Belli, nuovi e intelligenti

Alla fine sono arrivati; i missili di Trump, di Macron e della signora May hanno colpito la Siria. Forse non sono stati “belli, nuovi e intelligenti”come quelli che aveva preannunciato il Presidente Usa in un tweet qualche giorno fa; ma sempre missili sono: fanno boom, distruggono e, per quanto intelligenti siano, spesso uccidono anche.

Ufficialmente sono stati colpiti un laboratorio di ricerca a Damasco e due presunti impianti di fabbricazione di armi chimiche ad Homs. Poca roba, più che altro un’azione dimostrativa che non ha alcun valore negli assetti del conflitto siriano.

Mosca: “Assad non si tocca”

Subito dopo il bombardamento, James Mattis, il Segretario alla Difesa Usa, ha dichiarato in sala stampa: “per ora l’attacco è finito; abbiamo mandato un messaggio forte per dissuadere Assad dall’usare nuovamente le armi chimiche”. Una frase di circostanza che aiuta a capire il carattere simbolico dell’operazione.

Mattis, in questi giorni, è stato l’uomo dell’Amministrazione Trump che ha maggiormente spinto per un approccio prudente sulla questione siriana; il più realista del re.

È lui ad aver mantenuto forti dubbi sulla veridicità dell’attacco chimico ed è lui che ha spiegato a Trump i rischi di una escalation militare in Siria e di un conflitto con russi e iraniani.

Al di fuori del Diritto internazionale

Ma c’è un aspetto dirimente della questione “Siria”, che si fa finta di non vedere; un aspetto che gli interventisti umanitari dimenticano per quieto vivere. E cioè che l’operazione militare di Usa, Gran Bretagna e Francia è avvenuta al di fuori del Diritto internazionale; nessuna risoluzione Onu l’ha autorizzata, né l’intervento è stato richiesto da alleati nell’ambito di accordi internazionali.

In realtà l’intera presenza occidentale in Siria è illegale. La stessa coalizione anti-Isis messa in piedi da Obama (composta tra gli altri da Arabia Saudita, Turchia, Giordania, Canada, più la Nato) non ha alcun fondamento di liceità.

Mentre russi e iraniani agiscono su precisa richiesta d’intervento del legittimo Governo siriano (e quindi non violano alcuna sovranità nazionale), i Paesi occidentali ed i loro alleati agiscono al di fuori di ogni norma di ammissibilità.

Il bombardamento di ieri, così come quello di un anno fa alla base aerea di Al Shayrat, non sono motivati neppure da questioni umanitarie visto che nel momento in cui sono avvenuti non c’era alcuna prova reale dell’utilizzo delle armi chimiche da parte del regime di Assad (né a Douma né a Khan Shaykhun).

Nel caso dell’incidente di un anno fa, l’Onu redasse solo mesi dopo un documento che confermava la responsabilità siriana nell’attacco chimico;  un rapporto così sgangherato e contraddittorio da far pensare che sia stato redatto con l’unico motivo di giustificare a posteriori il bombardamento illegale americano (sulle incongruenze del report Onu ne abbiamo parlato qui).

L’invasione dell’Iraq del 2003 (basata sulla menzogna delle armi chimiche di Saddam) e la guerra in Libia del 2011 (basata sulla menzogna delle violazioni umanitarie compiute da Gheddafi) avvennero con la complicità delle risoluzioni Onu che perlomeno salvarono l’aspetto formale di quelle guerre. Nel caso della Siria, americani, britannici e francesi non hanno sentito neppure il bisogno di agire con appigli giuridici. Il principio è: siamo noi la Legge.

Nella Conferenza sulla Sicurezza Internazionale tenutasi a Mosca il 5 Aprile scorso, il Ministro degli Esteri russo Lavrov ha denunciato “le continue azioni unilaterali dei paesi occidentali guidati dagli Stati Uniti (…) che possono squilibrare pericolosamente i meccanismi di governance globale”; sospettando che “il crescente disprezzo per il diritto internazionale e le organizzazioni multilaterali come l’ONU” da parte di Washington,  nasconda il tentativo di liquidare le Nazioni Unite “per minare la parità tra le nazioni e assicurare la superiorità militare statunitense”. In questa logica, l’obiettivo Usa sarebbe “mantenere una situazione di caos in Medio Oriente per giustificare la presenza militare”.

Rimane il fatto che l’Occidente in Siria è fuorilegge, violando apertamente il Diritto internazionale come quegli Stati Canaglia che pretende di combattere. Le leadership di Washington, Londra e Parigi sembrano ormai prigioniere di se stesse, del proprio senso di sfacciata onnipotenza.

Tre delle maggiori potenze nucleari del mondo che bombardano illegalmente una nazione stremata da sette anni di guerra, per distruggere due magazzini e un laboratorio, non danno una prova di forza ma di un’arroganza da bulli.  L’immagine dell’Occidente nel mondo, oggi più debole, Forse è da qui che bisogna ripartire per ripensare un vero ordine multipolare garante della sovranità delle nazioni.

@GiampaoloRossi puoi seguirlo anche su Il Blog dell’Anarca 

via Occhi della Guerra