È salita alle stelle la tensione attorno allo scacchiere siriano, un presunto attacco chimico contro i civili ha inasprito la situazione innestando una preoccupante reazione a catena. La solita storia sulle “armi chimiche” mette in bilico gli equilibri mondiali. Siria, l’Occidente prepara una nuova guerra?

Senza uno straccio di prove l’Occidente punta il dito contro Bashar al-Assad per un presunto utilizzo di armi chimiche in Siria. Attraverso un tweet il presidente americano Donald Trump ha annunciato a Mosca l’arrivo di missili contro la Siria. Facendo eco agli alleati americani, Inghilterra e Francia si dicono pronti per un attacco alla Siria.

Lasciando da parte la campagna mediatica esplosa sui social dove molti personaggi famosi italiani incitano ad un’aggressione militare, qual è il rischio di una possibile nuova guerra contro la già martoriata Siria? Che posizione prenderà l’Italia, che ospita la base americana di Sigonella, cruciale per gli Stati Uniti nel Mediterraneo? Sputnik Italia ne ha parlato con Sebastiano Caputo, autore del libro “Alle porte di Damasco. Viaggio nella Siria che resiste” (GOG edizioni), giornalista, reporter che è stato diverse volte in Siria per documentare la situazione in prima persona.

— Sebastiano, che idea ti sei fatto del presunto attacco chimico a Douma, episodio che ha inasprito il conflitto?

— Ho potuto seguire da molto vicino tutti gli ultimi avvenimenti del conflitto siriano, essendo stato in Siria tutto il mese di marzo. Quando ero a Damasco tre settimane fa avevo assistito ad una conferenza stampa presso il Ministro della Difesa siriano, in cui hanno preso la parola i generali russi e siriani. Già tre settimane fa i relatori della conferenza avvertivano che i mass media occidentali con il supporto dei media della regione avrebbero scatenato una campagna mediatica sulle armi chimiche; abbiamo visto come tre settimane dopo questa previsione si è concretizzata nella campagna mediatica di questi giorni sul presunto attacco chimico.

I giornalisti occidentali parlano di questo attacco chimico senza fornire le prove, gli unici che hanno le prove sono i militari sul campo a Douma, cioè i militari russi e i militari siriani. Loro hanno una posizione legittima per parlare di prove, sono gli unici a poterle fornire. Abbiamo visto come al Consiglio delle Nazioni Unite come gli americani hanno ostacolato un’inchiesta indipendente proposta dall’Ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, perché sanno che, a differenza degli americani, i russi possono fornire delle prove evidenti. Sappiamo benissimo inoltre la cornice di notizie in cui si parla sempre di attacchi chimici, queste campagne mediatiche avvengono in momenti specifici. Ora, per esempio, era il momento in cui Bashar al-Assad con il supporto degli iraniani, dei russi e degli Hezbollah aveva ormai riconquistato il 90% del territorio siriano. Che motivo avrebbe Assad di usare le armi chimiche scatenando su di sé questa ondata di aggressività da parte dell’Occidente?

— Trump ha annunciato un attacco missilistico contro la Siria. Come può svilupparsi a tuo avviso questa tensione, fino a che punto si può arrivare?

— Con Trump siamo in una fase storica e rivoluzionaria da un punto di vista politico e mediatico. Abbiamo un presidente che manda dei tweet che si contraddicono in un’ora. Siamo di fronte ad un’amministrazione palesemente divisa: vediamo dei personaggi, principalmente neoconservatori, che vogliono la guerra in Siria, vogliono recuperare terreno in Siria, perché hanno perso la guerra. Il loro scopo è riposizionarsi in Medio Oriente. Soltanto facendo un salto in avanti così importante possono in qualche modo presentarsi al tavolo delle negoziazioni con una posizione più forte.

Non si capisce bene a che gioco stia giocano Trump, evidentemente vuole creare confusione all’interno della sua amministrazione calmando le pressioni che riceve dal complesso militare industriale. Potremmo assistere ad un caso simile avvenuto qualche mese fa con la Corea del Nord: si parlava di un possibile scontro militare e poi si è concluso con un nulla di fatto, addirittura si paventa l’idea che Kim Jong-un si potrebbe incontrare con Trump.

 

Inoltre dobbiamo dire che la Siria, rispetto ad altri casi storici precedenti, è dotata di un sistema anti missilistico molto sviluppato, non dimentichiamoci tutto il complesso militare russo sul campo. La situazione è molto diversa e potrebbe trascinarsi in una fase ancora più critica.

— L’Italia potrebbe rimanere coinvolta in un attacco contro la Siria in concerto con gli Stati Uniti e con l’Inghilterra. Potrebbero essere utilizzate le basi militari di Sigonella. Quale posizione prenderà il Paese secondo te?

— L’Italia, nonostante una sovranità limitata, ha un’indipendenza politica legata al fatto che non siamo una super potenza con il diritto di voto al Consiglio delle Nazioni Unite. Ciò ci permette di muoverci in controtendenza rispetto ai diktat provenienti dall’America. L’Italia ha ricevuto qualche settimana fa il capo sei servizi segreti siriano Ali Mamlouk, l’incontro è avvenuto in forma privata, una mossa abbastanza di rottura rispetto alla politica estera occidentale. Parliamo di un incontro eclatante, perché si tratta di un personaggio che non può viaggiare in Europa, eppure è stato accolto dal nostro ministro degli Interni e dall’Aise.

L’Italia per quanto riguarda il passato durante l’attacco alla Libia in un primo momento ha cercato di ostacolare l’aggressione, poi ha dovuto cedere quando hanno minacciato di bombardare anche gli uffici dell’Eni sul territorio libico. Nel contesto di oggi Sigonella gioca un ruolo molto importante, è la base americana più importante nel Mediterraneo. Speriamo che l’Italia possa in qualche modo mantenere la “schiena dritta”, perché andare contro la Siria significa andare contro i propri interessi nazionali. Purtroppo ci troviamo in una situazione in cui il governo è dimissionario, c’è da dire che la coalizione del centrodestra e il Movimento 5 stelle si stanno schierando abbastanza contro la guerra. Ci stiamo comportando tutto sommato bene, staremo a vedere anche lo sviluppo della situazione. Anche quando c’è stato il caso libico in un primo momento ci siamo comportati bene, in seguito ci siamo calati le braghe, detto in forma non giornalistica…

— Sui social si parla di attacchi chimici e di Siria senza conoscere la realtà dei fatti. Tu che la Siria l’hai vista in prima persona che ne pensi di tutta la reazione mediatica in Italia, da Saviano alla Littizzetto?

— Il tutto è partito dalle notizie arrivate dai canali informatici legati ai gruppi terroristici in Siria. Ad esempio White Helmets non sono una ONG, ma si tratta di terroristi che si mettono l’elmetto bianco durante le riprese. È già grave che queste notizie vengano rilanciate senza alcuna verifica. A casa mia questa si chiama connivenza con i gruppi terroristici. Ancora più grave è la campagna mediatica nata con i personaggi come la Littizzetto, Saviano e Fabio Volo. Sono persone che non sanno assolutamente nulla di geopolitica, fanno tutt’altro nella vita, ma hanno un’audience in Italia. Queste persone hanno un seguito molto forte, sensibilizzano l’opinione pubblica verso le vittime della guerra siriana, senza sapere chi sono gli attori in campo, chi sono esattamente le vittime. Stanno preparando il terreno culturale per un’aggressione militare, possiamo definirli “testimonial di guerra”.

Faccio un invito agli intellettuali, agli scrittori e agli artisti: ovviamente è giusto prendere una posizione, anche contraria. Non capisco perché un intellettuale non possa prendere posizione per fermare la guerra senza la paura di essere tacciato come sostenitore del governo siriano. Si tratta di fermare una guerra che potrebbe essere devastante per tutti quanti, compresa l’Italia, perché sarebbe un conflitto contro i nostri interessi nazionali. L’interesse nazionale è qualcosa che va al di là dello schieramento politico, della destra e della sinistra.

via Sputnik