Donald Trump non vuole il Montenegro nella Nato. È questa l’ultima novità dello scontro fra la Casa Bianca e l’Alleanza atlantica. Un annuncio arrivato durante un’intervista a Fox News in cui il presidente degli Stati Uniti ha detto testualmente: “Il Montenegro è un paese minuscolo con gente molto forte, molto aggressiva. Potrebbero diventare aggressivi e improvvisamente… congratulazioni! Ti ritrovi nella Terza guerra mondiale“.

Cresce la tensione con la Nato

Parole non certo concilianti con il governo del Montenegro. Ma che pesano soprattutto come un macigno sui già tesi rapporti fra l’amministrazione Trump e la Nato, che da prima del summit di Bruxelles sta barcollando di fronte alle durissime dichiarazioni del presidente americano. Dopo la richiesta di raddoppiare il tetto di spesa al 4%, le frasi sulla facilità del dialogo con Vladimir Putin rispetto a quello con i partner Nato e dopo l’ipotesi, paventata da qualcuno, di una clamorosa uscita di Washington dall’Alleanza, adesso arriva anche il j’accuse di The Donald alla politica di allargamento a Est.

Da un punto di vista formale, il presidente Usa potrebbe anche essere caduto in errore. Questo perché l’intervista faceva riferimento al fatto che l’opinione pubblica americana accetterebbe con fatica l’idea di difendere un Paese così piccolo, lontano e assolutamente slegato dalle logiche Usa. Ma Trump ha parlato di un Paese “aggressivo”, e questo non comporterebbe alcun obbligo di partecipazione da parte di Washington.  Il Trattato parla di reciproca difesa se un Paese subisce un attacco da una forza esterna: non vale in caso di offesa.

Il Montenegro come metafora

Tuttavia il concetto espresso da Trump apre a interpretazioni molto più ampie. E l’ingresso del Montenegro è solo una metafora. Specialmente dopo il vertice di Helsinki. La Russia non ha mai nascosto il fatto di considerare l’allargamento a Est della Nato una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Il Montenegro è ritenuto uno degli ultimi tasselli del mosaico balcanico per l’Alleanza. E Mosca non ha alcun desiderio di vedere l’Europa tingersi di blu, specialmente in quei Paesi dove c’è sempre stato un legame dai tempi dell’Unione sovietica.

Trump è apparso abbastanza chiaro su questo punto. Per lui, la Russia in sé non è una minaccia. Con la sua amministrazione, la Casa Bianca sembra voler invertire quella politica di nuova Guerra Fredda intrapresa ai tempi di Barack Obama ma sopratutto della segreteria di Hillary Clinton. E il nuovo presidente Usa appartiene a quel mondo conservatore di vecchia scuola che considera l’eccessiva espansione della strategia americana come un problema. Secondo il tycoon, gli interessi americani sono altrove: non nei Balcani. La Guerra Fredda, per Trump, è finita. E l’ha ribadito anche Putin in conferenza stampa.

Un triplice messaggio

In questo senso, il suo è un triplice messaggio: alla Nato, alla Russia e al suo elettorato. Al primo destinatario, l’Alleanza atlantica, il presidente degli Stati Uniti ha lanciato un messaggio chiaro: bisogna evitare di irritare ulteriormente la Russia innescando reazioni a catena da parte del Cremlino.

Una sconfessione della politica dell’allargamento a Oriente ma anche della stessa obbligatorietà dell’articolo 5, quello sulla difesa reciproca, in caso di guerre contro Paesi che per gli Stati Uniti sono lontani, incapaci di contribuire all’alleanza e soprattutto incapaci di far trarre benefici all’America.

Ma sotto questo profilo, la Nato sembra aver trovato di nuovo il modo per sganciarsi dall’amministrazione americana. E forse è proprio dalle ultime notizie arrivate dall’Alleanza, che sono scaturite le frasi di Trump sui Balcani. Jens Stoltenberg ha infatti annunciato che la Georgia sarà prossimo membro dell’Alleanza. Annuncio che ha già provocato la dura reazione di Putin.

Il secondo messaggio è invece rivolto alla Russia. Dopo il vertice di Helsinki, Trump ha ribadito la sua volontà di cooperare con il Cremlino. E questo è un segnale importantissimo che, se unito all’annuncio dell’invito di Putin alla Casa Bianca, dimostra come il rapporto fra i due leader si sia consolidato nonostante le feroci critiche dei media e politici Usa alle aperture di Trump durante il summit.

Un segnale tangibile di cooperazione che però nasconde un effetto negativo per i governi balcanici che non vogliono essere oggetto di scambio. Le due superpotenze si stanno di nuovo spartendo l’Europa? Se sì, l’Europa orientale soffre dalla caduta dell’Urss di una forte difficoltà a relazionarsi in maniera positiva con Mosca. E le promesse di entrare nell’Occidente hanno molta più presa rispetto a quella di essere di nuovo parte di un’orbita più o meno russa.

Rinsaldare un patto elettorale

Il terzo messaggio, quello rivolto alla sua stessa opinione pubblica, è altrettanto importante. Come ribadito più volte, The Donald ha come obiettivo quello di discostarsi completamente dalla politica del suo predecessore. E la contrarietà all’avanzata a Est della Nato e il ritorno a un’America meno interessata a all’Europa rientrano in questa politica.

Ma questa volontà di mostrarsi così diverso ha anche un’altra motivazione, quella di andare dritto al cuore del suo elettorato colpendo uno dei nervi scoperti: le guerre. L’America cui si è rivolto Trump è un Paese profondamente nazionalista ma contrario a guerre lontane in cui sono morti migliaia di soldati. E quella parte di Stati Uniti è molto rilevante nel suo elettorato.

Per Trump valgono solo i Paesi che considera davvero suoi alleati: il resto sono Stati che non ritiene doveroso difendere. È la fine di un’era? Questo non si può dire: ma sicuramente è in atto un profondo cambiamento dei parametri della politica estera Usa. Vedremo se Trump sarà di parola ma soprattutto se durerà tanto a lungo da confermare questa nuova strategia. Al Pentagono non sembrano essere sulla stessa linea, come dimostrato dalle pubblicazioni sul futuro dei conflitti di Washington.

L’articolo Trump, nuovo scontro con la Nato:
non vuole il Montenegro nell’Alleanza
 proviene da Gli occhi della guerra.