Si intitola “Solo Dio sa se è ancora vivo” ed è il nuovo rapporto di Amnesty International su ciò che sta accadendo in Yemen, in particolare nelle prigioni controllate dagli Emirati Arabi Uniti, braccio destro dell’Arabia Saudita nel Paese mediorientale. Già lo scorso anno, Human Rights Watch aveva parlato dell’operato di Abu Dhabi, denunciando la sparizione di civili e bambini. Ma la guerra in Yemen ha mille lati nascosti. Mille storie tenute nel buio perché gli interessi in gioco, in questa parte di mondo, sono alti.

Il rapporto di Amnesty sullo Yemen

Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero creato, attorno alle normali strutture di sicurezza del presidente Hadi, istituzioni parallele per controllare il territorio, come la Cintura di sicurezza e la Forza di élite, tanto che in più di un’occasione Abu Dhabi è stata vista più come una forza occupante che come un alleato. Ma è la brutalità dei trattamenti a colpire.

Giustamente, tutti i media mondiali denunciano il modo in cui il governo di Bashar al Assad tratta i detenuti delle prigioni siriane. Torture e violenze, non è difficile da immaginare, sono all’ordine del giorno. Però perché nessuno parla dello Yemen? Eppure il report di Amnesty è chiaro.

“Le famiglie dei detenuti vivono un incubo senza fine. Alle loro richieste di sapere dove i loro parenti siano detenuti o se siano ancora vivi, la risposta è il silenzio o l’intimidazione”, ha detto Tirana Hassan direttrice dell’ong.

Un’associazione di giovani fornisce del pane gratis in Yemen (LaPresse)

Attraverso interviste a 75 persone – tra cui ex detenuti, familiari di persone scomparse e membri del governo – Amnesty ha cercato di comprendere cosa è successo a 51 uomini arrestati dalle forze legati agli Emirati. Diciannove di questi sono spariti nel nulla. Sono diventati fantasmi. Le loro famiglie non sanno più nulla di loro. E forse non lo sapranno mai.

Il documento è agghiacciante: “Detenuti ed ex detenuti hanno riferito di scariche elettrichepestaggi e violenze sessuali. Uno di loro ha visto un compagno di prigionia venir portato via in un sacco da cadavere dopo essere stato ripetutamente torturato”. Oltre alla violenza, un altro problema è dato dagli arresti indiscriminati, “basati su sospetti infondati o dovuti a vendette private. Tra le persone prese di mira figurano infatti coloro che hanno espresso critiche nei confronti della coalizione a guida saudita e dell’operato delle forze di sicurezza appoggiate dagli Emirati, nonché leader locali, attivisti, giornalisti e simpatizzanti e militanti del partito Al Islah, sezione yemenita della Fratellanza musulmana”. Secondo Amnesty queste violenze potrebbero essere paragonate a dei veri e propri “crimini di guerra“.

Il colera uccide ancora

Ma lo Yemen si trova ad affrontare un problema quasi più letale della guerra: il colera. Secondo l’Unicef, negli ultimi mesi la situazione sarebbe peggiorata, soprattutto dopo l’attacco al porto di Hodeidah: “Nonostante i progressi compiuti nel rispondere all’epidemia di colera, il sistema sanitario e il conflitto in corso potrebbero compromettere tali sforzi. In oltre 13 mesi, il totale di casi sospetti di colera segnalati è stato di 1.118.381 con 2.311 morti”.

Secondo le Nazioni Unite, inoltre, più di 22 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari in Yemen e 8,4 milioni sono minacciati da una grave insicurezza alimentare. Ma non solo: oltre al colera, che ha infettato oltre 1 milione di persone, nel Paese è tornata anche la difterite, assente dal 1982.

Allarme carestia

Continua infine a imperversare l’incubo della carestia. Secondo l’ultimo allarme lanciato dalle organizzazioni umanitarie, la situazione è drammatica. E l’offensiva sul porto di Hodeidah rischia di dare un colpo definitivo alla popolazione.

Secondo quanto detto a Reuters da Suze van Meegen, portavoce del Norwegian Refugee Council, lo Yemen si trova “sul filo del rasoio per quanto riguarda la carestia e potrebbe cedere in qualsiasi momento”. “La disperazione che stiamo osservando, sta diventando sempre più grande e sempre più persone mendicano per le strade”.

Il World Food Programme ha rivelato che quattro bambini su 10 sotto i cinque anni sono gravemente malnutriti. Già nel 2017, le Nazioni Unite avevano parlato di condizioni di “carestia” in alcune parti dello Yemen, ma che non vi fossero tutti i requisiti per dichiararla ufficialmente.

Affinché venga dichiarata ufficialmente una carestia, le Nazioni Unite richiedono che oltre il 20% della popolazione non sia  in grado di nutrirsi da solo e che più del 30% dei bambini sotto i cinque anni soffrano di malnutrizione acuta.

Il porto di Hodeidah, ultimo accesso per gli aiuti umanitari alla popolazione e cinto d’assedio dall’esercito governativo e degli Emirati, rappresenta l’ultima ancora di salvezza per centinaia di migliaia di persone.

L’articolo Yemen, quei crimini di guerra
della coalizione guidata dai sauditi
 proviene da Gli occhi della guerra.