siriano. C’è un problema di diminutio dell’Arabia Saudita nel confronto storico che si protrae da lungo tempo con gli iraniani e quindi l’intervento occidentale mira a “riequilibrare”, facendo però un errore sostanziale. Cioè, convincendo ancor più la cittadinanza siriana che, costretta a scegliere tra Assad e le bombe, sceglie – evidentemente – Assad.

Cinque anni fa – nel 2013 – lei, da Ministro della Difesa, ha negato le basi italiane a Francia e Inghilterra. Secondo lei a che gioco stanno giocando, in questo momento, questi due Paesi?

Francia e Inghilterra – in una riunione NATO, credo a Vilnius, se non ricordo male – sondarono la disponibilità italiana per quelle basi che non solo venne rifiutata, ma il Governo italiano, quindi in primis il Presidente del Consiglio di allora, il Ministro degli esteri di allora a San Pietroburgo, convocati per il G20, contribuirono a tessere una tela a cui non si sottrasse lo stesso Obama in quel momento, che pure era sembrato favorevole ad appoggiare la determinazione franco-britannica, a dare una chance non tanto ad Assad, ma alla Siria stessa, temendo per il suo stesso futuro, chiedendo la consegna – tramite i russi – delle armi chimiche. Queste armi sono state consegnate. Ora, immaginiamo anche che non siano state consegnate tutte, ma mi viene ben difficile pensare che un’operazione di quella portata, fatta sotto il controllo degli americani, cui gli americani stessi – insieme con altri – presiedettero, possa aver lasciato disponibilità di armi chimiche oggi al regime, tali da immaginarlo come una potenza realmente pericolosa dal punto di vista delle armi non convenzionali. E rimane poi, d’altro canto, l’obiezione logica: a che pro Assad dovrebbe usare armi chimiche, specialmente nei giorni immediatamente conseguenti ad aver concluso un accordo con le formazioni dei ribelli presenti nella Ghouta per lo sblocco di quell’area e la restituzione piena della sovranità di Damasco alle autorità del regime?

Lei conosce personalmente il Presidente Assad, se non sbaglio…

Sì, guardi, voglio essere molto franco su questo: io non reputo affatto che si tratti di un regime di santi. Qua ci dobbiamo capire e dobbiamo imparare anche dalla grande lezione delle comunità cristiane siriane che non sono pro-Assad, ma quando il mondo ti chiede di scegliere tra Assad e l’ISIS è ovvio che molte di queste persone, vedendosi in pericolo, scelgono Assad. Quindi il problema non è tanto avere un rapporto privilegiato con Assad: rapporti privilegiati con Assad a Occidente non esistono, se pensiamo che lo scacchiere di alleanze, in quella regione, è da lungo tempo definito.

Mi spiego. Gli alleati tradizionali degli Stati Uniti sono: Turchia, Israele e Arabia Saudita. Quindi è impensabile, così com’è già capitato al padre di Assad, Hafiz, che Assad possa avere altri rapporti se non quello con la Russia. E per questo le potenze occidentali, compreso il nostro Paese, non è che possano poi fare granché di diverso da ciò che farà l’Europa. E l’Europa nulla può fare che possa mettere a repentaglio il rapporto tra gli Stati Uniti e i suoi alleati. Ma da qui a dire che non c’è stato un tentativo di manipolazione sul piano mediatico di quello che succede in Siria in questi anni ce ne passaQuesto tentativo c’è stato eccome! È passato attraverso i media – per esempio – dei Paesi arabi. È passato cioè in tutta quella manipolazione, che è stata favorita dalla lettura, soprattutto di parte del mondo sunnita, per trasformare lo scontro siriano in un’occasione di rivalsa ideologica dei sunniti contro gli sciiti.

Lei conoscendo Assad, crede all’attacco chimico, tra l’altro avvenuto pochi giorni dopo l’annuncio di Trump del ritiro delle truppe, oppure crede più a una operazione false flag, sotto copertura, come sostenuto dalla Russia?

Io ho visto i video diffusi dell’attacco chimico che mi hanno lasciato qualche perplessità – se così posso dire -, ma in ogni caso un Giudice imparziale si sarebbe dovuto porre il problema di far arrivare gli esaminatori dell’agenzia ONU, incaricati di combattere questo utilizzo delle armi chimiche. Solo dopo avrei pronunciato un giudizio. Quindi è chiaro che l’intervento che c’è stato questa notte mi sembra più dentro una logica squisitamente politica e non dentro una volontà determinata di accertare la verità e comportarsi secondo il codice di condotta favorito dalle istituzioni internazionali. Io credo che tutti quanti dobbiamo darci una regolata nel trattare una materia incandescente come la pace e la guerra. Bene ha fatto il Governo italiano a seguire in questo la sensibilità di Angela Merkel ed essere prudente rispetto a questo contesto. Non spetta certo a noi, in questo momento, mettere a repentaglio le nostre alleanze tradizionali, però non dobbiamo dimenticare che recentemente – soprattutto i francesi – hanno creato più problemi di quanti ne hanno risolti.

Quale dovrebbe essere la posizione dell’Italia in questo momento?

Al momento io trovo impeccabile ciò che ha fatto finora il Governo Gentiloni, e quindi consiglierei a chi avrà la responsabilità di dar vita a un nuovo Governo di ascoltare con grande attenzione quello che dicono i nostri vertici militari e di cercare in sede europea una forma di sintonia che dia consistenza alla posizione europea perché – per esempio – in questa circostanza l’Europa non venga confusa con l’atteggiamento aggressivo della Francia e ancor meno con la posizione di un Paese che dall’Unione Europea è appena uscito, com’è la Gran Bretagna.

Rampini, ieri mattina su “Repubblica” ipotizza che Trump e Putin non siano in realtà così tanto ai ferri corti come viene fatto credere. Lei come la pensa?

Devo essere sincero: per la modalità con cui avvengono questi attacchi… Ha avvisato sempre scientificamente prima i russi del fatto che avrebbe attaccato. Qualche ragione Rampini potrebbe avercela.

Per Byoblu, servizio di Eugenio Miccoli e Debora Billi.